ITINERARIO

ITINERARIO

Il mio viaggio

37 giorni, 1 ora, 9 minuti e 51 secondi....... Adesso è questo il mio calendario, non esistono più giorni della settimana, non esiste giorno e notte, niente pranzo e cena. Solo il tempo.
Se ne va veloce, corre senza voltarsi indietro, non mi lascia riposare, non mi aspetta, nemmeno se lo imploro. Pensavo di averne ancora molto, pensavo di poter sbrigare tutto con calma. Mi sbagliavo, tutto di un tratto il cuore mi batte forte, i pensieri si accavallano,l e emozioni rimbalzano dentro di me come una pallina in un flipper.
Manca poco più di in mese, poi , finalmente, partirò! Volo BA 2545 06 settembre 2009,ore 07.30 Roma FiumicinoLondon Gatwick
Volo BA 2157 06 settembre 2009,ore 10.40 London Gattwick – Antigua
Volo AA 5053 17 settembre 2009,ore 07.16 Antigua – San Juan
Volo AA 0973 17 settembre 2009,ore 13.25 San JuanMiami Intl
Volo AA 2125 17 settembre 2009,ore 21.25 Miami intl – Guatemala City.
Questo è il mio itinerario per arrivare in Guatemala.

Lo so, è un po' lungo e se lo leggo mi viene da ridere. Ripenso al quel giorno, 26 marzo 2009. La settimana prima mi ero messo in contatto con la scuola di spagnolo ad Antigua, in Guatemala, per avere informazioni e mi ero fatto fare un po' di preventivi per il biglietto aereo. Navigavo su internet guardando foto del centro America , leggevo racconti di viaggio e mandavo qualche email alle agenzie. Stavo sognando, sognando ad occhi aperti. Mi stavo organizzando ma ancora non c'era niente di sicuro; nemmeno io ero sicuro. Mi alzo alle 9.00, sono solo in casa e sembra essere un giovedì come tanti altri. Ormai è da molto tempo che penso a questo viaggio, ne ho parlato con qualcuno, per avere delle opinioni a riguardo, ma sembra che nessuno capisca davvero il vero motivo e l'importanza del mio progetto. Preparo un tè e mentre aspetto che si raffreddi faccio una doccia. Mi sento bene,passo quasi 10 minuti sotto l'acqua e mi rilasso. Martin Jondo è in salotto che suona per me 'Jah Gringo' (http://www.youtube.com/watch?v=j25kZ4dskys&feature=related) e mi vengono in mente tanti ricordi. Ricordo l'estate passata, i miei viaggi a Madrid, Valencia, FuerteVentura, Barcellona, New York . Così comincio a guardare le foto che non vedevo da tanto tempo.

Sono dell'idea che questa storia del digitale abbia un po' rovinato il piacere di guardare le foto,perché se ne fanno troppe si lasciano sul pc e non si guardano mai. A me piacciono gli album, da poter sfogliare, da far vedere agli amici quando vengono a casa, dove ci sono quelle migliori ma anche quelle venute un po' male che però dispiace buttare via. Il cd va avanti ed io mi perdo nelle immagini delle spiagge, del mare, del cielo, dei palazzi.....penso a quanto stavo bene quando ero là e a come riuscivo ad essere me stesso, mi sentivo libero.

Così, d'un tratto, scatta qualcosa dentro di me, non penso più, mi lascio andare, mi vesto, prendo le chiavi dello scooter e mi precipito in banca. Prelevo i soldi necessari, vado a San Giovanni in agenzia, entro e dico che voglio fare un biglietto per Antigua! Lo voglio aperto 6 mesi e pago una tassa per poterlo prolungare fino ad un anno.
Avevo aspettato per tanto tempo quel giorno, avevo passato intere serate a chiedermi quando sarebbe arrivato il momento giusto per farlo............poi............. mi sono reso conto che il momento giusto per fare qualcosa di importante per noi stessi siamo noi a crearcelo, siamo noi a volerlo. Se aspettiamo che siano le persone, le situazioni, i soldi, il lavoro, tutti i fattori che ci circondano a plasmare il momento appropriato per realizzare i nostri sogni, non ci riusciremo mai.

Pago,ringrazio ed esco.

Stringendo forte con la mano la busta di plastica arancione con dentro il foglio che mi avrebbe cambiato la vita, passo attraverso la gente e penso che nessuno sa quello che ho appena fatto. Il cuore va a mille km all'ora e le gambe a duemila. Monto sullo scooter e parto, la strada di ritorno mi sembra infinita, vorrei che non cessasse mai qual momento, in mezzo alla statale comincio a gridare, come un ragazzino sulle montagne russe, nessuno può sentirmi, nessuno se ne accorge, quell' istante è solo mio, e io grido, grido più forte che posso. Mi lacrimano gli occhi dalla gioia. Non ho pensato se fosse giusto o sbagliato, se costasse troppo o troppo poco, non ho pensato come avrei fatto con il lavoro, con mia sorella, con la casa, con la macchina e tutto il resto. L'unica cosa alla quale ho pensato è che io lo volevo davvero!


Il giorno seguente comunico a mia sorella Giorgia la mia decisione e lei si dimostra entusiasta per me. Sa che quello che sto per fare è la realizzazione di un sogno, di una passione che va al di là di tutto il resto. Tra di noi c'è un rapporto molto forte e percepisco in lei anche un po' di tristezza perché si rende conto che non ci vedremo più per molto tempo. Mi metto subito in contatto con la scuola in Guatemala ed informo Sarita, colei che si occupa della gestione dei corsi di spagnolo, che il mio giorno di arrivo è il 6 di settembre. Scelgo di alloggiare in una famiglia perché credo che sia il modo migliore per potersi integrare pienamente con la cultura e le usanze del posto, la informo che frequenterò la scuola per un mese e poi partirò per visitare il centro America.
Trascorro una settimana a fantasticare su tutto quello che farò e che vedrò, mentre aspetto con ansia che torni mio fratello Simone dal Messico per poterlo dire anche a lui. Tutti i giorni controllo la mia email aspettando una risposta da Sarita. Finalmente arriva! Ricevo una email dove viene ben descritto tutto quello che è compreso nella quota (molto più conveniente rispetto ad altre associazioni simili) che dovrò pagare una volta arrivato in Guatemala.
"Encluidos: Trasporto dall'aeroporto di città del Guatemala ad Antigua il giorno 6 september (hora 14.00)Corso di lingua spagnola 5 giorni a settimana (lunedì-venerdì) - 4 settimane - fino al 3 de octubre 2009alloggio 4 settimane in famiglia con pensione completaAssistenza da parte dell'agenzia di Walter per ogni cosa tu abbia bisogno . Ritorno in areoporto il 3 ottobre (o seguenti)Per ora ti viene chiesto un anticipo del 10%.Se ti va bene il preventivo ti mando il voucher di prenotazione.Le famiglie che utilizziamo sono tutte nel centro di Antigua. Ottima scelta quella di soggiornare presso di loro, si aiuta la popolazione locale e si capisce come è la vita in centro america. Bravo!!! "
La leggo un paio di volte, poi vado a prendere il mio biglietto nel cassetto del comodino in camera da letto, lo apro e li mi sorge un enorme dubbio!!! Se io ho in mano un biglietto per Antigua, a cosa mi serve il trasporto dall'aeroporto di città del Guatemala ad Antigua? In quel momento mi si gela il sangue nelle vene, gocce di sudore cominciano a scendermi sulla fronte. Vado su google, scrivo : Antigua Guatemala aeroporto. Cosa scopro? Che ad Antigua in Guatemala non c'è nessun aeroporto!!!! No, non ci posso credere! Ma allora ho fatto il biglietto sbagliato! Impossibile! Ma per dove ho fatto il biglietto allora? Dove atterrerò?

