ITINERARIO
Il mio viaggio
Lo so, è un po' lungo e se lo leggo mi viene da ridere. Ripenso al quel giorno, 26 marzo 2009. La settimana prima mi ero messo in contatto con la scuola di spagnolo ad Antigua, in Guatemala, per avere informazioni e mi ero fatto fare un po' di preventivi per il biglietto aereo. Navigavo su internet guardando foto del centro America , leggevo racconti di viaggio e mandavo qualche email alle agenzie. Stavo sognando, sognando ad occhi aperti. Mi stavo organizzando ma ancora non c'era niente di sicuro; nemmeno io ero sicuro. Mi alzo alle 9.00, sono solo in casa e sembra essere un giovedì come tanti altri. Ormai è da molto tempo che penso a questo viaggio, ne ho parlato con qualcuno, per avere delle opinioni a riguardo, ma sembra che nessuno capisca davvero il vero motivo e l'importanza del mio progetto. Preparo un tè e mentre aspetto che si raffreddi faccio una doccia. Mi sento bene,passo quasi 10 minuti sotto l'acqua e mi rilasso. Martin Jondo è in salotto che suona per me 'Jah Gringo' (http://www.youtube.com/watch?v=j25kZ4dskys&feature=related) e mi vengono in mente tanti ricordi. Ricordo l'estate passata, i miei viaggi a Madrid, Valencia, FuerteVentura, Barcellona, New York . Così comincio a guardare le foto che non vedevo da tanto tempo.
Sono dell'idea che questa storia del digitale abbia un po' rovinato il piacere di guardare le foto,perché se ne fanno troppe si lasciano sul pc e non si guardano mai. A me piacciono gli album, da poter sfogliare, da far vedere agli amici quando vengono a casa, dove ci sono quelle migliori ma anche quelle venute un po' male che però dispiace buttare via. Il cd va avanti ed io mi perdo nelle immagini delle spiagge, del mare, del cielo, dei palazzi.....penso a quanto stavo bene quando ero là e a come riuscivo ad essere me stesso, mi sentivo libero.
Così, d'un tratto, scatta qualcosa dentro di me, non penso più, mi lascio andare, mi vesto, prendo le chiavi dello scooter e mi precipito in banca. Prelevo i soldi necessari, vado a San Giovanni in agenzia, entro e dico che voglio fare un biglietto per Antigua! Lo voglio aperto 6 mesi e pago una tassa per poterlo prolungare fino ad un anno.
Avevo aspettato per tanto tempo quel giorno, avevo passato intere serate a chiedermi quando sarebbe arrivato il momento giusto per farlo............poi............. mi sono reso conto che il momento giusto per fare qualcosa di importante per noi stessi siamo noi a crearcelo, siamo noi a volerlo. Se aspettiamo che siano le persone, le situazioni, i soldi, il lavoro, tutti i fattori che ci circondano a plasmare il momento appropriato per realizzare i nostri sogni, non ci riusciremo mai.
Pago,ringrazio ed esco.
Stringendo forte con la mano la busta di plastica arancione con dentro il foglio che mi avrebbe cambiato la vita, passo attraverso la gente e penso che nessuno sa quello che ho appena fatto. Il cuore va a mille km all'ora e le gambe a duemila. Monto sullo scooter e parto, la strada di ritorno mi sembra infinita, vorrei che non cessasse mai qual momento, in mezzo alla statale comincio a gridare, come un ragazzino sulle montagne russe, nessuno può sentirmi, nessuno se ne accorge, quell' istante è solo mio, e io grido, grido più forte che posso. Mi lacrimano gli occhi dalla gioia. Non ho pensato se fosse giusto o sbagliato, se costasse troppo o troppo poco, non ho pensato come avrei fatto con il lavoro, con mia sorella, con la casa, con la macchina e tutto il resto. L'unica cosa alla quale ho pensato è che io lo volevo davvero!
Il giorno seguente comunico a mia sorella Giorgia la mia decisione e lei si dimostra entusiasta per me. Sa che quello che sto per fare è la realizzazione di un sogno, di una passione che va al di là di tutto il resto. Tra di noi c'è un rapporto molto forte e percepisco in lei anche un po' di tristezza perché si rende conto che non ci vedremo più per molto tempo. Mi metto subito in contatto con la scuola in Guatemala ed informo Sarita, colei che si occupa della gestione dei corsi di spagnolo, che il mio giorno di arrivo è il 6 di settembre. Scelgo di alloggiare in una famiglia perché credo che sia il modo migliore per potersi integrare pienamente con la cultura e le usanze del posto, la informo che frequenterò la scuola per un mese e poi partirò per visitare il centro America.
Trascorro una settimana a fantasticare su tutto quello che farò e che vedrò, mentre aspetto con ansia che torni mio fratello Simone dal Messico per poterlo dire anche a lui. Tutti i giorni controllo la mia email aspettando una risposta da Sarita. Finalmente arriva! Ricevo una email dove viene ben descritto tutto quello che è compreso nella quota (molto più conveniente rispetto ad altre associazioni simili) che dovrò pagare una volta arrivato in Guatemala.
"Encluidos: Trasporto dall'aeroporto di città del Guatemala ad Antigua il giorno 6 september (hora 14.00)Corso di lingua spagnola 5 giorni a settimana (lunedì-venerdì) - 4 settimane - fino al 3 de octubre 2009alloggio 4 settimane in famiglia con pensione completaAssistenza da parte dell'agenzia di Walter per ogni cosa tu abbia bisogno . Ritorno in areoporto il 3 ottobre (o seguenti)Per ora ti viene chiesto un anticipo del 10%.Se ti va bene il preventivo ti mando il voucher di prenotazione.Le famiglie che utilizziamo sono tutte nel centro di Antigua. Ottima scelta quella di soggiornare presso di loro, si aiuta la popolazione locale e si capisce come è la vita in centro america. Bravo!!! "
La leggo un paio di volte, poi vado a prendere il mio biglietto nel cassetto del comodino in camera da letto, lo apro e li mi sorge un enorme dubbio!!! Se io ho in mano un biglietto per Antigua, a cosa mi serve il trasporto dall'aeroporto di città del Guatemala ad Antigua? In quel momento mi si gela il sangue nelle vene, gocce di sudore cominciano a scendermi sulla fronte. Vado su google, scrivo : Antigua Guatemala aeroporto. Cosa scopro? Che ad Antigua in Guatemala non c'è nessun aeroporto!!!! No, non ci posso credere! Ma allora ho fatto il biglietto sbagliato! Impossibile! Ma per dove ho fatto il biglietto allora? Dove atterrerò?
Scrivo Antigua su google ed eccomi qua, http://www.google.it/search?hl=it&q=antigua+&meta= una piccola isola dei Caraibi della quale io non ero a conoscenza nemmeno dell'esistenza. Incredibile!
Mi fiondo in agenzia per avere spiegazioni, mi dicono che loro non possono più fare niente per me, la compagnia aerea, se annullassi il biglietto, mi rimborserebbe solo una piccola parte dell'importo e farne un altro diretto da Roma a Guatemala City costerebbe molto di più. Torno a casa, racconto tutto a mia sorella e comincio a pensare a come il non sapere le cose nella vita, a volte ti possa danneggiare. Il mattino seguente trovo un biglietto sul tavolo della cucina,era di mia sorella:
" buon giorno, lo so che è dura alzarsi alle 5 del mattino per andare a lavorare, ma pensa che tra un anno a quest'ora sarai dall'altra parte del mondo...chissà dove, chissà con chi! Anche se c'è stato quest'intoppo del biglietto vedrai che il tuo sogno andrà avanti, basta essere determinati, e tu lo sei! Sei forte! Ti voglio tanto bene e non smetterò mai di dirtelo, sei il mio fratellino speciale e non so come farei se non ti avessi vicino! Intendo nel cuore, con i sentimenti. Non ha importanza la distanza fisica,se c'è di mezzo il bene che ci vogliamo! Buon lavoro. Un bacio. Giorgia."
Questo messaggio mi ha dato molta forza, mi ha fatto pensare che se ho sbagliato, devo pagarne le conseguenze e quindi devo andare ai Caraibi! Ho cominciato a contattare persone di Antigua-Barbuda nella speranza di trovare una sistemazione ad un prezzo accessibile. L'isola è carissima e non esistono ostelli o pensioni. Con un po' di fortuna ho trovato un resort vicino al mare a 45 $ a notte dove alloggerò per 10 giorni. Ho fatto il biglietto per il 17 settembre da Antigua a Guatemala City e la somma dei due biglietti è risultata uguale all'importo di un biglietto diretto dall'Italia per il Guatemala. Ho comunicato l'inconveniente a Sarita, senza entrare nei dettagli, per non fare brutta figura e lei mi ha risposto che non c'erano problemi,avrebbe rimandato tutto di 10 giorni.
Così ho preso questa vicenda con filosofia ed ottimismo, forse era destino.
Poi....... in fin dei conti........ si sta parlando di andare 10 giorni in un'isola dei Caraibi, non è poi così male.....
E' per questo motivo che ho cominciato a prendere lezioni private di inglese, per riuscire a cavarmela in quei 10 giorni. A proposito, si è fatto davvero tardi, sono le 2.35 del mattino ed io alle 10 ho lezione, è meglio che vada a dormire.
mercoledì 30 settembre 2009
27.09.09 Monterrico-Guatemala
La temperatura scende lentamente, ma in modo facilmente percettibile, le nuvole ricoprono il cielo lasciando solo qualche sprazzo di luce arancione come un foglio di cartapesta bucato in malomodo. I vulcani si avvicivano imponenti all'orizzonte mentre percorriamo la statale a due corsie.
Ascolto ¨PEOPLE GET READY¨, di Seal.
Alcune di queste ragazze mi hanno accompagnato a pranzare al ristorante che mi aveva consigliato Walter, chiamato ¨Il Pellicano¨. Appena entrato mi sono accorto del livello leggermente superiore rispetto a quelli che si trovano nella via principale. Nulla di elegante, ma molto profumato ed arredato con sedie di legno lucido. L'atmosfera era molto accogliente, la musica ad un volume ragionevole, americana, come probabilmente la giovane e bionda proprietaria che sedeva davanti ad un portatile dietro il bancone. Avendo mangiato i gamberi il giorno prima, ho preferito un filetto di pesce fresco, servito su di un letto di porri tritati grossolanamente saltati in padella con spezie locali. Le grosse patatine fritte erano disposte intorno, come raggi di sole ed abbellivano la portata. In una piccola ciotola, servita con una fetta di pane leggermente arrostita, c'erano verdure tagliate fini e peperoncini che aggiungevano un tocco di piccante al piatto, gia´ molto saporito. Walter mi aveva avvertito che era un po` piu` caro della media, ma con tre limonate per le ragazze, una cocacola ed una bottiglia d'acqua, me la sono cavata con 15 euro.
Dopo un paio di foto al grande pellicano bianco di nome ¨Pancio¨, che vive nel cortile del ristorante, ci siamo diretti al piccolo ¨Tortugario¨, una riserva dove vengono allevate e fatte schiudere le tartarughe marine, per essere poi, dopo 8 giorni, liberate nel mare.
Stavamo prendendo il sole, distesi sulla spiaggia, quando arrivarono altre 4 ragazze a bordo di un ¨quod¨, la moto a quattro ruote. Mi invitarono a salire e, così, percorremmo qualche km sulla sabbia fine e scura osservando le onde di 4 metri che si scagliavano con violenza sulla sabbia.
Giusto per movimentare un po` il ¨tour¨,( che lo era gia` tenuto conto che: alla guida c'era una ragazza di 18 anni; due persone erano sedute sul portapacchi anteriore e due su quello posteriore), siamo rimasti senza benzina. Fortunatamente, due ragazzi, a bordo di una jeep, ci stavano seguendo simulando scontri frontali ogni volta che incrociavano la nostra traiettoria: erano amici delle ragazze ed accompagnarono una di loro a comprare una tanica di carburante.
Stranamente, chiunque possedesse un mezzo idoneo per percorrere la spiaggia, lo poteva fare tranquillamente: moto, fuoristrada, cavalli .... scansavano i numerosi bagnanti della domenica.
All'appuntamento con il minibus, che era prefissato per le 16.00, arrivammo con un leggero ritardo perche` le ragazze vollero andare a farsi la doccia a casa di un amico. Walter, telefonicamente, ci invitò con un tono un po` arrabiato ad affrettarci perche` gli altri passeggeri ci stavano aspettando.