Scrivo Antigua su google ed eccomi qua, http://www.google.it/search?hl=it&q=antigua+&meta= una piccola isola dei Caraibi della quale io non ero a conoscenza nemmeno dell'esistenza. Incredibile!
Mi fiondo in agenzia per avere spiegazioni, mi dicono che loro non possono più fare niente per me, la compagnia aerea, se annullassi il biglietto, mi rimborserebbe solo una piccola parte dell'importo e farne un altro diretto da Roma a Guatemala City costerebbe molto di più. Torno a casa, racconto tutto a mia sorella e comincio a pensare a come il non sapere le cose nella vita, a volte ti possa danneggiare. Il mattino seguente trovo un biglietto sul tavolo della cucina,era di mia sorella:

" buon giorno, lo so che è dura alzarsi alle 5 del mattino per andare a lavorare, ma pensa che tra un anno a quest'ora sarai dall'altra parte del mondo...chissà dove, chissà con chi! Anche se c'è stato quest'intoppo del biglietto vedrai che il tuo sogno andrà avanti, basta essere determinati, e tu lo sei! Sei forte! Ti voglio tanto bene e non smetterò mai di dirtelo, sei il mio fratellino speciale e non so come farei se non ti avessi vicino! Intendo nel cuore, con i sentimenti. Non ha importanza la distanza fisica,se c'è di mezzo il bene che ci vogliamo! Buon lavoro. Un bacio. Giorgia."

Questo messaggio mi ha dato molta forza, mi ha fatto pensare che se ho sbagliato, devo pagarne le conseguenze e quindi devo andare ai Caraibi! Ho cominciato a contattare persone di Antigua-Barbuda nella speranza di trovare una sistemazione ad un prezzo accessibile. L'isola è carissima e non esistono ostelli o pensioni. Con un po' di fortuna ho trovato un resort vicino al mare a 45 $ a notte dove alloggerò per 10 giorni. Ho fatto il biglietto per il 17 settembre da Antigua a Guatemala City e la somma dei due biglietti è risultata uguale all'importo di un biglietto diretto dall'Italia per il Guatemala. Ho comunicato l'inconveniente a Sarita, senza entrare nei dettagli, per non fare brutta figura e lei mi ha risposto che non c'erano problemi,avrebbe rimandato tutto di 10 giorni.
Così ho preso questa vicenda con filosofia ed ottimismo, forse era destino.

Poi....... in fin dei conti........ si sta parlando di andare 10 giorni in un'isola dei Caraibi, non è poi così male.....


E' per questo motivo che ho cominciato a prendere lezioni private di inglese, per riuscire a cavarmela in quei 10 giorni. A proposito, si è fatto davvero tardi, sono le 2.35 del mattino ed io alle 10 ho lezione, è meglio che vada a dormire.

giovedì 29 ottobre 2009

18.10.09 VIAGGIO RUTA GUATEMALA 9º GIORNO


Entrare in questa camera, sedermi sul mio letto, ritornare nella citta` di Antigua, e` stato come tornare a casa mia dopo tanto tempo. Mi sono sentito al sicuro, tranquillo di essere in posto che ormai conosco abbastanza bene, dove mi sono fatto degli amici ed ho tante conoscenze.
Pero` il mio cuore e` triste, la mia mente colma di bei ricordi, di luoghi, di sorrisi, di suoni. Questo viaggio e` finito troppo in fretta, e Susy e Martina se ne sono andate. Mi piacciono tantissimo, tutte e due. Sono persone solari, piene di vita, intelligenti, educate e serie al momento giusto. Se ripenso alla mia indecisione, nel partecipare o meno a questa avventura, beh`, mi sarei perso un pezzo di vita, mi sarei perso due amiche speciali. La loro presenza ha reso tutto, ogni momento, unico, radioso, indimenticabile... Spero con tutto il mio cuore che la promessa fatta sul marciapiede dell' areoporto di Guatemala City, questa mattina venga mantenuta, ed un giorno "IL TRIO" possa di nuovo essere seduto intorno ad un tavolo , in qualsiasi parte del mondo a mangiare, ridere ed a parlare di tutto!

Sotto la grande scritta "SALDAS", un abbraccio forte, durato un'eternita`, una carezza, un bacio sulle guance arrossate, gli occhi lucidi, le mani che si stringevano con forza, un'ultima foto... non dimentichero` mai quel momento, non dimentichero` mai questo viaggio e, non dimentichero` mai Susy e Martina.

Devo ringraziare in modo particolare, Walter, per la sua disponibilita`, la sua serieta` e la capacita` di riuscire a farci immergere completamente nella cultura e nelle usanze del suo paese. E` molto preparato ed è stato, per noi, indispensabile: una guida molto attenta sempre più che esauriente nelle spiegazioni.
Consiglio, vivamente, a tutti quelli che vengono in Guatemala di fare la sua conoscenza.


Walter Ochoa

Cellulare +502-5342-6091

Email: donquijotetravel@yahoo.com

Agenzia Don Quijote Travel

7a Avenida Norte No. 56 - Antigua Guatemala

5a Avenida Norte No. 16 - Antigua Guatemala

tel: 56115670 , 54158500

martedì 27 ottobre 2009

17.10.09 VIAGGIO RUTA GUATEMALA 7º e 8º GIORNO


Nelle ore di auto che percorremmo per arrivare al Rio de La Pasion, tenevo la mano destra fuori dal finestrino per deviare il flusso d'aria calda verso il mio viso per cercare di restare sveglio. Le mie compagne di viaggio crollarono in un sonno profondo nei sedili posteriori ed io le invidiavo, pero` non volevo lasciare Walter solo, in silenzio.
Salimmo sulla barchetta della nostra guida di nome Omar, diretti al sito di Ceibal. Cercammo, invano, di scovare uno dei coccodrilli che popolano il fiume, ma riuscimmo solo a vedere i maestosi uccelli azzurri che volavano da una sponda all'altra.
Arrivati sulla terra ferma, Omar si incammino` dentro la giungla, diretto alle rovine. Il clima era caldo e umido e cominciai a sudare gia` dopo i primi passi.
Finche` si procedeva camminando, non c`erano problemi; ma alla prima fermata per stanare una grossa tarantola nera dalle zampe ricoperte di peli biancastri, fummo assaliti da uno sciame di zanzare. Mentre Omar ci rassicurava dicendoci che non c`erano molte zanzare perchè quest`anno aveva piovuto poco ed il livello del fiume si era abbassato parecchio, contai cinque di quei fastidiosi insetti fare colazione sulla pelle del suo viso sudaticcio mentre lui nemmeno se ne accorgeva.
Non e` uno dei siti piu` affascinanti, forse perchè, fino ad oggi, solo il 2% delle rovine presenti sono state riportate alla luce.
Il ritorno in ¨lancia¨ fu molto gradevole. Il vento asciugava i nostri vestiti impregnati di sudore ed accarezzava le punture di zanzare donandoci sollievo.

Walter ci aspettava sulla sponda del fiume, aveva approfittato del tempo libero per andare a comprare le provviste necessarie per passare la notte nella Laguna di Laucha. Questa volta non riuscii a resistere e mi addormentai con la testa appoggiata al sedile.
Il mio sonno duro` circa 30 minuti, fino all'entrata della strada che porta alla laguna. Comprai una bibita energetica simile al Red Bull, per recuperare un po`.
Quello, fu l'inizio di una lunga ¨Odissea¨: 64 km di strada sterrata con buche, dossi, pozze d'acqua e pietroni che spuntavano dal terreno polveroso.
Per oltrepassare i ponti si doveva fare attenzione a mantenere le 4 ruote sopra alle strette lastre di legno mal fissate alla struttura portante per non rimanere incastrati. Passammo attraverso molti villaggi costituiti, al massimo, da una decina di case. La gente povera che li popola, vive senza luce elettrica e percorre km per procurarsi l'acqua potabile.
Viaggiavamo ad una velocita` media di 20 km/h rimbalzando sui sedili della povera station wagon portata all'estremo ed oltre, delle sue possibilita`.
Arrivati al parcheggio della laguna, la stanchezza segnava i nostri visi ed il sudore le nostre magliette. Appena sceso dall` auto, le gambe mi tremavano e mi sentivo privo di forze. Eravamo a digiuno, non dormivamo dalla mattina del giorno prima, avevamo camminato per 2 ore a Ceibal combattendo contro un esercito di zanzare e percorso una tappa della ¨Parigi Dakar¨ a bordo di un' auto che ha un anno piu` di me. Ebbene, ci aspettava un cammino di 4 km per arrivare al rifugio!
Prendemmo con noi il minimo necessario per passare la notte ed il giorno successivo e ci incamminammo in fila indiana lungo il sentiero dentro la foresta tropicale.

Comincio quasi a sentirmi a mio agio nella giungla, dove ultimamente sto passando la maggior parte del mio tempo....

Walter conduceva il gruppo camminando con un'andatura veloce e costante. Io mantenevo il passo seguito in ordine da Susy e Martina. Dopo nemmeno mezz'ora di cammino, la luce della foresta si spense ed il debole piovigginare si trasformo` rapidamente in forte temporale. Indossati i k-way, con le torce in mano, ci inoltrammo nelle tenebre. Facevamo fatica a mantenere il passo di Walter, camminava in fretta, senza mai voltarsi indietro, senza dire una parola. Quando sentiva di aver preso troppa distanza da noi, rallentava, ma senza fermarsi e poi ripartiva subito. Da questo suo comportamento, capii che non voleva perdere il passo e che la strada era ancora molto lunga.

Il fischio acuto e continuo dei grilli rendeva l'atmosfera cupa e tenebrosa. I lampi illuminavano il cielo di bianco, facendo apparire le ombre dei grandi alberi che ci circondavano. I tuoni rimbombavano con potenza, sovrastando qualsiasi altro rumore. Le mie gambe si muovevano solo per inerzia, non ero io a comandarle. Fui costretto a togliermi gli occhiali bagnati dalle gocce ed appannati dal calore del mio corpo. Seguivo quell'ombra scura che procedevava davanti a me con un solo pensiero nella testa:¨..Quanto cazzo manca!?¨.

Arrivati, finalmente, al rifugio, mi ci vollero alcuni minuti per riprendermi. Mi sentivo come drogato, avevo la vista appannata e facevo fatica a rimanere in piedi. Martina e Susy non erano in condizioni migliori e ci sedemmo sulla grande panca intorno al tavolo in legno. La luce era debole, una stufa a legna fumante riscaldava la stanza. Due guardiani ed una ragazza dai capelli lunghi e scuri stavano finendo di cenare. Utilizzando le ultime forze a disposizione, cucinammo una pasta al pomodoro mentre Walter preparo` la carne alla brace lasciata marinare nella birra e succo di arancia. Con lo stomaco pieno, recuperai un po' di energie. Martina ando` a dormire e Walter accompagno` me e Susy a vedere la laguna immersa nella notte. Rimasi solo con Susy, seduto nella piccola casetta in fondo al porticciolo; in silenzio, aspettavamo che i lampi ci mostrassero il paesaggio per qualche frazione di secondo.

Il mattino dopo, fui l'ultimo ad uscire dalla mia stanza e come prima cosa tornai al molo. Le mie amiche mi stavano aspettando facendo il bagno e prendendo il sole che dominava il cielo azzurro. Mi liberai velocemente di: infradito, maglietta ed occhiali e senza pensarci cominciai a correre verso la fine della passerella .
Spinsi il mio corpo il piu` possibile lontano e verso l'alto, tuffandomi di testa nelle acque cristalline che mi erano costate tanto sacrificio. Il verde smeraldo vicino alla riva sfumava nel blu profondo nel centro del lago. Piccoli pesci nuotavano vicino a noi, pizzicandoci le gambe con i minuscoli denti. Andammo anche a fare il bagno nel fiume vicino e la giornata passò molto in fretta.

Dopo il lungo cammino per il ritorno, percorso con piu` calma ed alla luce del sole, salimmo sull'auto consapevoli di ciò che ci aspettava.
Speravo vivamente che, essendo la 2º volta che percorrevamo quella strada insidiosa, potesse sembrarci più corta, ma mi sbagliavo di grosso.
Come il giorno prima, appena fece buio, comincio` a piovere ed il nostro pilota fu costretto a diminuire l'andatura ed ad affrontare gli ostacoli con piu` cautela.
Arrivati sulla strada asfaltata, ricevette un grosso applauso da tutti i passeggeri ed i miei piu` sentiti complimenti per essere riuscito a guidare in quelle condizioni: di notte, sotto la pioggia battente, alla luce dei soli fari anabbaglianti (quelli abbaglianti si erano bruciati il giorno prima) e con i tergicristalli mal funzionanti.
Ci sistemammo dopo aver cenato, molto, molto tardi ad un fast food nello stesso albergo di Coban, dove eravamo rimasti senza luce qualche giorno prima.
Era l'ultima notte di quella gita ed io cominciai a sentire un po` di malinconia e dispiacere perche` quell'avventura stava volgendo alla fine.