Non vedo l'ora di arrivare a casa e leggere ¨SHANTARAM¨, perche` sono gia` tre giorni che non posso allietarmi con quello che e` il libro piu`avvincente ed affascinante che abbia mai letto. Mi sono imposto di non leggere piu` di un capitolo al giorno per non finirlo troppo in fretta, ma il piu`delle volte la curiosita` e` troppa ed io proseguo oltre. E` una storia straordinaria, raccontata in modo superbo e poetico, a volte quasi incredibile. Le vicende si susseguono e, tra le righe, si nascondono veri e propri aforismi. e`un libro che appassiona e che fa riflettere......
domenica 27 settembre 2009
27.09.09 Monterrico-Guatemala
Si chiamano Joel e Rodrigo, vivono in un villaggio non molto distante da qui, chiamato Haway. Solitamente passano il sabato a Monterrico, che dicono essere molto piu` animata nei periodi di alta stagione. Abbiamo parlato per piu` di un'ora, mentre loro bevevano, mangiavano gamberi e sputavano in continuazione di fianco alle loro sedie, altra usanza molto diffusa nei piccoli bar guatemaltechi. Pagato ognuno il proprio conto, ci siamo diretti verso un altro ristorante da dove proveniva musica messicana. Rodrigo, il piu` giovane e spavaldo, ha invitato a ballare una ragazza seduta al tavolo vicino al nostro, che stava bevendo in compagnia di altre 4 persone: 3 amiche ed un uomo di circa 35 anni. La ragazza accolse l'invito senza fare storie e, alzandosi, mi libero` la visuale verso Cesia, la ragazza che avevo notato entrando nel locale. I lisci capelli neri le cadevano sulla schiena, legati scrupolosamente in una lunga coda. Indossava un vestito di seta, con i colori del sole. Le piccole e snelle gambe, erano slanciate dai tacchi delle scarpe. Il viso un po' allungato, le labbra sottili color carne e due incantevoli occhi a mandorla la facevano sembrare una bambola di ceramica dipinta a mano.
Mi sorrise, mostrandomi i denti bianchi e splendenti ed io ricambiai, felice che mi avesse notato. Joel, seduto di fronte a me, si accorse del gioco di sguardi e, senza preoccuparsi di avvertirmi, si alzo` e si diresse verso di lei per invitarla a ballare con me.
Senza nemmeno rendermene conto, mi abbandonai a questo paese, dove le persone ti salutano con un sorriso anche se non ti conoscono, dove tutto e` proibito, ma si puo` fare ugualmente, dove, con un po' di fantasia, si puo` dormire in 17 in una casa con 5 posti letto, dove sembra che nessuno stia correndo, che nessuno sia affannato, dove un sogno, puo` essere piu` importante della realta`.
La stringevo tra le mie braccia e mi lasciavo ammaliare dal suo sguardo profondo e dal suono della musica. Non dovevo pensare a niente, mi bastava seguire il movimento dei suoi fianchi sinuosi per sembrare un ballerino ed accompagnarla in quella danza. Quando la musica si fermo`, senza dirci una parola, ci baciammo come se fossimo da soli in mezzo al deserto, estraniandoci completamente dal mondo che ci circondava. Sentii le sue labbra calde lambire le mie con delicatezza, mentre un brivido mi correva lungo la schiena. Duro` pochi, lunghissimi, istanti. Mi concesse un secondo ballo, poi raggiunse i suoi amici al tavolo dandomi appuntamento alla discoteca ¨Il Caimano¨ per la sera. Un po` frastornato, ritornai verso Rodrigo e Joel, che mi sorridevano felici e mi strinsero la mano per complimentarsi della mia performance.
Si erano fatte le 16.00 ed io cominciavo ad avere caldo. Salutai i miei amici e fissai con loro per le 20.30 davanti a quel ristorante.
Dopo un lungo bagno solitario nella piscina dell'albergo, mi distesi sul letto e rinfrescato dal ventilatore mi addormentai.
Fu il pianto di un neonato a svegliarmi, erano le 22.30!! Feci una doccia e mi vestii velocemente, mentre camminavo verso il centro chiamai Joel per scusarmi, ma lui mi disse che non c'erano problemi, visto che loro stavano tornando a casa, probabilmente avevano continuato il giro di bar in mia assenza... Cosi` domandai dove fosse la discoteca, e dopo 5 minuti di una angusta stradina sabbiosa e buia, arrivai nel locale. La prima persona che notai fu proprio Cesia che era seduta al tavolo con i suoi amici. Senza dovermi farmi notare si volto` verso di me e sorridendomi mi invito` a sedermi con loro.
Credo di aver capito, ieri sera, l'importanza di saper ballare in America Latina, perche` e` il modo piu` semplice e divertente per passare una serata in compagnia.
Ballammo per 4 ore di fila, concedendoci solo delle piccole pause per dissetarci con acqua fresca. Verso le 3.00, la discoteca comincio`a svuotarsi ed iniziarono a formarsi piccoli gruppi persone sedude sulla spiaggia a pochi metri dalla pista. Celia mi diede il suo numero e mi disse di andarla a trovare quando sarei andato nella capitale. Salutai la compagnia e mi incamminai, nella notte buia e silenziosa verso il mio albergo, passando per una strada dall'aspetto per nulla rassicurante. Camminavo veloce, senza voltarmi, non dovevo camminare molto, pero` desideravo che quel momento passasse in fretta. Il cancello dell'hotel era chiuso con una catena ed anche dopo ripetuti tentativi con il citofono, nessuno venne ad aprirmi. Non sapevo cosa fare, provai a fischiare, ma non volevo attirare l'attenzione su di me. Le strade erano deserte e l'unico posto dove c'era ancora gente era la discoteca, cosi` decisi di tornarci, sperando di trovare ancora Cesia ed i suoi amici. Non fui fortunato e chiesi cosi` aiuto ad uno dei poliziotti che controllavano la chiusura del locale. L'unica cosa che mi disse, fu di provare dalla spiaggia dove sicuramente avrei trovato un'altra entrata. L'idea non era male, e cominciai a camminare con i piedi che sprofondavano nella sabbia ancora calda. Superate le luci di un altro locale, dinanzi a me avevo il buio piu` completo, era una notte senza stelle e senza luna. Dei ragazzi un po' ubriachi procedevano nella mia direzione con una trentina di metri di vantaggio. Non me la sentii di proseguire e decisi di tornare sulla stradina che ormai era rimasta la mia unica opzione disponibile. Quando mi ritrovai davanti a quel dannato cancello, pensai che dalla spiaggia non sarebbe stato facile riconoscere l'entrata senza l'aiuto di una torcia e decisi di provare a scavalcare i tre metri che mi separavano dal mio letto. La mia unica paura era quella di essere scambiato per un ladro e magari, per questo, aggredito. Ando` tutto bene e nessuno si accorse della mia presenza. Alle 4.30 ero disteso a ripensare alla giornata incredibile che avevo passato ed a quanto fosse stato importante comprare quel burritos, per poter conoscere Joel e Rodrigo e di conseguenza.....
26.09.09 Monterrico-Guatemala
Antigua conta in totale, compresi i comuni limitrofi, 40000 abitanti e si trova ad una altezza di 1530 metri dal livello del mare. A delimitare i suoi confini, sono i tre grandi vulcani: Volcan De Agua a sud est, Volcan Acatenengo a ovest ed il Volcan Fuego a sud ovest. La citta´ e´ piccola e facilmente visitabile a piedi.
Orientarsi e´ molto semplice perche´ la rete stradale e´ costituita solamente da Calles e Avenidas, che si intersecano in modo perpendicolare tra di loro. Il Parque Central indica il centro esatto della antica cittadina. Da nord verso sud partono le 9 calles e da ovest verso est le 7 avenidas. Le prime si dividono in calles di poniente (a ovest), fino agli incroci con la quarta avenida che costeggia il Parque Central suddividendo la citta´ verticalmente, e calles di oriente (a est). Lo stesso accade con le avenidas che, frazionate dalla quarta calle, si chiamano avenidas nord e avenidas sud. Casa mia si trova nel punto piu´ a nord della citta´, in una via oltre la prima calle, nella zona chiamata Candelaria. L'ufficio di Walter, dove studio spagnolo, e´ sulla sesta avenida nord, tra la seconda e la terza calle, a circa dieci minuti a piedi. Gli isolati si chiamano 'quadre' e spesso le indicazioni vengono date indicando il numero delle quadre da percorrere. Le strade acciottolate e le case basse e colorate rendono questa citta´ molto affascinante e calda.
Rocìo, durante la visita, mi spiegava che per legge le case possono essere solo di 4 colori all'esterno: celeste, rosso, giallo e bianco. Chi infrange questa regola, potrebbe trovarsi, una mattina, gli operai del comune a dipingerli la casa. Ci sono molte chiese, qualcuna ben tenuta e restaurata, altre dall'aspetto antico come quella che e´ stata la capitale coloniale per ben 233 anni. Fino al 1773, quando fu distrutta da un grande terremoto. Dopo piu´ di 200 anni di lavori, fu proclamata Patrimonio Mondiale dell'Umanita´ dall'Unesco.
mercoledì 23 settembre 2009
20.09.09 Antigua Guatemala. Salama` 2
Ci preparammo per uscire e verso le 21.00: 6 guatemaltechi, un italiano, un coreano ed un americano si dirigevano a piedi verso il centro della citta` dove era in corso una grande festa. La piccola piazza era gremita di gente e una musica elettronica arrivava dalla discoteca all'aperto sul lato della strada. L'ingresso costava 60 Qzt, meno di 6 euro, ma effettivamente è un prezzo un po' eccessivo per il Guatemala. Di comune accordo, montammo su 2 taxi per raggiungere la grande piazza in periferia dove c'era la vera ¨FEIRA¨: un grande Luna Park, con tanto di ruote panoramiche e piccole montagne russe ,circondato da bar, chioschi e grandi bacarelle che vendevano di tutto. Ci fermammo ad osservare il rodeo: un esteso cerchio di sabbia, delimitato da alte transenne in legno rosse, conteneva al centro il corpo in ferro di un toro, comandato da una piccola e buia stazione con sopra una tenda, a venti metri di distanza. Da questa, un uomo invisibile, incitava la folla con un microfono. I ragazzi si dimenavano e si arrampicavano sulle transenne per riuscire a fare un giro, il prezzo da pagare consisteva solo nelle botte che dovevi prenderti per riuscire a salire su quell' attrezzo. L'obiettivo era cavalcare il toro meccanico per piu` tempo possibile, ma, da quello che ho capito, non dipendeva tanto dall'agilita` del ¨cowboy¨, quanto dall'uomo che comandava l'animale robotizzato. Rovinose cadute si susseguivano incessantemente mentre il pubblico incitava i partecipanti. Tra questi, ad un tratto, notai Jen, il piccolo americano (orientale) che si divincolava per riuscire a partecipare. Dopo qualche difficolta` nel montare sul toro, afferro` con la mano destra il laccio e strinse forte la presa aspettando di partire. Il vocalist lo presento` con una frase che io non riusci` a captare, ma tutto il pubblico scoppio` in una grassa risata. Anch'egli non aveva capito e rideva compiaciuto, incosciente di quello che stava per succedergli. Il giostraio lo fece girare lentamente per un paio di volte su se stesso, come per presentarlo, intanto lui, con la mano alzata salutava la platea. Poi inizio` a fare sul serio, lo sbatteva avanti e indietro facendolo continuare a ruotare, ma sembrava frenasse le manovre quando Jen stava per cadere. La gente urlava, fischiava, rideva ed il povero volontario faceva di tutto per mantenersi in equilibrio. Dopo due interminabili minuti, accompagnato da un'esclamazione, lo fece balzare con un violento strattone ad almeno 3 metri di distanza. In quel momento ci fu un grande applauso, intanto che altri 3 o 4 stavano gia` cercando di salire. Si alzo` da terra lentamente, si scrollò la sabbia dal corpo e, con entrambe le mani appoggiate sui genitali, si avvio` barcollando nella nostra direzione. Aveva una smorfia di dolore, ma il sorriso non era scomparso dal suo viso e le pupille erano quasi invisibili dietro le strette palpebre dei suoi occhi a mandorla. Apprezzai molto il suo coraggio e la voglia di provare cose nuove, solo per il fatto di unirsi per 2 giorni al nostro gruppo incontrato per caso, era da ammirare.
Occupammo 3 tavolini di plastica accostati l'uno all'altro sotto ad un grande tendone con la musica, ordinammo da bere e continuammo a divertirci. Jose`, la guida seria e premurosa, si rivelo` un vero festaiolo ed un ottimo ballerino. David era sempre al centro dell'attenzione, come per tutto il resto del viaggio ed ando` anche a cantare un pezzo di una canzone al microfono.
Per tutta la durata della gita intratteneva la comitiva con battute e monologhi che facevano ridere tutti, tranne me. Parla uno spagnolo per me ancora quasi incomprensibile, stretto, velocissimo e con l'utilizzo di moltissimi slang guatemaltechi. Pur avendo difficolta` nel comunicare e dovendomi far ripetere piu` volte le stese cose e` la persona con la quale ho passato piu` tempo e preso una certa confidenza.