lunedì 26 ottobre 2009

16.10.09 VIAGGIO RUTA GUATEMALA 5^ e 6^ GIORNO


Quando Axo ci lasciò al porticciolo sotto il ponte di Rio Dulce, fummo sorpresi che ad attenderci non ci fosse Walter ma Jose'. Ci comunicò, sorridendo sotto i lunghi baffi scuri, che Walter aveva dovuto fermarsi nella capitale per concludere un corso sul turismo al quale sta partecipando e che lo avremmo "ripreso" tra due giorni, a Flores. Guidando, forse anche un po' troppo lentamente, Josè ci portò fino alla Finca ecologica di Ixobel, 5 km a sud della citta` di Poptun.
Quando arrivammo, era già buio ed un ragazzo canadese ci accolse alla reception per accompagnarci alle nostre abitazioni. Lavora lì solo da un mese e parla ancora poco lo Spagnolo. Si impegnava talmente tanto che grondava di sudore mentre ci spiegava il funzionamento di quella finca immersa nella natura, dove appositamente la luce elettrica era ridotta al minimo.
Muniti delle nostre piccole pile a dinamo, ci inoltrammo nel grande parco oscuro dove erano disposte una decina di palafitte in legno costruite a circa quattro metri dal suolo. Il piccolo canadese cominciò a correre a destra ed a sinistra cercando le nostre che trovò dopo una decina di minuti.
Quella di Susy e Martina era grande e confortevole con due letti spaziosi, a due piazze, coperti dalle zanzariere. Il bagno, privato, era la piano di sotto e, per essere stato costruito lì, era molto curato ed arredato in modo raffinato.
Giunto nella mia stanza, rimasi un po' perplesso e deluso: la porta d'entrata, in cima alle anguste scale di legno, era alta circa 1,60 m. e, visto che ero completamente al buio, dovetti prestare molta attenzione a dove mettevo i piedi. La stanza era di circa 10 m^, forse meno. C'erano un letto a castello ed un piccolo tavolino di legno.
Il ragazzo mi lasciò alla luce debole di una piccola candela bianca e mi avvertì che i bagni si trovavano a 40 metri di stanza.

Più tardi, passai a chiamare le mie amiche per la cena ma, avendo notato un po' di paura sulle loro facce mentre, prima, camminavamo al buio, decisi di far loro uno scherzo.
Andai sotto la la loro palafitta e cominciai a dare , con la mano aperta, forti colpi sotto il pavimento e sulle pareti delle casa.
Dalla stanza provenivano risate isteriche ed urla dopo ogni colpo.
Sentii pronunciare il mio nome diverse volte, ma non risposi e, senza farmene accorgere scomparii nel buio, in mezzo agli alberi e tornai, dopo una decina di minuti, da un'altra direzione, con la pila accesa.
Ancora oggi mi chiedono se sia stato io, ma ho sempre negato.

Dopo l'abbondante cena al buffet del ristorante, andammo al bar vicino alla laguna che fa anch'esso parte della finca. Acoltammo un po' di musica e ci divertimmo con qualche gioco da tavolo nel dehor illuminato dalla luce delle candele.

Fuori, alcune ragazze evevano preparato un grande falò intorno al quale avevano disposto tronchi d'alberi a mo' di sedie. La serata si concluse con la splendida vista del cielo stellato. In quell'oscurita` le stelle brillavano come le lampadine di un presepe.

Il mattino successivo visitammo il grande sito Archeologico di Tikal, salendo in cima a tutte le strutture accessibili e scorgemmo le punte dei templi che sporgevano dall' immensa foresta come se tentassero di catturare un raggio di sole.
Grandi scimmie si dondolavano da un ramo all'altro degli alberi centenari producendo strane grida come se fossero infuriate. Incontrammo, per pura fortuna, un archeologo, amico della nostra guida. Costui ci porto` a visitare una piccola costruzione ancora in fase di restauro dove l'accesso al pubblico era vietato.
I lavori procedevano lentamente, stavano riportando in superficie gli affreschi presenti sulle pareti di una antica abitazione, probabilmente appartenuta ad un nobile.
Il sito fu scoperto nel 1848 ma le esplorazioni scientifiche cominciarono solo nel 1881. I 550 km^ anticamente completamente disboscati, sono ora ricoperti di verde ed e` difficile stimare quante siano ancora i reperti sotterrati dalla flora.

Trascorremmo il pomeriggio nella localita` chiamata El Ramate: è un piccolo villaggio affacciato sulle sponde del lago Petén Itsia.
Dopo aver ordinato il pranzo, come sempre molto tardi, ci tuffammo dal molo in legno e godemmo di tutta la tranquillità rinfrescante del lago, meritata dopo le faticose scalate delle piramidi Maya. Tra chiacchiere e risate, il pasto durò più del previsto. Lasciai Martina e Susy scherzare con il pappagallo verde smeraldo appollaiato vicino al nostro tavolo e tornai sulla punta del molo.
Nello spazio aperto, il sole infuocato si avvicinava, lentamente, alle acque della laguna colorando il cielo di arancione, le nuvole di rosa, sluccicando le mille onde del lago increspate dal vento.
Rimasi da solo a godermi quello spettacolo per tutto il tempo necessario per liberare la mia mente.
Sentivo i muscoli rilassarsi , il sangue rallentare la sua corsa e l'aria profumata espandersi nei polmoni.
Chiusi gli occhi e cominciai a volare con gli uccelli che perlustravano quel lago infinito. Fluttuavo nell'aria, ascoltavo il silenzio.
Le ali mi portavano lontano, verso l'orizzonte, verso quella palla di fuoco ormai pronta a spegnersi nell'acqua.


Ci sistemammo in un motel nella piccola isola di Flores sulla sponda ad est del lago, collegata alla città di Sant'Elena con un ponte.
Passeggiamo nel centro e ci fermammo a guardare una trentina di ragazzi che stavano preparando una coreografia, nella piazza centrale, in cima alla collina.
Le strade piccole ed un po' dissestate erano deserte e la poca vita notturna si concentrava in piccoli bar e ristoranti, lungo la costa. La notte era calda, l'aria era umida ed il cielo stellato. Sapevamo che in camera, senza l'aria condizionata, avremmo patito il caldo e, così, comprammo ancora da bere e qualche stuzzichino e ci sedemmo su di una panchina.
Martina era seduta al mio fianco e Susy, con le gambe incrociate, sedeva sul muretto della passeggiata, con le spalle rivolte alla spiaggia. Discutemmo per ore di uomini, donne, amore, gelosia, tradimenti, rispetto e di tutti gli aspetti che riguardano una relazione amorosa. Fu una discussione animata e divertente dove, solo contro due cervavo di difendere i rappresentanti del mio sesso.
Non ci accorgemmo del trascorrere del tempo ed ebbi la possibilità di conoscere più a fondo le mie splendide compagne di viaggio.
Dovetti ricredermi sulla prima impressione che avevo avuto conoscendole: Martina non è così tranquilla e pacata come mi era sembrata e Susy non così spensierata . Martina è uno spirito libero e dice sempre quello che pensa; le piace la sua vita ed ama molto la sua indipendenza.
Proposi, nuovamente, il bagno notturno : l'aria cominciava a rinfrescarsi , erano quasi le cinque del mattino e l'acqua tiepida risultò molto invitante.
Martina decise di andare a riposare un po' ed io e Susy rimanemmo soli, a nuotare fino all'alba.