La musica reggaeton era al massimo del volume e veniva abbassata solo per dare la parola ad un ragazzo che animava la serata, affiancato da 2 seducenti ballerine poco vestite. Sponsorizzava in continuazione la birra nazionale ¨Gallo¨ invitando i consumatori a gridare quel nome ripetutamente, a ritmo di musica. Fummo premiati con una maglietta di quella birra come il tavolo piu` casinista della serata. Passai molto tempo a parlare con Sara, una ragazza amica di David che si era unita a noi insieme ad altri 3 amici venuti dalla capitale.
Tornammo a casa in taxi a notte fonda, Sara dormi` con me nella tenda. Al mio risveglio era gia` ripartita con i suoi amici per Guatemala City, mi saluto` con un bacio e non so se la rivedro` mai piu`....
La mattina andammo a visitare un allevamento, dove c'erano struzzi, oche, pellicani ed una ventina di specie di volatili provenienti da tutto il mondo. Devo essere sincero, vedere tutti quegli uccelli chiusi in gabbia non mi ha per niente entusiasmato, avrei preferito vederli in mezzo alla natura come era successo il giorno precedente. Prima del pranzo, assistemmo ad una sfilata di cavalli per le strade di Salama`, arrivavano da tutto il centro america, e diedero spettacolo dentro una piccola e gremita arena sabbiosa. Eravamo stravolti ed all'unanimita` rifiutammo la visita al museo dello zucchero programmata per il pomeriggio.
Il viaggio di ritorno fu molto silenzioso, quasi tutti dormivano appogiati gli uni con gli altri sul pulmino guidato con estrema diligenza da Walter. Io ascoltai la mia musica appoggiato con la schiena al finestrino e le gambe distese sul seggiolino vuoto al mio fianco. Il buio della sera oscuro` l'atmosfera e, dentro di me,ribolliva una miscela di pensieri ed emozioni. Ripensai al viaggio, Ad Antigua-Barbuda, a Greg, Jan Paul, Flo`, Kwanza. Pensai a quella gita, alle cascate, al Quetzal, alla festa, a Sara... Poi, per la prima volta, mi venne un po` di malinconia di casa, guardai le foto della mia famiglia sull'i-pod, quelle delle vacanze al mare, quelle di New York, quelle dell'ultima cena con i miei amici piu` cari. Ad ogni immagine, mi bastava osservare un volto, un'espressione, una risata per riuscire a sentirmi vicino ad ognuno di loro e capii che quella era la medicina migliore per quei momenti di solitudine interiore.
E` stato un fine settimana molto intenso, il mio primo qui in Guatemala. Non riesco ad immaginarmi come saranno i prossimi... Davidi e Selvyn mi hanno invitato a Guatemala City per andare ad una festa sabato sera, dicendomi che potrò tranquillamente dormire a casa di uno dei due. A meno che Walter non organizzi un altro viaggio, andro` con loro. La capitale e` molto pericolosa, ed e` meglio essere con la gente che ci vive e fingere di essere uno di loro, per non imbattersi in situazioni spiacevoli. Ora sono molto stanco ed ho bisogno di riposare. Domani pomeriggio inizia la mia scuola di spagnolo, comincia una nuova esperienza......
martedì 22 settembre 2009
20.09.09 Antigua Guatemala. Salama` 1
Nel tragitto verso la periferia della citta`, caricammo in sequenza: Beatrice, una signora dai capelli lunghi e mossi, con gli occhi chiari ed un sorriso materno, la moglie di Walter con il nipotino di 12, ed una coppia composta da Paolo, un ragazzo di origini coreane che vive e lavora a Gatemala City da 4 anni e la sua fidanzata Yeni. Infine tocco`a David e Selvyn, due ragazzi della mia eta`. Il primo di corporatura media, un po' piu` basso di me, con i capelli corti e con il sorriso stampato sulle labbra. Selvyn è la fotocopia di Vinicio Capossela, sotto un cappello nero, porta capelli mossi e scuri; sul viso magro spiccano i baffi lunghi e sottili, che si arriciano alle estremita`, verso l'esterno, donandogli l'aspetto di vero artista.
Walter si districava nel traffico intenso guidando da vero esperto e, circa due ore piu` tardi, ci siamo trovati a percorrere la statale ¨Carretera al Atlantico CA-5¨ in direzione nord est. Sulla tabella di marcia eravamo in ritardo di svariate ore. Decidemmo cosi` di cenare presso la citta` di El Rancho. Mangiammo tortillas con carne seduti ai tavolini in plastica fuori da un'area di servizio, per poi ripartire verso nord ovest in direzione Salama`.
Salama` e` una cittadina di 11000 abitanti che sorge tra le alture ricoperte di foreste nella regione di Verapaces. Arrivammo a destinazione a mezzanotte passata. Ad attenderci, sul margine della strada, con un sorriso radioso c'era Jose`, detto anche Quetzalico. Con un balzo salto` sul pulmino e salutando i passeggeri ci diresse verso casa sua. Nel cortiletto di casa tre ragazzi ci fecero accomodare su panche di legno. Io fui il primo ad entrare dal cancello, ed appena misi il piede in casa, una musica allegra comincio` a suonare per noi. Quetzalico e suo cugino suonavano rispettivamente uno jambe` ed un guscio di tartaruga, ed il padre di Jose` toccava con due strane bacchette la marinba, strumento simbolo del Guatemala. Fu un'accoglienza davvero calorosa, seguita da una lunga e dettagliata spiegazione sulla storia della marimba, della quale il padre e` un grande sostenitore. In seguito, ci spiegarono il loro progetto per incrementare i turismo a Salama` e ci illustrarono il programma per il giorno successivo. Saremmo andati nella zona del Biotopo del Quetzal. E` una grande zona montuosa, coperta da foreste dove vive il famosissimo uccello, emblema di questo stato, il Quetzal. (vedi: Quetzal foto. su google.)
Fu sempre l'uomo anziano, che dopo 35 anni di studi era diventato un vero esperto, ad esporci la storia e le caratteristiche di questo volatile. La spiegazione era molto interessante, ma Jose` comincio` a notare sul viso degli spettatori un'evidente stanchezza e cerco` di tagliare corto.
Fu ripeso dal ¨professore¨ che un pò si risentì. Descriveva ogni dettaglio riguardante questo animale ricercando attentamente le parole che emetteva modulando la voce, intensificando e diminuendone il tono per sottolineare l'importanza dell'argomento, quasi si trattasse di qualcosa di sacro.
Quando arrivammo alla casetta gialla nella campagna appena fuori dalla citta` era l'una di notte passata. Jose` distribuiva materassi e coperte che la gente posizionava in terra, dentro e fuori dall'abitazione. Le donne dormirono al piano terra, noi uomini a quello superiore in una polverosa tettoia, Walter ed il suo aiutante nel furgoncino. Ebbi la fortuna di essere uno dei pochi ad accaparrarmi un letto, che forse era destinato a Paolo, ma pensai (egoisticamente) che avrei potuto cederglielo la notte successiva.
Dopo sole 3 ore di sonno, la nostra guida, come ci aveva preannunciato, comincio`a fare il giro per svegliare tutti. Alle 5.oo eravamo gia` in viaggio per la riserva naturale.
Questa e` una zona dal clima molto piovoso e le foreste sono perennemente coperte da dense nuvole bianche che scaricano la pioggia piu` volte al giorno. Appena entrati nel bosco, vidi un ragazzo dai tratti somatici orientali, disteso in terra, indossava un grosso e spesso kway verde scuro.
¨Questo sara` coricato qui da almeno un mese sperando di vedere un Quetzal...¨ pensai sorridendo. Il babbo di Jose` ci aveva avvertito della difficolta` di riuscire a vedere un esemplare di questa specie e delle possibilita`, quasi inesistenti, di avvicinarlo.
Sinceramente, ho faticato a capire i miei compagni che esprimevano questa grande apprensione preoccupandosi di non riuscire ad assistere a quest'evento.
Armati di binocoli, con lo sguardo rivolto verso il cielo, comincio` l'attesa. Fortunatamente duro` solo pochi minuti: ad una decina di metri dalle nostre teste, un Quetzal volo` da un ramo all'altro degli alti arbusti sempreverdi che ci circondavano. E' stato veramente affascinante: i colori fluorescenti delle piume brillavano come se illuminate da lampade a fibre ottiche e cambiavano colore a seconda della posizione del pennuto rispetto alla luce che filtrava tra i rami. In quasi 2 ore di bird-watching riuscimmo ad avvistare una mezza dozzina di esemplari ognuno con la piuma posteriore lunga mezzo metro.
............Pausa con colazione al bar del parco nazionale e poi......via, verso le cascate.
A noi si uni` anche il ragazzo orientale,l'unica parte del suo nome che riuscimmo a capire, fu Yen, e questo rimase il suo nome per tutta la gita. Yen rimase con il gruppo fino al nostro ritorno ad Antigua. E` nativo di Miami e sta svolgendo attività di volontariato in Guatemala da 2 mesi. E` uno di quelli che ridono sempre, anche se non capiscono cosa tu stia dicendo, ma lo fa con un'espressione molto intelligente.
Un'ora circa di strada asfaltata e mezza di salita nello sterrato ci condussero ad un rifugio dove lasciammo il pulmino e, chi come me, non indossava scarponcini da montagna poteva affittare stivali in gomma per 5 qzt. In seguito ad un lungo cammino in pianura tra le coltivazioni di broccoli, approdammo all'ingresso della giungla!
Mi riesce difficile descrivere a parole quel luogo, non avrei mai pensato di potermi trovare nella mia vita a camminare in un ambiente del genere. Un posto come quello l'avevo visto solo nel film ¨Mato Grosso¨. Cominciammo a scendere in fila indiana per gli infiniti gradini costruiti con pezzi di legno incastrati nel terreno, lungo uno strettissimo e tortuoso sentiero, addentrandoci nella vegetazione piu` affascinante ed inquietante che avessi mai visto prima. La visibilita` non superava i 50 metri e le nubi candide ci avvolgevano in un'atmosfera spettrale. Il terreno infido e fangoso imponeva una certa agilita` e buona resistenza fisica.
Avevamo disceso quella scalinata per almeno 3 ore ed io pensai a come avremmo fatto per ritornare indietro... Le cascate erano disposte a circa 500 metri di sentiero l'una dall'altra. La prima appariva per pochi secondi tra la nebbia per poi diventare un fantasma e lasciare solo udire il frastuono dell'impatto dell'acqua contro le rocce. La seconda e` la piu` alta di tutto il Centro America e si chiama ¨SALTO DE CHILASCO`¨, ben 130 metri di caduta libera. Rimasi stupito di non trovarla sulla mia guida, ma probabilmente l'autore non ha avuto il coraggio o la possibilita` di vivere questa avventura. Alla terza, arrivai da solo con David: avevamo distaccato il gruppo che comincio` ad effettuare diverse soste a causa delle donne e dei ragazzini stremati dalla fatica. In mezzo alla cascata, un po' piu`bassa delle altre, c'era una pozza di acqua limpida e decidemmo di fare il bagno. Pioveva, faceva freddo, ed io ebbi un qualche minuto di esitazione, ero sprovvisto di costume ed asciugamano, che David invece aveva portato con sè. Pensai che non avrei mai piu` avuto la possibilita` di rivivere un'esperienza del genere, mi sfilai i vestiti ed entrai nell'acqua in mutande. Al primo contatto i muscoli cominciarono a tendersi come una corda di violino. L'acqua era gelida! Come prova di coraggio appoggiammo a turno la schiena sulla parete rocciosa, dove un forte getto d'acqua si scagliò violentemente sulle nostre teste. Gridai con tutto la mia forza, gridai per il freddo, per il dolore, per la mia felicita`! Non contenti decidemmo di superare anche l'ultima prova e ci accasciammo al suolo immergendoci completamente per pochi secondi.
Fare il bagno nelle acque ghiacciate di una cascata nella giungla del Guatemala, e`stato indimenticabile tanto quanto farlo nel caldo mare dei Caraibi.
Quando eravamo ormai quasi asciutti e pronti a ripartire, parte della comitiva ci raggiunse. A nessuno, in un primo momento, venne in mente di tuffarsi in quella pozza con quelle condizioni atmosferiche. Finche` mostrai le foto che mi ero fatto fare da un visitatore, allora per non sentirsi da meno, uno dopo l'altro, 6 o 7 imitarono il nostro gesto.
Il cammino per il ritorno fu lungo ed estenuante, ero nel primo gruppetto ed arrivammo al pulmann con circa 40 minuti di anticipo rispetto agli altri. Il fango ci arrivava alle ginocchia e qualcuno ne aveva mezzo chilo dentro gli stivali. Se non avessi cambiato le mie scarpe da ginnastica bianche, le avrei dovute buttare via dopo questa avventura.
18.09.09 Antigua-Guatemala
Axa, quindi, affitta le camere della sua casa. Mentre mangiavo e` arrivata Maria, la tipica donna guatemalteca, di carnagione scura, occhi piccoli ed allungati, lunghi capelli scuri. Mi sono alzato dalla sedia per stringerle la mano e presentarmi ed ho notato la sua bassa statura. Dopo pochi minuti e` tornata in cucina con la ¨divisa¨ da lavoro e mi sono accorto che si era tolta le scarpe con i tacchi per indossare un paio di sandali. E` incredibilmente bassa ed altrettanto gentile. Mi ha domandato se mangiavo di tutto e mi ha illustrato gli orari dei pasti: 13.00 per il pranzo e 18 per la cena. Io le ho spiegato che ho lezione dalle 14.00 alle 18.00 e quindi tarderò un po' per la cena, ma lei mi ha detto che me la fara` trovare pronta sul tavolo ed io quando vorro` potro` farmela scaldare nel forno a microonde. Lei e` la cuoca di casa e si occupa anche delle pulizie.
Adesso sto aspettando Walter per andare a fare un giro nella citta`. Devo comprare alcune cose e provare per la prima volta a prelevare. Inoltre voglio cercare un internet point per avvertire i miei che sono arrivato e che sto bene, non li sento ormai da un po' giorni. Sono entuusiasta di partire oggi pomeriggio per conoscere una nuova regione del Guatemala con persone che vivono qui.
La mia permanenza non poteva iniziare in un modo migliore.
lunedì 21 settembre 2009
17.09.09 Antigua Guatemala
L'atterraggio a Guatemala City non e`stato dei migliori. Dopo un volo tranquillo di 2 ore e 15 minuti, sorvolando l'immensa capitale, l'aereo ho iniziato a scendere verso terra e a dondolare vistosamente. Seduto sul seggiolino nel corridoio, affacciandomi, vedevo il pavimento muoversi come se fosse una giostra del luna park. Man mano che perdevamo quota, questo dondolio aumentava, addizionandosi a bruschi sobbalzi. Ho trattenuto il respiro per 30 secondi, cercando di capire, sbirciando fuori dal finestrino, quanto mancasse per toccare il suolo. Arrivati a pochissimi metri dal suolo, il pilota ha riportato, di colpo, i motori al massimo ed abbiamo cominciato a riprendere quota velocemente.
2 minuti di silenzio hanno regnato nell'aria, seguiti da un rumoroso bisbiglio generale. E` stato uno di quei momenti in cui le persone che non si conoscono si guardano negli occhi cercando di darsi un po' di conforto. L'atmosfera si era fatta inquietante, e raggiunto nuovamente quota, il pilota si e`deciso a parlare. Ha spiegato che una raffica di vento aveva colpito la parte posteriore del veivolo e che non avevamo potuto atterrare. Dopo un paio di giri sopra la citta` ha deciso di riprovarci. La seconda volta e`andato tutto bene, anche se, devo essere sincero, ho avuto paura perche` è stata la replica della prima discesa ed ho avuto l'impressione che fossero i tentativi di atterraggio di un'esercitazione.
Ho ritirato il bagaglio ed in pochi minuti sono uscito dalla porta principale. All'esterno di transenne che circondavano il piazzale, circa un centinaio di persone erano in piedi ad aspettare, come se stesse per arrivare un personaggio famoso. Molti di loro avevano in mano fogli con scritti nomi di hotel, pousade, nomi di persone, la maggior parte in inglese. Una trentina di taxisti, combattevano tra loro per accaparrarsi un cliente.
Abbracci, saluti, grida, fischi, rombi di motore, frenate improvvise, creavano un'atmosfera molto confusa e rumorosa. Cercavo su quei fogli una scritta con il mio nome, ma non riuscivo a trovarla. Ho fatto l'errore di uscire dalle transenne e così sono stato assalito dai taxisti. Dopo aver rifiutato garbatamente le loro insistenti proposte, uno di loro si e` offerto di farmi fare una telefonata. Cosi` ho chiamato Walter, il capo dell'agenzia presso la quale ho prenotato il mio corso di spagnolo e il pernottamento. Dopo circa 10 minuti, un foglio con scritto in stampatello ¨MATTEO ITALIA¨ ha catturato la mia attenzione. Lo teneva in mano un uomo di bassa statura di circa 45 anni che mi ha fatto cenno di seguirlo. Nel parcheggio coperto c'era ad aspettarci sua figlia Jennifer, di cinque anni
Guatemala City ha l'aspetto di una vera e propria metropoli sud americana. Sulla via principale enormi insegne luminose e colorate davano vita ad un spettacolo pirotecnico. Bar , ristoranti, enormi centri commerciali costeggiano la strada principale a 6 corsie. Non c'era molto traffico e dopo una ventina di minuti e di semafori, le insegne diminuivano, la luce calava e le corsie diventavano 4 .
La statale per Antigua e` in condizioni decisamente migliori di quelle che mi aspettavo. Le auto si superavano a sinistra ed a destra indifferentemente e solo sporadici lampioni facevano un po' di luce. In terra, pero`, le linee che delimitano le corsie sono ricoperte di catarifrangenti che danno l'impressione di essere su di una pista di atterragio. Superata la citta` di San Luis, siamo arrivati ad Antigua.
Walter mi ha accolto nel piccolo ufficio della sua agenzia.
E` un uomo di statura non bassa, per essere guatemalteco, ha i capelli corti ed una lunga barba brizzolata. Si e`dimostrato subito gentile nei miei confronti e dopo i saluti preliminari mi ha subito proposto di partecipare ad un gita per il week end. Circa una quindicina di persone, tutte del Guatemala, partiranno domani verso le 15.30 per andare al nord a visitare zone incontaminate ed osservare alcune specie di uccelli. Staranno via 3 giorni, per rientrare domenica sera. Il prezzo e`di 200 quetzal, poco piu` di 16 euro, per il trasporto e il pernottamento di 2 notti, tutti gli extra sono a parte. Considerarto che la telefonata del taxista all' areoporto mi e` costata 5 dollari ho capito di essere stato imbrogliato per la prima volta, ma non avevo che quelli o un biglietto da 20 dollari.
Mi ha detto che la scuola comincia lunedi` e che avrei potuto pensarci con calma e dargli una risposta domani verso l'ora di pranzo. Credo proprio che ci andro`, sicuramente!
Terminate le spiegazioni, mi accompagnato alla mia abitazione percorrendo le tortuose strade del centro di Antigua. Mi ha spiegato che non e` una citta` pericolosa, si puo`tranquillamente girare a piedi anche di sera.
La casa e` molto grande, il salotto e la cucina al piano di sotto e diverse camere da letto al primo piano, dove c'e` anche la mia. In centro alla casa, una corte, che dato il buio pesto, non ho ancora potuto vedere bene. La mia camera e`molto piccola, ma accogliente e pulita. Certo non è paragonabile a quella di Antigua-Barbuda. C'e` un letto singolo in legno, un tavolino con una sedia ed una abat-jour, come armadio un mobiletto scuro aperto con due piccoli ripiani per appoggiarci sopra la roba. Ho gia` svuotato lo zaino che quel simpaticone del controllore all'areoporto di Antigua-Barbuda mi aveva completamente disfatto. Ho ritrovato i miei vestiti in condizioni pietose... Ora faccio una doccia e vado a letto, e` gia` mezzanotte e non so da quante ore sono sveglio. Domani alle 9.00 verra` Walter per portarmi a fare un giro e mostrarmi la citta`.
Non vedo l'ora di svegliarmi ed andare alla scoperta di questo mondo!
17.09.09 Miami
Sono seduto al tavolino di un fast-food, ho mangiato un hot dog con patatine fritte ma ho ancora un po` di fame. E` da questa mattina alle 5.30 che sono in viaggio, ho cambiato 3 stati, preso 2 aerei, visto migliaia di persone, senza mai uscire all'aperto. Respiro aria condizionata da 12 ore e non ho idea della temperatura esterna.
Non vedo l'ora di arrivare alla casa che, per un mese, sarà la MIA casa con la mia nuova famiglia, della quale non so assolutamente niente. Posso solo immaginare che questa Antigua, sara` molto differente da quella dove mi sono trovato per sbagli.
Credo che, ora, comincero` a camminare avanti e indietro osservando quello che mi circonda cercando di rimanere sveglio.
venerdì 18 settembre 2009
17.09.09 Portorico
Il primo ad attendermi alla dogana era un uomo molto gentile che si e`messo a raccontarmi un pezzo della sua vita in Italia, durata due anni. Mi parlava in spagnolo, cercando di inserire nelle lunghe ed elaborate frasi, qualche parola di italiano. Io annuivo, sorridevo, ma sinceramente capivo poco. Rispondevo instintivamente in inglese, pensavo in italiano e quando provavo ad esprimermi in spagnolo, parlavo portoghese! Che casino!
Ho ritirato il mio zaino e passati un paio di controlli l`ho consegnato a degli addetti che mi hanno assicurato arriveraà con me a Guatemala City.
Sono circa le 10 del mattino, credo che il volo sia durato circa un paio d'ore. Il prossimo, diretto a Miami parte alle 14.20, quindi non mi rimane altro che aspettare. Se potessi mi distenderei in terra per dormire un po'....non e`detto che non lo faccia.
Prima stavo parlando di Antigua-Barbuda: questi 10 giorni sono volati via come una piuma trasportata dal vento. Ho vissuto bellissimi momenti, a volte durati intere ore, altri, solo pochi secondi.
Ho conosciuto tantissima gente, proveniente da tutto il mondo.
Vivendo con Greg ho avuto la possibilita` di capire quali siano gli aspetti positivi e negativi di vivere in un isola dei Caraibi. La stessa cosa e` avvenuta con Kwanza, che ho scoperto essere una persona molto precisa e responsabile. Probabilmente, se avessi pernottato in uno dei tanti hotel dell'isola, non sarei riuscito ad integrarmi in così poco tempo con le persone che vivono qui.
Non posso dire di aver visto tutte le spiagge, ma, visitandone una diversa tutti i giorni avrei dovuto restare qui per più di un anno per poterlo fare.
Incontrare Jan Paul, è stata una vera svolta. Ci siamo trovati subito bene ed abbiamo molti ideali in comune. Avendo la macchina, mi ha sempre accompagnato alle spiagge e ,nel ristorante che gestisce con Flo`, ho sempre avuto un posto dove andare la sera dopo cena per aspettare che la notte prendesse vita.
Ieri sera ho mangiato per la prima volta al loro ristorante perche`ero curioso di assagiare la cucina di Flo`, tanto raccomandata da Jan Paul. Mi ha servito un piatto con una grande ¨palla¨ avvolta nell'alluminio, una porzione di pure` in una tazza di porcellana e due pezzi di pane caldo fatto in casa. Mentre Jan Paul apriva con delicatezza il cartoccio, un denso fumo bianco si dissolveva nell'aria emanando una fragranza molto invitante. Io mi alzavo dallo sgabello, sbirciando nel cartoccio, ero impaziente ed affamato. Flo` mi aveva cucinato un pesce al forno, posto su un letto di verdure con una salsa molto speziata. Un piatto dai mille sapori, a seconda di dove decidevo di infilare la mia forchetta, i gusti variavano e si mescolavano tra loro. E` stata la prima volta da quando sono partito che ho gustato un sapore veramente nuovo, mai provato prima in nessun altro posto. Era delizioso.
Amo provare nuovi cibi, anche se l'aspetto o il profumo non sono di mio gradimento, non era questo caso, assaggio tutto e la maggior parte delle volte mi devo ricredere.
17.09.09 Antigua-Barbuda
Faccio fatica a tenere gli occhi aperti, questa mattina sono rientrato a casa alle 5 passate, giusto il tempo per prendere in fretta le mie cose,immaginare di fare una doccia (non c'era acqua in casa...), ed il taxi e` arrivato.
E' successo tutto cosi` velocemente che non me ne sono nemmeno reso conto, sono partito e non so se mai rivedro`qualcuno di questi miei nuovi amici; so solo che l'ultima notte ad Antigua-Barbuda, e`stata davvero speciale. Ha lasciato un segno dentro di me, nella mia mente e nel mio cuore. Non dimenticherò mai la notte del 16.09.09, la notte in cui ho capito di aver commesso il miglior errore della mia vita a venire qui....la notte in cui e`successo di tutto....
lunedì 14 settembre 2009
14.09.2009 Antigua-Barbuda
Il viaggio di ritorno e` stato piu ` lungo del previsto, ma questo mi ha permesso di assistere ad un tramonto ammaliante. Il sole infuocato andava a spegnersi pigramente nel mare. Nel cielo, le nuvole si coloravano di rosa e la luce si rifletteva sull`acqua tracciando una linea scura all`orizzonte.