........Il tempo di una doccia e, preparato gli zaini, ripartimmo con Walter che aveva viaggiato tutta la notte, in pulmann, per raggiungerci.

venerdì 23 ottobre 2009

15.10.09 VIAGGIO RUTA GUATEMALA 4º GIORNO


Il mattino seguente partimmo alle 7.00 e, subito dopo la frontiera per tornare in Guatemala, la polizia ci fermo`: voleva multare Walter perche` non portava le cinture di sicurezza, ed io, incoscientemente, con lui.
Gli diede 2 opzioni: la prima consisteva nel farsi ritirare la patente e tornare dopo 3 giorni a riprenderla, pagando una multa molto salata; la seconda non la disse chiaramente, ma era facile da intuire. Pagandolo sul posto, avrebbe chiuso un occhio e si sarebbe dimenticato di averci visto.
Walter gli rispose in modo educato ma molto deciso: non avrebbe tirato fuori nemmeno un quetzal e la patente avrebbe anche potuto lasciargliela; gli disse che avrebbe guidato senza in Guatemala e che non sarebbe mai più tornato in Honduras, smettendo quindi di aiutare, portandoci i turisti, l'economia di un paese in serie difficolta`.
Non so bene come, pero` il poliziotto si convinse e ci lascio` andare.
Visitammo il sito archeologico di Quirigua`. E` un centro appartenente alla cultura Maya occupato dal 400 DC. E`situato nel municipio de Los Amates, nel Departamento de Izabal, República de Guatemala. Quiriguá e` un sito conosciuto maggiormente per le sue stele ed i suoi altari scolpiti (33 in tutto) in uno stile unico per la sua finezza. Gli abitanti di questa citta` furono nemici dei cittadini di Copan, per il dominio del commercio sul río Motagua, che conduce al mar dei Caraibi.

Fu Walter a guidarci nelle 2 ore della visita, munito di una lunga canna di bambu` che aveva, sulla punta, una piuma colorata con la quale indicava le immagini scolpite sulle stele Maya. Di ognuna di queste, tra le piu` grandi al mondo, ci raccontava i particolari piu` interessanti ed i loro significati.

Attraverso infiniti campi di banano, da dove le grandi multinazionali esportano il frutto in tutto il mondo, ritornammo sulla statale diretti ad est.
Arrivati al paese di Rio Dulce, dopo una breve sosta per mangiare ananas freschi sulla strada, Walter ci lascio`, dandoci appuntamento per il pomeriggio successivo.
Salimmo sulla barchetta azzurra e bianca con la scritta ¨Maria Fernanda¨. Il nostro capitano di bordo si chiama Axo, l'addome piu` che abbondande ed il viso rotondo gli donano un'aria molto gentile e simpatica. Indossava un paio di bermuda grigio chiaro ed una maglietta arancione sbiadita taglia XXL. Cominciammo a navigare a tutta velocita` lungo il fiume costeggiato da altopiani coperti da un ìnfinita` di piante di tutte le specie. La brezza accarezzava con vigore e comtemporaneamente dolcezza i nostri visi appagati dal paesaggio incantevole. Ci scambiavamo brevi sguardi e non riuscivamo a smettere di sorridere. I capelli di Martina e Susy svolazzavano liberi nel vento ed i loro occhi erano leggermente socchiusi per ripararsi dall'aria. I grandi uccelli neri che popolano il fiume volavano radenti l'acqua a pochi metri da noi, a tutta velocita`, come se stessero gareggiando con la nostra ¨lancia¨.
Mi lasciai andare, cercando di godermi quel momento il piu` a lungo possibile ammirando la natura che mi circondava. Nel punto piu` largo del fiume, dove raggiunge una distanza di 5 km tra le due sponde, le onde si fecero piu` alte e cominciammo a cavalcare divertiti con la barca che impattava con forza sull'acqua, facendoci saltellare sui sedili con i cuscini in gomma. Dopo la lunga cavalcata sul fiume ci fermammo in una delle tante capanne di legno che lo costeggiano. Una piccola piscina naturale, delimitata da una passerella emanava fumi bianchi profumati di zolfo. Visitammo, accompagnati da una guida che ci forni` delle piccole torce, l'interno delle grotte in riva al fiume.
Non ero mai entrato in una grotta prima e, dopo un po` di timore iniziale, rimasi stregato da quell'ambiente oscuro e conturbante. Camminammo al buio per diversi minuti, illuminandoci il cammino tra le stalattiti che sudavano in quella sauna cupa. Uscimmo fradici e ci rinfrescammo con un tuffo nel fiume alternando qualche minuto nella piscina di ¨agua caliente¨, molto caliente!
Axo ando` a prenotare il pranzo ad un ristorante a pochi minuti da noi sull'altra sponda del Rio Dulce e, terminati i nostri bagni termali nelle acque fumanti andammo a mangiare.
C'eravamo solo noi tre, seduti sulla terrazza di un ristorante con il tetto in paglia; alle 16.30, circa, assaporammo il miglior piatto di tutto il viaggio, non solo per la qualita` e la frescheza del cibo, anche per la scenografia che ci circondava. Ci servirono il piatto tipico, chiamato ¨TAPADO¨, composto da un granchio intero, un pesce al forno ed una grande tazza con dentro una zuppa di pesce cucinata con latte di cocco, spezie ed arricchita da pezzi di ¨PLATANO¨ ( una grossa banana che si cucina in tutta l`America Latina). Era semplicemente squisito, mi ricordava molto i piatti che mangiavo durante il mio viaggio in Brasile.
Verso la fine del pranzo, che ormai era diventata una cena, il sole comincio` a calare formando una miriade di sfumature di colori nel cielo, rispecchiate nell'acqua. Qualche pescatore remava lentamente a bordo di piccole canoe in legno, regnava il silenzio, regnava la pace.
Non riuscivamo a credere di essere i protagonisti assoluti di quella fotografia da cartolina. L'atmosfera era ammaliante ed eravamo i soli a godercela. Con lo stomaco rimpinzato di ottimo cibo e la mente colma di felicita` percorremmo l'ultimo tratto del fiume, all'imbrunire, fino a sfociare nel Mar dei Caraibi, a Livingston.
Axo ci lascio` su di una piccola spiaggia, di fronte al nostro alberghetto rustico dalle ampie camere con terrazze affacciate sul mare. Il cancelletto era chiuso con un lucchetto e mi tocco` scavalcare, proprio come avevo fatto a Monterrico.