Arrivati al porto era, ormai, buio e Martin decise di attraccare la barca ad una boa. Io facevo luce con una piccola torcia mentre le vele venivano ripiegate con cura ed i nodi, complicatissimi, sciolti: erano uno diverso dall`altro. Abbiamo ripreso le nostre cose e, saliti sul gommone, ci siamo diretti verso il porto proprio sotto casa mia.
E` stato molto piacevole e divertente. Questa esperienza mi ha dato la possibilita` di imparare qualcosa sul funzionamento delle barche a vela.
Oggi non sono stato altrettanto fortunato.... La ragazza che lavora nell`ufficio dove affittano gli scooter, ad un centinaio di metri da casa mia, mi ha informato che non ne aveva disponibili, cosa molto strana data la bassa stagione. Sono tornato a casa ed ho ripreso quella dannata bici! Avevo una destinazione ben precisa, che non sono mai riuscito a raggiungere. Mostravo la mia cartina ai passanti, che pero` non conoscevano il nome della spiaggia dove ero diretto. Tutti mi indicavano vie diverse l`una dall`altra ed io stavo cominciando a stancarmi. Ho intrapreso una lunga strada asfaltata ed ho deciso che sarei arrivato fino alla cima della montagna di fronte a me. Dopo quasi un intero album di Fabrizio de Andre` e numerose soste per fotografare il paesaggio circostante, ho visto un cartello con su scritto " Benvenuti al parco naturale di Antigua".
Ero in cima ad un crepuscolo, a strapiombo sul mare, dal quale potevo vedere quasi tutta l`isola. Le barche nel mare sembravano formiche galleggianti. Mi sono sentito molto gratificato dalla mia fatica, ma ancora non sapevo dove diavolo era la mia spiaggia. Scendendo per quella stessa strada, che e` l`unica a raggiungere quella piazzetta del "belvedere", ho notato alla mia sinistra una deviazione con la scritta "beach". Finalmente ero arrivato. Una delle mie tante guide di oggi mi aveva parlato di quella spiaggia e mi aveva consigliato, una volta raggiunta, di proseguire per quella successiva, piu` piccola, ma isolata ed incotaminata. Per raggiungerla, ho percorso un sentiero strettissimo, delimitato da cactus e piante di ogni genere. Il posto era incantevole ed io mi sono sentito a mio agio.
Dopo un paio d`ore, ho deciso di tornare sull`altra spiaggia alla ricerca di un po` d`ombra. Appena caricata sulle spalle la bicicletta, per affrontare la prima parte del sentiero, mi sono accorto che la ruota anteriore era a terra! Avevo bucato! Cazzo!
Mi e` salito lo sconforto nel pensare di dover tornare a casa a piedi, ero ad almeno 10 km di distanza... Per non pensarci, mi son disteso sotto ad un grande ombrellone di paglia e mi sono lasciato trasportare dalla stanchezza in un profondo sonno.
Quando mi sono svegliato erano gia le 16.00. Ho comprato una bottiglia d`acqua e mi sono fatto gonfiare la gomma da 2 sudamericani che lavoravano in un`officina. Le mie speranze si sono dissolte in pochi minuti, la ruota era di nuovo a terra! Cosi` mi sono incamminato cercando energie nelle canzoni allegre di Ivete San Gallo. Dopo solo 5 minuti di cammino in salita, ho udito avvicinarsi un pk nero con un uomo al volante. Instintivamente mi sono voltato, ho sollevato il braccio sinistro con il pollice alzato, mentre i miei occhi gridavano :" AIUTO!" Ho raccontato al conducente l`accaduto, che mi ha detto che pero` non andava nella mia direzione.
Dopo qualche secondo di riflessione mi ha fatto un cenno di salire, dicendo:
"ok man!". Ho caricato velocemente la bicicletta nel cassone posteriore e sono montato in macchina. Mi ha accompagnato fin sotto casa, evitandomi almeno 2 ore di cammino. Non e` la prima volta che ho conferma della disponbilita` della gente del posto.
Greg e` rientrato da pochi minuti e gli ho detto come sono andate le cose. Domani andro` ad informarmi dove posso farla riparare. Lui dice:" don`t worry Matteo".
Adesso mangero` qualcosa, poi voglio andare al ristorante di Jan Paul per vedere di organizzare qualcosa per stasera.....
domenica 13 settembre 2009
12.09.2009 Antigua-Barbuda
Dopo la faticosa ma indimenticabile giornata di ieri, le mie intenzioni erano quelle di cenare ed andare a dormire presto. E` accaduto l`esatto contrario! A fare compagnia a me e Greg per la cena si e` unito Martin. Un uomo alto, magro e molto peloso. Una folta barba brizzolata copriva in parte un`espressione molto tranquilla e rilassata del suo viso. Con lui c`era George, un cane docile ed affettuoso, che rimaneva sempre al suo fianco. Lui e` nato in Sud Africa, ma ormai e` qui da una vita. Si occupa del mantenimento della flora in alcune riserve dell`isola. Ha subito intrapreso con Greg un lungo dibattito a sfondo politico, dopo averci ricordato che ieri era l`11 settembre. Io ho ascoltato con attenzione, ma ho capito solo a grandi linee quello che stavano dicendo. Greg dopo cena si è messo al pc, ed io ho avuto modo di parlare molto con Martin e di raccontargli la mia storia che lo ha affascinato (mi ha teso la mano come in segno di rispetto ). Ci ha invitato per una gita sulla sua barca a vela, l'appuntamento è per domenica pomeriggio.
Visitare le spiagge a bordo di una barca è sempre stato il mio sogno, sto fremendo per l`attesa.
Verso le 23.00 Martin ando` a casa, io ero molto stanco, ma quando Greg mi propose di andare a bere qualcosa in un bar nel villaggio, non fui capace di rifiutare. Dalla Pineapple House si poteva udire una forte musica reggae che proveniva dal fondo della strada. Ero ignaro che saremmo andati proprio nel bar dove era in corso un concerto di musica dal vivo.
La musica era molto alta e coinvolgente, era impossibile non seguire quel ritmo con il corpo. Il gruppo era composto da 6 elementi: due cantanti, un batterista, un bassista, un chitarrista ed un giovane ragazzo alle pianole. La cantante, una ragazza bellissima, indossava tacchi alti, pantaloncini rossi molto corti ed un top in pelle nera. La sua voce era molto intensa ed intonata e si abbinava perfettamente con il genere musicale, sembrava una professionista. Ballava con disinvoltura e sensualita`, ondeggiando con il corpo dava vita alle sue forme prorompenti. Ad accompagnarla, un ragazzo molto magro con un abbigliamento a dir poco stravagante: un cappello da cowboy nero, una giacca rossa e bianca in nylon, stile anni 70, con sotto una maglietta bianca dalla quale uscivano le classiche targhette dei marines, Jeans larghi da rapper ed un paio di scarponcini marroni. Grondava di sudore, a causa della giacca e del grande caldo all`interno del locale. Sentivo un forte odore di fumo e melanina nell`aria. Persone di molte razze diverse ballavano e si divertivano. Sembrava quasi che tutti si conoscessero. Io sono rimasto per gran parte della serata al bancone a parlare con Susanne, la ragazza che era venuta al party. Dopo qualche minuto e` arrivato anche Jan Paul,- che in questo momento dorme disteso su di una sdraio vicino a me, sulla spiaggia di Lignum Vitea Bay, nel quartiere di Jolly Harbor.
Susanne mi ha presentato Antonio, un ragazzo dal padre italiano e madre cubana. Il tempo e` volato via senza che me potessi rendere conto ed alla fine della serata, Greg ha pensato bene di invitare qualcuno di loro a casa nostra: Susanne, Antonio, sua moglie, ed un americano, che aveva esagerato un po` troppo con il bere e non era di molte parole. Antonio mi ha raccontato la sua storia con un italiano imperfetto ma facilmente comprensibile. E` nato in Italia dove ha vissuto per i primi 5 anni. Dopo il divorzio dei genitori si e` trasferito a Londra con la madre, dove ha passato gran parte della sua vita. Ha conosciuto sua moglie, figlia di un uomo che qui ad Antigua è importante. Hanno due figli, di 3 e 5 anni. Mi ha raccontato che suo fratello, dopo la morte del padre l`ha imbrogliato, accaparrandosi tutta l`eredita`. Costui e` italiano e figlio di un`altra madre. Dopo l`accaduto, la sua vita a Londra era diventata difficile, ha deciso così di raggiungere la suocera , che per motivi di salute si era già traferita qui.
Ho iniziato a nutrire un certo interesse nei confronti di Susanne e ne ho parlato con Antonio che mi ha consigliato di non forzare la cosa e lasciare che il destino facccia il suo corso.
Il suo primo appuntamento con la moglie non ando` a buon fine. Solo dopo 5 anni, senza essersi mai piu` rivisti, si incontrarono ad una festa per puro caso e dopo poco tempo, si sposarono.
Oggi, Jan Paul e` passato a prendermi verso le 12.30 e siamo venuti a trascorrere il pomeriggio su questa nuova spiaggia. Nel lungo tragitto, con l`auto che ha noleggiato per un mese, ho visto spiagge incantevoli, simili tra loro, ma uniche.
Domani mi aspetta la gita in barca con Martin e non vedo l`ora che arrivi quel momento.
Adesso mi faccio un tuffo, poi mangero` qualcosa al bar che si trova alle mie spalle perche` il mio stomaco sta cominciando a lamentarsi.
sabato 12 settembre 2009
11.09.2009 Antigua-Barbuda
Questa mattina mi sono svegliato presto, ho fatto una doccia e mi sono preparato per la spiaggia. Ieri sera, a cena, Greg mi ha indicato sulla cartina una spiaggia chiamata "Rendezvous Bay": si trova sul lato opposto del promontorio situato dall`altra parte del golfo di English Harbor. Mi ha avvertito dicendo che se ci fossi andato con la bicicletta, sarebbe stata una una vera e propria avventura. Solo a sentire quella parola mi sono esaltato.
Dopo quache km di strada asfaltata, percorso con una andatuta rilassata, mi sono fermato a chiedere informazioni ad un signore che stava lavando la propria auto nel cortile di casa. Mi ha indicato la via, ma è stato chiaro nell`informarmi che, con quella bicicletta, non avrei mai potuto percorrere quelle strade di montagna e che a piedi ci sarebbero voluti circa 50 minuti. Io, non curante dell` avvertimento ho proseguito.
Sono arrivato senza problemi fino al maneggio di cui mi aveva parlato Greg, dove ho chiesto conferma sulla mia direzione ad uomo anziano. La strada ha iniziato ad essere sempre piu` ripida, ed io, inserendo man mano rapporti sempre piu` corti, ho cominciato a sentire la stanchezza. Le marce sono finite in fretta e quando ho girato alla prima curva, mi sono trovato davanti una salita di almeno 80 metri, con una pendenza sconfortante. Sono stato costretto a scendere dalla bici, fermarmi, toglermi la maglietta, gia` bagnata dal sudore, e bere dell`acqua. Quella sosta e` stata la prima delle due volte in cui ho pensato che non avesse senso continuare e che fosse meglio tornare indietro. Ho guardato le due montagne verdi dietro la salita ed ho capito che quella strada mi avrebbe fatto passare nel centro di una giungla. Mi sono fatto coraggio ed ho proseguito camminando e trascinando la bicicletta al mio fianco.
La strada era completamente dissestata e si alternavano salite e discese continue. Montavo e smontavo dalle due ruote in continuazione cercando di approfittare dei pochi tratti percorribili pedalando. Grondavo di sudore, potevo facilmente sentire il cuore palpitare con forza nelle mie tempie. Ogni tanto facevo qualche sosta per riprendere fiato. In un tratto di discesa molto ripida, avendo il freno posteriore quasi inesistente, ho forzato troppo su quello davanti perche` stavo acquistando molta velocita`. La ruota si e` inchiodata, cominciando a scivolare lateralmente. Non sono caduto per miracolo, ma mi sono preso un bello spavento. Quella e` stata la seconda volta che ho pensato di voler tornare sui miei passi. Mi son detto pero`, che se l`avessi fatto, tutti i miei sforzi sarebbero stati vani e sarebbe stato come se non fossi nemmeno uscito di casa la mattina. Poi, d`un tratto, ho visto il mare all`orizzonte, tra le due montagne. Ho pensato che la strada da fare era ancora molta, ma ormai era diventata una vera e propria sfida con me stesso. Ho rischiato di cadere ancora un paio di volte, mi sono graffiato il braccio con dei rami e procurato i crampi alle mani per quanto sono stato costretto a frenare con le manopole in una posizione assurda e scomoda. Stavo pensando che non sarei mai piu` arrivato, quando la strada e` diventata facilmente percorribile ed e` tornata ad essere in piano. Dopo un cinquantina di metri, finalmente, ecco l`accesso alla spiaggia. Senza pensarci due volte sono saltato giu` dal sellino e camminato sulla sabbia: una piccola insenatura con molte rocce. Ho capito subito che non potevo aver fatto tutta quella strada per arrivare solo lì: c`era qualcosa che non andava.
Ho deciso di proseguire sul bagnasciuga fino al promontorio davanti a me per vedere che cosa si nascondesse dietro quelle rocce. Per attraversare ho dovuto, addirittura, caricarmi la bicicletta sulle spalle e camminare con le scarpe dentro l`acqua che mi arrivava alle ginocchia. Superato quell`ultimo ostacolo, è apparsa davanti a me una nuova spiaggia ed il tempo si e` fermato.
Ho lasciato cadere la bici sulla sabbia e sono rimasto immobile, incantato da quella vista, mentre una lacrima mi scendeva lentamente sul viso. Ho iniziato a fare foto a raffica, da tutte le posizioni, mi sono arrampicato sulle rocce, disteso a terra, entrato in acqua, cercando di immortalare quello che avevo davanti agli occhi. Ho camminato per tutta la lunghezze della spiaggia deserta(250 metri circa, spingendo la bici che affondava nella finissima sabbia, come se dovessi faticare ancora un po` prima di ricevere il mio premio. Ho posato la mia roba ed ho cominciato a correre il piu` veloce possibile verso l`oceano, dove mi sono tuffato provando un grande sollievo.
Guardando verso la riva, mi sono sentito come un protagonista della famosa serie televisiva "Lost". Il paesaggio intorno a me e` esattamente quello che mi teneva incollato al televisore per seguire le vicende dei superstiti del volo 815 della Oceanic. Credo di aver passato almeno un`ora in acqua e per concludere la mia giornata dedicata al triatlon, ho fatto una lunga nuotata ma senza allontanarmi troppo dalla riva. Se avessi avuto bisogno di aiuto, qui, sarebbe stato un grosso problema...
Ho continuato a fare foto arrampicandomi sulla scogliera, passeggiato e preso il sole disteso sulla riva, fino a quando non sono tornato sull`altro lato. Fissato il pareo in terra con quattro bastoncini piantati nelle cuciture alle estremita`, nell`unico posto all`ombra di tutta la spiaggia, mi sono disteso ed ascoltando il mare addormentato. Ho dormito benissimo, per almeno 2 ore. Quando mi sono svegliato il pareo era completamente ricoperto di sabbia trasportata dal vento. Ancora un po` stordito dal mio riposo, mi sono tuffato in acqua e mi sono reso conto che non stavo sognando. Gardandomi intorno, ho sorriso ed ho gridato al cielo con tutte le mie forze:" C`e` nessuno? C`e` nessuno qui?", come avevo visto fare in un film con Leonardo DiCaprio. Non ricevendo nessuna risposta alla mia eco ho avuto un`idea: mi sono sfilato il costume e l`ho lanciato sulla sabbia. Immerso nell`oceano ho nuotato radente al fondale marino fino a quando ho avuto fiato.
Mi sono sentito libero! Come mai nella vita. Ero solo, nudo, emozionato, ...... felice.
E` la prima volta che faccio il bagno nudo nel mare, ed in questa circostanza e` stato davvero memorabile. Mentre scrivo, e` arrivato un motoscafo che ha scaricato i soliti turisti. Il ragazzo dell`equipaggio, dopo averli serviti con bevande fresche ne ha offerta una anche a me. L`ho ringraziato di cuore, spigandogli che avevo finito l`acqua e che la strada che avevo percorso era stata molto dura. Lui, che sicuramente aveva provato la cosa prima di me, e` tornato sulla barca e mi ha portato una tanica in plastica con circa un litro d`acqua, nella quale ha messo alcuni cubetti di ghiaccio. Sapendo quello che mi aspettava per ritornare a casa ho apprezzato molto quel gesto.
Sono gia` ripartiti ed io sono di nuovo solo. Davanti ai miei occhi c`e` un paesaggio paradisiaco! Vorrei restare qui per sempre, se potessi vivere di aria, non tornerei mai a casa.... Cosa che invece tra poco dovro` fare perche` qui il sole tramonta presto e non voglio trovarmi al buio in quella giungla. Comunque mi sento pronto ad affrontare nuovamente quel sentiero insidioso. Una volta fatta una cosa, nella vita, la si puo` rifare per sempre....
giovedì 10 settembre 2009
10.09.2009 Antigua-Barbuda
Il primo e` nato in Sud Africa e vive qui da diversi anni, anch' egli come lavoro guida le barche, ma mi sembra di aver capito che lo fa per tratte abbastanza lunghe.
Sandy fa la cuoca in un ristorante ed e` nativa dell`isola, come Roony che pero` non so cosa faccia per vivere. Susanne e` arrivata con qualche minuto di ritardo, seguita da Antonio,un ragazzo italiano. Lei lavora in un bar, dove non ho afferrato se sia una dipendente oppure la proprietaria. Antonio e` di Brescia, e` qui da 10 mesi e` fa il direttore di un albergo. Ha un contratto fino al 2010. E` un ragazzo simpatico, ben vestito e molto sicuro di sè. Il suo inglese e` perfetto e si esprime con disinvoltura, tanto che, mentre parlava con me si lasciava scappare qualche parola in lingua anglosassone. Ha iniziato la sua carriera come istruttore subacqueo, ha vissuto e lavorato per diversi anni in Egitto, alle Maldive ed in altre localita` turistiche per poi tornare in italia, dove pero`, dice di non aver resistito e un anno piu` tardi essere partito per venire ad Antiga-Barbuda. Greg ha riposto sul tavolo il piatto di guacamole che aveva preparato nel pomeriggio ed ha aperto un grosso sacchetto di tacos da mangiare con la salsa. Io ho tirato fuori dal frigorifero la pasta in insalata, cucinata da me e l`ho offerta agli ospiti. Antonio ha apprezzato molto mangiare qualcosa di italiano. Il bere era self-service, chiunque poteva prendere una birra dal frizeer o prepararsi il cocktail preferito con le bottiglie sul bancone della cucina, ghiaccio e lime.
Dopo un'ora circa si sono aggiunti 3 francesi: Didier, un uomo dai tratti marocchini, sulla quarantina, tra loro, quello con la maggior padronanza di inglese. Flo`, che non ho capito se fosse la sua ragazza, e` una donna magra ma muscolosa, con i capelli corti ed il viso un po` scavato. Un coloratissimo tatuaggio le parte dal polso del braccio sinistro e passando su gran parte della schiena arriva fino alla caviglia della gamba destra. Per sapere cosa c`era disegnato avrei dovuto vederla completamente nuda.
Il suo inglese e` paragonabile al mio, ma con un forte accento francese che non riesce ancora a placare. In fine Jan Paul, un ragazzo della mia eta`, di origini vietnamite che viveva a Marsiglia. E` arrivato da 2 mesi e lavora nel ristorante di Didier e Flo`. Sono riuscito a parlare un po` con tutti, anche se la musica alta non mi era di grande aiuto per comunicare. Il centro della festa rimaneva il tavolino, ma si formavano, in continuazione, gruppetti e coppie per lunghe ed animate conversazioni. Un americano, due italiani, un sudafricano, due antiguani, due francesi ed un vietnamita tutti nella stessa casa, ai Caraibi, a mangiare, bere, fumare, ascoltare musica e ridere fino alle lacrime. Questa si che e` una festa!
Gli ultimi a lasciare Pinneaple House sono stati i francesi ed io sono rimasto a commentare la serata con Greg per ancora qualche minuto, poi ci siamo accorti che erano le 4 del mattino e ci siamo ritirati nelle camere.
Sono stato benissimo, tutto era molto tranquillo e nulla esagerato. Per essere stato il mio primo party, posso ritenermi piu` che soddisfatto.
Oggi, in tarda mattinata, mentre stavo per andare a spiaggia, Greg si e` svegliato e` mi ha proposto di andare con lui in citta`, dove, alle 13.30, aveva un appuntamento con un suo amico per il pranzo.
Ho posato lo zaino, indossato una maglietta e siamo partiti. Mentre mi sorreggevo con il braccio sinistro alla maniglia sopra la portiera, cercando di attenuare la guida sportiva di Greg, mi guardavo intorno. La sua e` una piccola utilitaria di bassa cilindrara, di colore verde pastello, che deve aver vissuto momenti migliori in passato. Credo che siano almeno 10 anni che non la lava e dentro c`e` un po` di tutto. Ad ogni dosso si sente il paraurti anteriore emettere un suono di sofferenza mentre raschia contro l`asfalto, ma la cosa sembra non preoccupare minimamente il pilota e tanto meno me.
Piccole case di tutti i colori, costruite in legno, si alternano a grandi ville immerse nella vegetazione degli altopiani dell`isola.
Arriviamo in citta` in circa 25 minuti ed ancora non so se parteciperò al pranzo o no.
Mentre si faceva largo tra l`intenso traffico dell`ora di punta mi illustrava a grandi linee come e` strutturata la citta`.
Non ho avuto il tempo di capire dove fossimo, perchè essendo passati attraverso viuzze strette ed a senso unico, per risparmiare qualche minuto, ho perso completamente il senso dell`orientamento.
Si ferma, accostando al lato di un marciapiede e si volta verso di me. In quell`istante capisco che sono arrivato, ignoro dove, ma dovevo scendere.
Mi saluta, dicendo che potrò, facilmente, ritornare in autobus e , nel caso avessi qualche problema potrò chiamarlo al cellulare verso le 14.30.
Scesi dall`auto, feci un giro su me stesso e sorrisi. "E adesso? N`do vo`?". Vidi il mare in lontananza, al fondo della strada e decisi di cominciare da lì.
La citta` e` molto colorata e piena di vita. Ogni negozio, banchetto, bar o ristorante attira l`attenzione dei passanti con musica reggae ad alto volume.
C`e` musica reggae ovunque e passeggiando si odono le canzoni mixarsi fra loro. Per gli uomini, la capigliatura piu` comune è quella con i rasta, chi non li porta ha invece un taglio molto corto. Le donne indossano vestiti dalle tinte appariscenti e rincorrono la moda con una decina d`anni di ritardo. Un profumo di frutta si mischia con quello del mare e dei gas di scarico delle grandi macchine che popolano le strade della citta`, creando una miscela gradevole all`olfatto.
Raggiunto il mare voltai a sinistra dirigendomi verso un piccolo centro commerciale e notai dalle vetrine le grandi firme americane ed europee. Nei negozi vuoti, i commessi attendevano annoiati qualche turista. Continuai a seguire la musica, fino ad arrivare ad una piccola piazza affollata vicino alla stazione degli autobus. Ad attirarmi all`interno del grande edificio dall`aspetto rude fu la scritta "market". Pensai di essere arrivato nel museo della frutta. La fragranza nell`aria era esaltante, grandi banconi esponevano in modo ordinato centinaia di frutti esotici colorando l`atmosfera. Arrivato sul lato opposto ero tentato di tornare indietro per ripercorrere quella via della prosperita`. Sentii in lontananza gli schiamazzi allegri dei bambini ed un fiume di ragazzi vestiti con divise scolastiche stava venendo nella mia direzione. Camminando controcorrente arrivai alla scuola. In modo rumoroso e disordinato bambini dai 6 ai 15 anni si avviavano giulivi verso casa. Rimasi fermo a guardarli per qualche minuto, poi decisi di proseguire la mia passeggiata. Il sole batteva forte sulla mia testa ed a causa delle abitazioni molto basse era difficile trovare un po` d`ombra. Mi accorsi di essere l`unico bianco per le strade della capitale. Dopo quasi un`ora di cammino, mi fermai a comprare una bottiglia di acqua fresca in uno dei tanti negozietti di una stradina secondaria. La consumai seduto all`ombra di un cartellone pubblicitario, perche` la prima regola del viaggiatore e` di non camminare mai in un paese straniero con una bottiglia di acqua in mano, equivarrebbe a scriversi sulla fronte "Sono un turista!". Quando passai la prima volta davanti alla stazione degli autobus ero distratto dal mercato e non la notai, solo chiedendo informazioni ad un passante intuii che ero andato esattamente dalla parte opposta. Per non ripercorrere 2 volte la stessa strada, che e` la seconda regola del viaggiatore, ne presi una vicino e parallela. Tra grandi pannelli di ferro arruginito usati come recinzioni, si riuscivano ad intravedere i cortili delle piccole abitazioni, con i panni stesi vicino a vecchia ferraglia accatastata. Alla stazione domandai alla grossa donna della guardiola dove potevo prendere il bus diretto a English Harbor. Gentilmente mi indico` il terzo marciapiede alla mia sinistra e mi disse che era il numero 17 (seventeen), ma io capii 70 (seventy). Passai davanti ad un piccolo pulmino bianco con il numero 17 nell`angolo del parabrezza, lo ignorai e mentre vagavo alla ricerca del mio 70, un uomo seduto al suo banchino dove vendeva caramelle noto` sul mio volto l`espressione di uno che non sa dove deve andare e si propose di aiutarmi. Mi indico` il pulmino bianco a pochi metri da noi ed io mi ci avvicinai. Infilai la testa nella porta posta sul lato sinistro e mi trovai di fronte una ventina di persone intente a guardarmi con un`aria un po` scocciata per l`attesa. Sembrava che stessero aspettando me! Nel tirar fuori la testa domandai al ragazzino davanti a me se era il bus diretto a English Harbor e lui annuendo, in sole due rapide mosse apri` con un braccio il seggiolino pieghevole alla sua sinistra: era l`ultimo posto disponibile. Dopo circa 5 minuti di viaggio, quando stavo cominciando a rilassarmi, una voce rauca di una donna grido` alle mie spalle :"Stop bus!" . Dopo qualche metro accostammo vicino ad un cartello rosso che indicava la fermata con la scritta "STOP BUS" e la porta si apri` quasi schiacciandomi la gamba. Mi alzai rapidamente e mentre il ragazzino ripiegava il seggiolino mi trovai tra la seconda e la terza fila , in piedi con la testa china in avanti. Una ragazza scese dal pulmino seguita da una signora che senza nemmeno guardarmi negli occhi mi porse la mano con dentro le monete necessarie per pagare la corsa. Sorpreso da quel gesto, mi voltai verso l`autista, che continuando a guardare di fronte a sè, allungo` un braccio all`indietro ed apri` la mano. Gli feci cadere le monete della signora e dopo che la ragazza era risalita tornai al mio posto. Avevo capito come funzionava. Ogni volta che qualcuno gridava:"bus stop!" la scena si ripeteva ed io per la meta` del viaggio sono diventato una specie di controllore.