Camminando nella fresca sera per le strade animate del popolo di neri della cittadina Garifona, ci fermammo al bar di Tiky. E` un ragazzo di colore, porta dei piccoli rasta lunghi fino alle spalle, gestisce il piccolo bar-hotel, di proprietà di suo padre che vive a Guatemala City. Assaggiammo il liquore tipico, di cui avevo tanto sentito parlare, si chiama Gifity. E` prodotto artigianalmente dalle anziane signore del villaggio, che miscelano erbe cinesi, numerose spezie ed un po` di marjuana. Il sapore era ricco di pungenti sensazioni per il palato, piu`gradevole di un superalcolico normale. Aspettammo la chiusura del bar chiaccherando e ridendo con Tiky, accompagnati dalla musica reggae degli Alpha Blondy. Martina gli confuse le idee. Quando ci domando` perche` viaggiavamo in tre e dove ci eravamo conosciuti, gli disse che eravamo un TRIO, lasciandogli intuire che tra noi ci fosse qualcosa di piu` che una semplice amicizia. Questo scherzo si prolungo` per tutto il viaggio e furono molte le vittime di questa burla, mentre noi ci facevamo grasse risate alle loro spalle.
Ci invito` ad andare con lui in un locale dove avrebbero suonato musica dal vivo e noi accettammo entusiasti di poter ascoltare la famosa musica popolare.
Fummo sfortunati, perche` il locale era chiuso, pero` con il tipico pensiero positivo dei Rastaman, che mi fece tornare in mente il mio amico Kwanza, Tiky disse :¨ no es un problema!¨ NO PROBLEM!
Entro` dalla porta in legno, che era solo socchiusa, prese un tavolino basso costruito con un tronco di albero, 4 sedie, e dispose il tutto quasi in mezzo alla strada. Comincio` a suonare un grande bongo cantando con una voce dolce ed intonata. Noi lo accompagnavamo con il battito delle mani, i passanti si unirono a noi in canti e balli, dando vita ad una piccola festa. Tornammo al bar e passammo un paio d'ore sulla terrazza del piccolo hotel di Tiky a chiaccherare, seduti su spaziose poltrone in legno, mentre lui si dondolava sull'amaca. Quando arrivammo in hotel era notte fonda, e mentre ci stavamo augurando la buona notte di fronte alla camera di Martina e Susy, udii il rumore sordo delle onde del mare e, come per magia, ebbi una fantastica idea! Riusci` a convincerle entrambi a fare il bagno. Inizialmente erano un po` scettiche, Martina soprattutto, io, pero`, fui molto persuasivo spiegandole che un'occasione come quella, forse non le sarebbe mai piu` capitata nella vita e che non potevano lasciarsela scappare. CARPE DIEM!
Scavalcato a turno il cancello per l'accesso alla spiaggia ci tuffammo nelle acque calde e oscure del Mar dei Caraibi. In lontananza, le colline erano illuminate da una luce rossa arancio, che svaniva nel cielo stellato. Eravamo felici come dei bambini in un parco giochi. Le mie amiche non smettevano di ringraziarmi, dicendo che se fossero state da sole, non lo avrebbero mai fatto. Passammo molto tempo, nuotando, giocando, distendendoci sull'acqua per ammirare il cielo, furono momenti indimenticabili riservati solo a noi, solo per il TRIO.
Ci asciugammo sulla terrazza di casa mia, fumando una sigaretta cullati dalle amache e dalla musica dell'album ¨Life Line¨ di Ben Harper. Dormii il resto della notte sull'amaca, all'aperto, e mi svegliai abbagliato dal sole che nasceva timidamente all'orizzonte. Ascoltai le onde del mare suonare una melodia rilassante, contemplavo il cielo dipinto con calde sfumature, mi dondolavo lentamente, semplicemente, aspettavo l'inizio del nuovo giorno.

Facemmo colazione in un piccolo bar del centro, ripulendoci lo stomaco dal Gifity, con un grande piatto di frutta esotica, fresca e succosa.
Axo si presento` all`hotel a bordo della piccola barchetta alle 9.00 in punto, come stabilito. Lasciate le camere, disceso la ventina di scalini passando dal cancelletto, che per la prima volta trovammo aperto, montammo a bordo di Maria Fernanda.


In questo momento sto scrivendo seduto sotto ad una palma sulla spiaggia ¨Playa Blanca¨ vicino al confine con il Belize. Susy prende il sole distesa su di una sdraio e Martina ascolta la musica del suo i-pod cullandosi sull'amaca in riva al mare. Siamo ancori soli, il posto e` incantevole e rilassante. Adesso mi faro` un lungo bagno e poi cerchero` di recuperare qualche ora di sonno.

giovedì 22 ottobre 2009

14.10.09 VIAGGIO RUTA GUATEMALA 3º GIORNO


A 40 km da Coban incappammo nel bel mezzo di una manifestazione, in un piccolo paese in mezzo alle montagne. C'era una lunga fila di auto e camion che scompariva dietro ad una delle ampie curve della strada. Molte persone assalivano i pulmini ed i furgoni, venendoci incontro e cercando un posto per poter tornare alle proprie case. La strada principale del villaggio era inaccessibile. Un piccolo muro di pietroni era costruito in mezzo al passaggio. C'era molta gente, si udivano in lontananza le grida di protesta di una donna che animava la manifestazione munita di megafono. Gli striscioni erano appesi fuori dalle case, sui lampioni e le bandiere rosse sventolavano nell'aria umida del mattino. Non c'era nessuna possibilita` di passare e non era stabilita un'ora precisa di quando sarebbe terminata la protesta. Decidemmo, cosi`, di cambiare completamente l'itinerario del nostro viaggio, svolgendolo al contrario e scambiando un giorno a Monterrico per uno sulle spiagge caraibiche nei pressi di Livingston.
Tagliammo a meta` il paese orizzontalmente e, dopo 4 ore, arrivammo alle frontiera dell'Honduras. Pagammo la commissione, che Walter ci disse era semplicemente una tassa per le forze dell'ordine corrotte.
Ci timbrarono i passaporti e combiammo un po` di Quetzal per Empiras, la moneta locale, dai finestrini dell'auto con due signori che avevano in mano grosse mazzette di denaro.
Nel parcheggio del sito archeologico di Copan, Walter ci affidò ad una guida autorizzata. In 3 ore potemmo visitare l'intero sito ammirando le costruzioni e le sculture Maya, risalenti a migliaia di anni fa. La guida, un uomo basso e di corporatura robusta con dei lunghi baffi color caffe` come la sua pelle, non si dilungo` mai piu` del dovuto nelle spiegazioni rendendo la visita molto interessante e per nulla noiosa.
E`un sito archeologico fantastico, tutto circondato da una bella foresta e da una natura che non si dimentica. Copan è una delle più importanti città Maya ed è considerata l'Atene del nuovo Mondo. E' un sito Maya molto particolare per la presenza delle stele, enormi statue scolpite nella pietra, che ritraggono i numerosi dominatori di Copan. C'è poi il famoso campo da gioco della pelota, dove il giocatore migliore veniva ¨PREMIATO¨ con il proprio sacrificio in onore e offerta per gli Dei.
La costruzione piu` imponente e` sicuramente la grande scalinata nella piazza centrale, interamente scolpita con elaborati geroglifici, che una volta interpretati hanno rivelato precisamente numerosi dettagli sulla vita del ¨signori¨ di Copan, permettendo agli archeologi di scriverne l'affascinante storia. E` il ¨libro¨ Maya piu`grande al mondo!
Dopo esserci sistemati nell'hotel vicino al centro del piccolo pueblo di Copan cenammo nella terrazza di un ristorante tipico, dove le cameriere servivano bibite e pietanze tenendole in equilibrio sulla testa, ricordandomi il mio amico Selvin.
In cerca di un bar con la musica, passeggiando nelle piccole vie acciottolate di Copan, che sembra una Antigua in miniatura, incontrammo Saul. Anch'egli è una guida del sito archeologico, amico di Walter, che ci aveva accolto al nostro arrivo, e ci sedemmo con lui a bere una birra ed ascoltare musica ad un tavolino posto sul marciapiede a pochi passi dalla piazza centrale.
Saul e` una persona elettrizante: ha circa 50 anni, di corporatura magra, pelle scura ed un volto dalle mille espressioni. Si definisce disoccupato, ma in realta` oltre a lavorare come guida nel sito e nella citta`, insegna pianoforte e chitarra in una scuola privata di musica.
Ama la musica piu` di ogni altra cosa ed ha imparato a parlare un inglese quasi perfetto ascoltando le canzoni dei Beatles e dei Rolling Stone. Con il suo sorriso contagioso, ci ha intrattenuto con racconti e discussioni che spaziavano dalla politica alla religione, dalla musica alla vita nel suo paese.
Quando l'ho definito elettrizzante, intendevo dire che agitando le mani con una mimica da marionetta, disperde nell'aria scintille di energia elettrica, trasmettendola a chiunque lo circonda, ipnotizzandolo come fanno gli indiani con i serpenti. Ad ogni canzone, cominciava a ballare rimanendo seduto sulla sedia ed a suonare 4 o 5 strumenti musicali invisibili. Passammo un paio d'ore molto piacevoli e divertenti in compagnia di una persona VERAMENTE carica di energia!
Tornammo all'hotel, ancora pervasi dal ritmo e dall'elettricità e........ non fu per niente facile riuscire a riposare.