Tutti i seggiolini posti tra le due file laterali erano come il mio e le persone che vi erano sedute sopra dovevano scendere dal mezzo se qualcuno dietro di loro era arrivato a destinazione. Vidi scendere fino a 4 persone per farne passare una. Dopo una quindicina di minuti e una decina di fermate, potei cambiare posto e cominciare a godermi il viaggio.
Il minibus era ormai mezzo vuoto quando una ragazza di circa 25 anni sali` e si sedette al mio fianco, essendo quello il primo posto disponibile. Indossava un paio di jeans attillati, una maglietta nera e un cappellino da baseball dal quale usciva una coda di folti capelli lunghi e neri. Era molto bella, sul viso un`espressione candida, con delle labbra carnose che le largivano un pizzico di sensualita`. Mi ricordava molto Laurin Hill, la cantante dei Fugees. Abbassando lo sguardo notai le sue piccole ed esili mani con le quali teneva il cellulare, aveva entrambi i mignoli lunghi solo 2 cm, ma altrettanto curati come il resto delle dita. Timidamente li nascose facendo scivolare le mani tra le ginocchia. Passai tutto il resto del viaggio ad ammirare il suo profilo senza essere indiscreto. Scese qualche fermata prima di me e mentre il bus ripartiva, dalla strada, mi concesse il primo sguardo ed uno splendido sorriso. Quel sorriso, ricambiato dal finestrino di un pulmino e` stato il momento piu` bello della mia giornata. Sono sceso quando ho riconosciuto il mini market dove ero stato il primo giorno, dovevo comprare dell`acqua.
Alla Pineapple House abbiamo uno di quei bidoni da 10 litri, con sotto i due rubinetti per l`acqua fresca o a temperatura ambiente. Prima del party, ieri sera, ero seduto sul divano e, mentre Greg leggeva le ultime notizie su internet, vidi Duk, il cane, entrare in casae dopo avermi salutato muovendo la coda, dare una ricca leccata al rubinetto dal quale noi ci serviamo!!!!!!!!
Sarebbe meglio ne fossi rimasto all`oscuro!...........
.. Ho approfittato della mia visita in città per informarmi sul prezzo per affittare uno scooter, sul retro di una grande casa bianca sulla strada. Costa 40$ US, per un giorno o 35$ US per piu` di uno. Dovro` quindi valutare per quanti giorni potro` permettermi questo lusso.
Oggi pomeriggio sono tornato alla mia solita spiaggia ed ho atteso il tramonto prima di tornare a casa. Ho cenato con Greg, terminando la pasta in insalata avanzata ieri sera. Ora sto aspettando che lui finisca di parlare con la sua amica di Bali davanti al pc, ma si e` appena aperto una birra, quindi credo che la cosa andra` a prolungarsi piu` del previsto. Intanto scrivo, ascolto Ben Harper e guardo le luci del porto riflettersi nell`acqua.
09.09.2009 Antigua-Barbuda
Questa volta sono davvero solo, sono circa le 11 del mattino ed un`ora fa, quando sono uscito di casa, Greg ancora dormiva. Duk era legato fuori dalla sua stanza, quindi non e` potuto venire. La spiaggia e` deserta, silenziosa, incantevole. Il cielo e` stato dipinto questa mattina presto da Vincent Van Gogh, che colpendo con delicatezza migliaia di volte una tela celeste con un piccolo pennello inzuppato nel bianco, ha creato dei sottili letti di nuvole sparsi nel cielo. L`oceano e` piatto, tanto da sembrare immobile, le onde si accasciano pigramente sulla riva con un ritmo rilassante. I colori sono indescrivibili, mille tonalita` che si fondono tra loro, azzurro, verde, bianco, verde smeraldo, blu... tutto in una grande chiazza cristallina. Non odo nemmeno un suono prodotto dall`uomo, neppure in lontananza, sento solo la famosa musica della natura. Le onde che si infrangono, gli uccellini che cinguettano, il fruscio delle foglie accarezzate timidamente del vento. "Che spettacolo....! Altro che FULL HD!". Sono disteso sul mio pareo sotto ad una palma alta circa 2 metri, con vicino un`altra pianta di cui non conosco il nome, i suoi rami, colmi di foglie verdi e rotonde, sono a pochi centimetri da me e creano un`ampio spazio d`ombra. In fondo alla spiaggia c`e` un porticciolo in legno, lungo circa 50 metri, entra dentro il mare fino a dove l` acqua e` profonda circa 3 o 4 metri. Tra poco andro` a fare un tuffo da lì e faro` una lunga nuotata in questo specchio di acqua limpida che oggi, Dio, ha voluto lasciare tutto per me! Simone mi spiegava ieri che nel periodo di alta stagione, che ha inizio a novembre, questa spiaggia e` tra le piu` affollate dell`isola ed io mi ritengo fortunato a potermela godere da solo!
mercoledì 9 settembre 2009
08.09.2009 Antigua-Barbuda
Sto avendo modo di conoscerlo e mi sembra un tipo a posto. Ieri sera ho cucinato fusilli al tonno con sugo di pomodoro, ignorando che Kwanza non mangia pesce! Cosi` li abbiamo gustati solo io e Greg e il povero Kwanza e` sceso a prendersi del ketchup, sussurrando:"no problem, no problem.." Quando, finito di cenare, e` andato a casa, sono rimasto in terrazza con Greg a sorseggiare dello scadente ma bevibile vino bianco, ascoltare ottima musica e discutere su qualsiasi argomento. Per esempio, per lui, vivere ad Antigua e` diventato stressante. Dice che con la sua attivita` non guadagna molti soldi e dopo 25 anni e` un po` scocciato dalla gente del posto che dice essere molto ignorante. Secondo il suo punto di vista non e` tutto cosi` "no problem...". Quando domandai a Kwanza se sull`isola qualcuno avesse problemi di soldi, mi rispose di no:" Problem? Where is the problem?". Greg mi ha detto che molta gente nativa dell`isola e` povera ed altri arrivano da diversi stati africani ed imparano solo qui l`inglese. "Io faccio un po` di fatica a capire Kwanza e gli Antiguani quando parlano." gli ho detto con tono timoroso di poter offendere qualcuno. Spalancando gli occhi ed alzando entrambe le braccia mostrandomi i palmi delle mani mi risponde esclamando:" io sono americano, parlo inglese, vivo qui da 25 anni ed ancora non riesco a capirli....".
Scoppiammo in una grassa risata e bevemmo un sorso di vino. Ad interromperci una chiamata da skype di una donna con la quale ha parlato per circa 15 minuti. Non ho ne` capito ne` ascoltato con molta attenzione quello che si sono detti. Posso solo dire che lei aveva una voce molto profonda e rassicurante, lui parlava con tono di educata venerazione. Terminata la conversazione Greg mi ha detto che e` una sua amica che vive a Bali e spera che tra loro presto possa nascere qualcosa.
Verso mezzanotte, Greg si e` ritirato nella sua stanza, io ho atteso con gioia che finisse il cd di musica cubana per andare a dormire.
Oggi pomeriggio, dopo l`ora di pranzo, Greg mi ha accompagnato con la sua macchina al supermercato dall`altra sponda del golfo. Speravamo di trovare il necessario per il "party" che ha organizzato per domani sera alle 20.00 presso la Pinneapple House. Invece ho comprato solo alcune cose spendendo 50$ EC, cioe` dollari locali che hanno un valore di circa il 30 per cento inferiore di quelli americani, detti US, e siamo tornati a casa.
Mi ha fatto un po` effetto sedermi sui sedili anteriori di un auto con la guida a destra per la prima volta.
Il cd e` finito, ora ho messo "buddha bar vol.1" a parer mio uno dei piu` belli della collezione
Dopo aver indossato il costume e riposto il mio affezionato ed inseparabile pareo nello zaino, mi sono incamminato verso la spiaggia.
Greg ieri mi ha prestato la sua vecchia bicicletta che ha una postura degna di un`Harley Davidson. Oggi, però, ho avuto la conferma che e` meno faticoso affrontare le continue salite e discese che caratterizzano le strade dell`isola, a piedi.
A rendere piu` difficile l`impresa con la bicicletta ci sono le buche in mezzo e sui lati della strada ed i rapporti arruginiti e mal funzionanti del mio mezzo.
Arrivato sulla spiaggia non ho trovato anima viva.
Ero completamente solo, io ed il mare, faccia a faccia, 200 metri di sabbia bianca finissima e morbida.
Quando dico che ero solo, in realta` sto mentendo. Con me c`era Duk.
Duk e` uno dei due cani che vivono alla Pinneapple House, credo che siamo di Libby. Sono due bastardi, di mezza taglia, dal pelo nero e liscio. Kwanza si occupa di loro. L`altra sera l`ho visto preparare per loro una zuppa di riso e pollo, pensavo che vosse la nostra cena mentre lo guardavo cucinare...
I cani sono distinguibili tra loro solo dal colore del collare che indossano, rosso per il maschi, blu per la femmina. Si chiamano Duca e Duchessa, in inglese. Quando vado a spiaggia lui mi segue sempre, la prima volta a mia insaputa, quelle successive con il mio consenso. Si comporta come se fossi il suo padrone, non si allontana e risponde al richiamo di un fischio. Ama rotolarsi nella sabbia fino a coprirsene il corpo, scava delle piccole buche lunche circa 30 cm e poi ci si distende sopra a pancia in giu` allungando tutte e 4 le zampe. Lo fa per non schiacciarsi la pancia sulla sabbia, intelligente, poi si apposta come una vedetta in cerca di un fuggitivo, pronto a rincorrere qualsiasi cosa si muova. Facciamo lunghe passeggiate in riva al mare e per gioco comincio a schizzargli l`acqua con i piedi. Cosi` lui si mette in posizione da combattimento ed attende il prossimo schizzo, quando arriva, con scatti agili e velocissimi evita le gocce, per poi riposizionarsi in posizione di "attacco". Spesso mi fa arrabbiare perche` con non curanza cammina sul mio pareo e mi viene a leccare il viso mentre io prendo il sole ad occhi chiusi, facendomi sobbalzare dalla paura. A volte torna a casa da solo, stufo di cacciare lucertole ed aspettarmi all`ombra di una palma. Non l`avevo mai visto nuotare prima di oggi pomeriggio, avevo fatto diversi tentativi invitandolo ad entrare in acqua ma non ne voleva sapere. Oggi e` stata una vera sorpresa, perche` e` entrato, ma chiamato da Simone. E` una ragazza di colore, nativa dell`isola che ho conosciuto per pura casualita`. A disturbare la mia quiete e` arrivato un catamarano di almeno 15 metri che ha scaricato una dozzina di americani in vacanza per farli godere di un bagno in quella bellissima spiaggia. Gli "ospiti" hanno raggiunto a nuoto la spiaggia, un ragazzo dell`equipaggio si e` tuffato e si e` fatto calare un secchio di quelli usati per la vernice, pieno di bibite immerse nel ghiaccio. Arrivato a riva le ha servite in bicchieri di plastica alla gente che faceva il bagno con l`acqua che gli arrivava all`altezza della vita.