mercoledì 21 ottobre 2009

11.10.2009 VIAGGIO RUTA GUATEMALA 2º giorno


Stavamo facendo colazione fuori all'aperto del Ranchitos del Quetzal, proprietà di Julio Alvarez. Eravamo leggermente dispaciuti per non essere riusciti a vedere nemmeno un esemplare nell'ora di birdwatching di prima mattina. Pronti a rinunciarci, cominciammo a mangiare e parlare del programma della giornata che ci aspettava. Mentre addentavo una fetta di pane caldo con marmellata all'ananas, un raggio di sole filtro` tra le nuvole ed iniziò ad aprirsi un varco illuminando la foresta. In cima ad un albero apparì, come per magia, un meraviglioso quetzal maschio . Ci alzammo di scatto dalle sedie di plastica , rovesciando qualche bicchiere sul tavolo. Cominciammo a fare foto e scambiarci il binocolo per osservare meglio i colori cangianti delle sue piume colorate che riflettevano la luce del sole. Spiccò un volo ed, in quel momento, era tutto rosso e luccicante.
Riuscimmo a vederne altri due prima di incamminarci verso Semuch Champei.

Al piccolo villaggio di Lanquin, dopo un'ora di strada sterrata, lasciammo la nostra station wagon per salire su di un pulmino grigio preso in affitto da un amico di Walter.
Lo stesso uomo ci diede anche, in un contenitore in plastica, riso bollito, 4 cosce di pollo ed una pasta con fagioli neri. All'entrata della riserva naturale lasciammo il furgone e ci incamminammo verso la cima della montagna lungo un dificile sentiero di rocce umide e ripide scale di legno. Noi tre, giovani, faticavamo molto a tenere il passo di Walter durante le scalate (quando si tratta di camminare, dimostra la metà dei suoi anni). Tanto sudore e fatica furono premiati dalla straordinaria vista che si presentò una volta giunti sulla piccola piattaforma chiamata "El Mirador": in mezzo alle due montagne verdi, a circa duecento metri di profondità dai nostri piedi, nasce il fiume Cahabon che, con le sue acque cristalline forma una decina di piscine naturali poste a terrazza e ad un dislivello di uno o due metri l'una dall'altra.
Questo spettacolo ci lasciò tutti a bocca aperta e rimanemmo, in silenzio, seduti con i piedi nel vuoto con le braccia appoggiate alla staccionata ad osservare quell'angolo di paradiso diventato una delle più importanti mete turistiche del Guatemala.
Posso tranquillamente affermare che per me è una delle 10 meraviglie naturali che ho visto , fino ad ora, nel mondo.

Scendemmo dall'altro versante della montagna, fino ad arrivare alle "piscine".
Fortunatamente riuscimmo ad "averne" una tutta per noi: nuotare in quell'acqua fresca e limpida dopo la lunga camminata, fu un sollievo indescrivibile! Dopo qualche bracciata sott`acqua, ammirando il fondale di pietre dorate, mi lasciai galleggiare nella tipica posizione "del morto". Guardai le cime delle 2 alte montagne verdi che, stagliandosi nel cielo, delineavano un cuneo azzurro ricco di gonfie nuvole bianche. Rimasi molto tempo, nell'acqua, e non avrei voluto andarmene mai più. Susy e Martina erano altrettanto divertite e soddisfatte; giocavano a tentare di rimanere in equilibrio sulle lisce e scivolose pietre del fiume.
Ritornammo verso l'entrata del parco passando dal sentiero segnalato lungo il fiume e mangiammo il riso, il pollo e la pasta servendoci con le mani e farcendo le tortillas seduti su di una panchina in pietra.
Walter aveva dimenticato i fari accesi e così, ci vollero 10 persone per riuscire a spingere il furgoncino e metterlo in moto. Guidava andando molto veloce, ma con molta sicurezza, lungo la strada dissestata, prestando particolare attenzione a non investire galline, polli, cani randagi ed altri animali che ci tagliavano la strada in continuazione.
Arrivammo a Copan: la piazza centrale era affollata e dal ciglio della strada si alzavano nubi di fumo dal sapore forte e dolciastro. Dentro a queste nubi, uomini e donne cucinavano carne e verdure ed a fatica riuscivamo a vederli; mi chiesi in che stato fossero i loro polmoni.
Scegliemmo un piccolo ristorante per la cena, ma , appena fatte le ordinazioni, un corto circuito lasciò nel buio totale l'intera città, compreso il nostro tavolo in legno scuro. Mangiammo, così, alla luce di una candela conficcata in una bottiglia vuota, di vetro, di Pepsi.
Walter ci intrattenne con lezioni di storia alternate a leggende Maya e qualche barzelletta.
Riesce sempre ad essere molto coinvolgente con i suoi racconti arricchendoli con una particolare mimica e variando spesso la tonalità della voce.
Il suo sguardo profondo e la lunga e folta barba brizzolata, dietro alla luce spettrale di quella candela mi ipnotizzavano togliendomi la facoltà di decidere se porre o meno attenzione alle sue storie raccontate in un perfetto spagnolo, quasi cantate.
La piazza era completamente immersa nell'oscurità; solo le luci dei fari delle auto che le giravano intorno rallegravano un pò l'atmosfera.
La maggior parte delle persone si era ritirata in casa ed anche noi decidemmo di andare a dormire. Non riuscii a vedere quasi nulla dell'albergo , il più bello dove sono stato dall'inizio di questo viaggio. Era tutto al buio e, di conseguenza, la doccia calda che aspetto da un mese è rimasta un bel sogno. Sono riuscito a leggere un po' di Shantaram alla luce tremolante di una candela con l'aggiunta di quella della mia piccola pila, che si sta rivelando sempre più utile, regalatami della mia amica Rossella.
Nonostante il buio, nella hall dell'hotel molti bambini giocavano rumorosamente a calcio con un oggetto di plastica che sbatteva ovunque e, solo quando decisero di ritirarsi nelle loro stanze, riuscii , finalmente, a dormire bene nel mio grande e comodo letto matrimoniale.