Domanda:" ma non potevano bere prima di tuffarsi?",
risposta:"turismo...".
A commentare quella scena con un bel sorriso e` stata proprio Simone, che si pronuncia Simoni. Ci siamo presentati e dopo aver atteso che la barca prendesse il largo abbiamo fatto un lungo bagno. Mentre parlavamo lei correggeva in modo educato e gentile il mio inglese e mi faceva lo spelling delle parole che pronunciavo in modo errato. La cosa che mi risulta piu` difficile spiegare in inglese e` il vero motivo per il quale mi trovo qui e quindi tutta la storia del biglietto sbagliato....
Abbiamo percorso la strada di casa insieme, senza Duk, lei andava a prendere la navetta per tornare da sua madre, con la quale vive. Dal cancelletto in legno dell`entrata di casa mia, ci siamo salutati senza darci nessun appuntamento.
Kwanza era in casa ed io gli ho domandato se sarebbe stato presente al party.
La sua risposta ha lasciato trapelare molti particolari sul suo rapporto con Greg. Nulla di importante, semplicemente mi ha spiegato la diversita` del suo modo di vivere e quello del padrone di casa. Mi ha detto che in fondo lui e` li per lavorare, ma mi ha anche avvertito che non sara` lui a pulire il dopo party. Io ho risposto che saremmo io e Greg a farlo. Voglio che capisca che io non mi schiero dalla parte di nessuno e rispetto tutti gli ideali. Sorridendo mi ha risposto:" you are a good men!" e prima di andarsene mi ha invitato a casa sua un giorno di questi. Io, naturalmente, ho accettato. Dopo circa mezz'ora Greg e` arrivato con in mano 6 borse della spesa ed il sorriso sulle labbra. Dietro mia richiesta mi ha informato di aver speso 100$ US, io gli ho porto la meta`. Dopo qualche minuto mi disse che mi voleva dare la meta` della spesa del pomeriggio al villaggio, cioe` 25$ EC, abbiamo deciso insieme che li avrebbe spesi domani per comprare da bere per la festa. Questo piccolo gesto mi ha dimostrato che non mi ritiene uno facile da far passare per fesso ed io ho apprezzato.
Ha cucinato una ricetta di New Orleans a base di fagioli e bacon, io un`insalata con tonno, mozzarella, pomodoro, insalata verde e cipolla. Abbiamo entrambi apprezzato le ricette. Dopo qualche minuto si e` ritirato nella sua stanza.
Ora, la sagoma del suo braccio e` scomparsa nel buio e comincio ad essere stanco, ho scritto molto e voglio distendermi un po`, magari per viaggiare in India insieme ad Antony Gregory Roberts leggendo Shantaram.
lunedì 7 settembre 2009
06.09.2009 Antigua-Barbuda
Forse e` solo un bel sogno.... Forse tra poco mi svegliero` e sara` tutto finito. Sono qui da meno di dieci ore e me ne sono gia` successe di tutti i colori. Sono sbalordito, e` bastato prendere 2 aerei, per adesso, trovarmi qui, disteso su un divano di una villa ad Antigua-Barbuda, ai Caraibi, a scrivere le mie storie. Dopo aver aspettato 30 minuti per poter passare alla dogana, e dopo un atterraggio un po` movimentato, sono uscito dal piccolo aereoporto in cerca di un taxi.
Ho chiesto ad una ragazza dell`assistenza di telefonare ai taxi ed al numero che avevo stampato sul foglio attaccato allo zaino. Dopo una breve conversazione la ragazza mi ha passato una signora con la quale in due parole sono riuscito a farle sapere che stavo arrivando. Non ho capito il suo nome ed a dire la verita` non so ancora adesso con chi ho parlato. Sono salito su di un furgoncino, con al volante un omone nero che indossava un cappello di pelle, nei sedili posteriori 2 inglesi, che avevo gia` notato all`aeroporto di Londra. L`uomo ci dà il benvenuto sull`isola e ci comunica che ci vorranno circa 25 minuti per arrivare a destinazione.
Io avevo gia` intuito che qualcosa sarebbe andato storto, perche` notai una forte insicurezza,da parte della ragazza, nel dare informazioni all`autista, ed avevo capito dell`esistenza di una certa "Pineapple beach", che pero` non e` la mia "Pineapple house".
Dopo aver scaricato i 2 inglesi al loro albergo, arriviamo proprio davanti a questo grande resort, munito di guardiola e sbarra per le auto chiamato "Pineapple beach". Dopo aver spiegato all`autista che c`era stato un disguido, gli ho chiesto di telefonare al solito numero e di parlare con questa signora per farsi spiegare dove doveva avrebbe dovuto portarmi. Cosi`, una volta terminata la telefonata, si volta e, con uno sguardo irritato, mi dice che dobbiamo andare esattamente dall`altra parte dell`isola!
Dopo circa un`ora di macchina in totale, molti tentativi falliti per le stradine di English Harbor, qualche imprecazione, 60 dollari americani .... sono, finalmente, arrivato!
Ad attendermi c`era Kwanza! E` una persona incredibile: un vero e proprio rastaman, a tutti gli effetti. Indossava un paio di sandali, dei pantaloncini macchiati di vernice, una larga canottiera bianca con sopra disegnate delle caricature di pupazzi rasta e sulla testa portava il tipico cappello di lana che usano i rasta per raccogliere i capelli, colorato con i colori della Jamaica. E` alto circa 1,80, di corporatura magra, ma non esile, il volto e` coperto da una folta barba dai colori molto chiari, ma non completamente bianca. Al di sotto di questa si nasconde un grande sorriso, gli occhi arrossati e l`espressione di un`uomo che ha gia` visto di tutto! Dopo essersi presentato ed avermi aiutato con i bagagli, mi ha mostrato il mio letto e con un inglese molto semplice e anche un po` "sporco" ha cominciato ad mostrarmi la casa.
"Pinneaple House" e` un insieme di 4 o 5 casette di legno completamente immerse nella natura, situato a pochi metri dal piccolo porticciolo della zona residenziale chiamata "English Harbor". Le costruzioni sono molto simili tra loro, io sono in quella piu` grande, al piano rialzato. Credo che il mio appartamento sia di circa 150 metri quadri.
Tutto è costruito in legno bianco: cucina , divani, letti e gran parte delle pareti. I muri portanti sono colorati di celeste con appese conchiglie di tutti i colori e dimensioni. L`ambiente e` molto pulito ed ordinato. Ci sono 3 letti matrimoniali, tutti provvisti di esotiche zanzariere bianche che una volta slegate ricoprono l` intero perimetro del letto. La prima stanza e` la cucina, seguita da una camera con 2 letti ed un bagno ed in fine c`e` camera mia, composta da un grande letto quasi ricoperto interamente da cuscini, 2 armadi posti sui lati e 2 comodini. Nella parte esterna, c`e` un tavolo da cucina ed un ampio divano ad angolo con un tavolino da fumo in vetro. La cosa piu` affascinante di questa abitazione e` il fatto che sia tutta all`aperto, non esistono finestre o porte tra una stanza e l`altra, l`intero alloggio e` costruito su di una terrazza che si affaccia sul mare.
Disteso sul mio letto, posso vedere il mare, il piccolo porto e l`altra sponda di uno degli innumerevoli golfi dell`isola.
Kwanza si e` dimostrato subito gentilissimo e molto disponibile nei miei confronti, mi ha offerto una birra, mi ha fatto sentire a mio agio; siamo rimasti seduti sui divani a parlare, bere, ridere,.... fino all`ora di cena.
Nell`ascoltarlo mi veniva da ridere, il suo motto e` :"No problem!". Sono 2 parole che ripete in continuazione. Per lui e` sempre tutto ok, e` una persona molto solare e tranquilla. Nativo di New York, ha vissuto gran parte della sua vita a Brooklyn, poi circa 5 anni fa ha deciso di trasferirsi qui ad Antigua. Inizialmente la sua disponibilita` mi fece rimanere un po` dubbioso, poi gli raccontai tutta la vicenda del taxi e lui, che mi aveva appena chiesto i soldi per il mio pernottamento da consegnare alla proprietaria Libby Nicholson, mi ha fatto uno sconto di circa 40$. Credevo di dover ancora pagare 370$ lui ne ha voluti solo 330$. Durante la nostra lunga conversazione, mi ha mostrato alcuni suoi documenti di NY, tra cui la patente. Su questa ho notato la data 1967 e gli ho domandato se fosse la sua data di nascita. Mi ha risposto sorridendo che quella era la data in cui aveva preso la patente, la data di nascita era scritta sopra: 1951! Non ci volevo credere, 58 anni, lui? Ma se sembra un trentenne un po` invecchiato...., fantastico! Mi ha raccontato un po` della sua vita, dice di avere un figlio a NY e di essere stato sposato. E` incredibile il suo ottimismo e lo spirito con il quale affronta la vita:" NO PROBLEM, NO PROBLEM...". Tra una risata e l`altra, qualche mio strafalcione in inglese, con un sottofondo di musica spagnola, il sole e` calato, donandoci uno splendido spettacolo di luci e colori riflessi sul mare.
Ho cominciato a rilassarmi sul serio, ho fatto una doccia e sistemato un po` le mie cose. Kwanza mi ha tranquillizzato per quanto riguarda il fatto che vi e` un accesso molto facile agli appartamenti dall`esterno, ma a parte il mettere i miei "averi" nascosti sotto il materasso, lui dice :"No problem!"
Subito mi propone di andare a mangiare in un ristorante al centro del villaggio, poi sparisce e ritorna con 2 ceste piene di frutta e verdura dicendomi che quella sera il ristorante è chiuso, quindi, comincia a cucinare una zuppa in un grosso pentolone in alluminio. Ci ha messo dentro di tutto: broccoli, insalata,cipolla,sedano, patate, banane, papaya, 3 o 4 tipi di spezie differenti, sale, pepe (molto pepe) ed acqua. Nel vederlo cucinare ho notato la sua grande pulizia, ha lavato tutto con molta cura e durante la cottura ha pulito tutto il frigorifero che, dice, Greg ha lasciato al suo destino. Greg dovrebbe arrivare a momenti, e` un`amico di Libby, la proprietaria. Egli vive qui, nella casetta di fianco alla mia, mentre Kwanza dorme in un appartamento al piano di sotto. Dopo piu` di un`ora di preparazione abbiamo cenato. Mi ha servito un piatto pieno fino all`orlo di questa zuppa di frutta e verdura, subito ero un po` scettico, perche` a me sedano e broccoli non piacciono, poi assaggiandola mi sono reso conto che era squisita, molto calda e molto piccante. Un solo piatto e` bastato per saziarmi, mentre per Kwanza ce ne sono voluti 2. Adesso sono circa le 22.00, credo, non lo so esattamente, ma non mi interessa.... sono qui seduto che ascolto la musica di Greg, scrivo e guardo il mare. Ancora non credo a tutto quello che mi e` successo, chi avrebbe mai pensato di passare la mia prima sera del mio viaggio con una persona come lui. Dicevo che sarei andato alla ricerca di persone interessanti, con storie interessanti da raccontare. Oggi ho incontrato la prima: Kwanza, un rasta di 58 anni di NY, che vive su quest`isola, riscuote la pensione americana e ogni tanto si occupa della "Pinneaple House", quando non c`e` Libby. Una persona che sa metterti a tuo agio, alla quale va tutto bene, tranquilla, sincera, disponibile, con la quale puoi stare nella stessa stanza senza senza dire una parola e che non ti fa sentire in dovere di doverlo fare.
L`unico aspetto negativo di questo posto, sono le zanzare e qualche scarafaggio che si aggira per la stanza, in realta` non ce ne sono molti.
Per me, comunque, non sono un grosso problema, so bene che nei paesi esotici ci sono e bisogna imparare a conviverci. Ogni tanto passa anche qualche geco colorato; un sacco di uccellini variopinti saltellano in cerca di cibo.
Ora mi godo ancora un po` di questa inconsueta pace e poi vado a dormire.
Un po` di tempo fa riflettevo sul significato della parola "felicita`", e di quanto sia difficile trovare un`espressione che riesca a definire correttamente questo stato d`animo. Io ci ho provato e credo che una delle sfumature della felicita` sia il fatto di andare a dormire ansiosi che arrivi il "domani" e sperare che quel giorno sia entusiasmante almeno quanto lo e` stato l' "oggi". Questo e` quello che sento in questo momento.... Buona notte Matteo.