Ora sono le 5:30 del mattino e, tra mezz'ora, partiremo diretti verso la Laguna de Lachua`, via Chisec ,.....verso una nuova avventura.

lunedì 19 ottobre 2009

10.10.2009 VIAGGIO RUTA GUATEMALA 1^ giorno


Il terzo giorno che avevo messo piede in Guatemala, durante il viaggio a Salamà, affrontai, con il mio gruppo, l'insidioso sentiero coperto di fango che porta al Salto di Chilascò. Dopo ore ed ore di cammino tra le nubi ed in mezzo alla giungla, un bagno nell'acqua gelida sotto la pioggia incessante ed un'estenuante camminata per risalire la montagna, pensai che stavo sì, mettendo veramente alla prova la mia resistenza fisica , ma che in fondo, quella era una di quelle esperienze che si fanno una volta sola nella vita...................Mi sbagliavo di grosso!!
Non è passato nemmeno un mese e mi ritrovo nuovamente qui, nella regione di Verapaces, a pochi chilometri da Salamà.
Walter mi aveva proposto una nuove "gita" della durata di otto giorni che aveva appena organizzato per due ragazze spagnole. Da subito, rifiutai perchè il costo del viaggio risultò fuori dalle mie disponibilità. Anche un'amica di Selvin cercò di dissuadermi facendomi notare che l'itinerario previsto era molto impegnativo per solo 8 giorni e che io, non avendo problemi di tempo, avrei potuto prendermela con più calma.
Ieri mattina, però, Walter mi ha offerto il viaggio ad un prezzo ben più che onesto: non ho potuto rifiutare e, così, mi sono unito a lui ed alle due ragazze spagnole.
Si chiamano Martina e Susy: hanno circa la mia età e vivono a Barcellona.
Hanno appena terminato un breve periodo di due settimane di volontariato come aiuto-maestre in una scuola elementare di Antigua. Per l'ultima settimana a loro disposizione, faranno le turiste.
Sono entrambe molto carine e simpatiche.

....Siamo, così, partiti questa mattina alle 4, con la vecchia station w. di Walter, la stessa con cui mi accompagnò il primo giorno, ad Antigua.
Abbiamo attraversato la capitale senza problemi e ci siamo diretti al Nord.
Ad un certo punto il traffico è rallentato ed abbiamo percorso diversi Km a passo d'uomo. A rendere tutto ancora più inquietante, al nostro fianco viaggiava un PK nero con a bordo due uomini armati di pistole e coltelli che scendevano ripetutamente dall'auto per sgranchirsi le gambe e si guardavano intorno con fare circospetto, ma del tutto disinvolto.
Dopo parecchio tempo, abbiamo raggiunto il luogo dell'incidente che era la causa del rallentamento: a terra, nel mezzo della strada, privo di vita, giaceva un uomo. Aveva il volto coperto dalla maglietta insanguinata; le gambe, entrambe spezzate, formavano una X nel lago di sangue che lo circondava. Questa immagine è scolpita nella mia mente e, ogni tanto riaffiora facendomi rabbrividire.
Era solo: abbandonato al suo tragico destino. A pochi metri da lui c'era quel poco che rimaneva della sua auto scontratasi frontalmente con un furgongino. Poco più in là , i poliziotti, chiacchieravano, per nulla scossi, vicino all'inutile autoambulanza.
Li superammo.......per un decina di minuti, nessuno di noi osò proferire parola.

Arrivati nel biotopo del Quetzal dopo aver posato i bagagli e fatto colazione ci siamo incamminati in direzione delle cascate. Dopo pochi chilometri, Walter ha dovuto accostare da un lato della strada sterrata per permettere ad una "piccola" processione di passare: davanti, una "piccola" donna cantava a voce bassa una triste canzone, leggendo le parole da un "piccolo" libro nero. Al centro, con gli occhi gonfi di lacrime, un'altra donna reggeva sulla testa una "piccola" bara bianca, lunga c.a. mezzo metro. La guida ci ha spiegato che si trattava del funerale di un bimbo che non era riuscito a vedere la luce.

Durante la lunghissima camminata, immerso nella natura selvaggia, ammirando le cascate, ascoltando i suoni intorno a me, ho ringraziato più volte di essere vivo, di trovarmi in buona salute e di poter camminare: mi sono sentito un privilegiato.
Il pensiero di quell'uomo che non potrà più tornare dalla sua famiglia e di quel bimbo che la sua famiglia non conoscerà mai, non mi abbandona.


Abbiamo ripetuto, esattamente, lo stesso percorso della volta scorsa, ma non dovendo più fare molte foto, sono riuscito a godermi ed apprezzare maggiormente lo spettacolo davanti ai miei occhi. Abbiamo impiegato meno tempo per il tour, essendo solo in cinque, verso le ore 17 eravamo già di ritorno.
Stanchi, scossi ed affamati, ci siamo fermati a mangiare in un ristorante sulla strada. Ci siamo fidati di Walter ed abbiamo ordinato il piatto tipico del posto: il Kakik. Si tratta di una zuppa rossa con la carne, molto saporita ed un pò piccante accompagnata da una grossa coscia di "tacchino"????? ed una palla di riso bollito. Al posto del pane ci hanno servito alcune "panette" di mais bollente avvolte nelle sue foglie dorate.

La pioggia ci ha accompagnato tutto il pomeriggio, nella foresta.
Arrivato in camera, oltre che bagnato mi sentivo sporco, sudato ed infreddolito.
Walter ci aveva comunicato che avremmo avuto l'acqua calda ed io, che non godo di questo privilegio da più di un mese, non vedevo l'ora di fare una doccia.
Sono stato "sfortunato": credo fosse più calda l'acqua delle cascate di quella che è uscita dalla doccia! Ho provato in tutti i modi a muovere il rubinetto e l'interruttore che avrebbe dovuto determinare il "calore" dell'acqua con un unico risultato: le luci della stanza perdevano intensità!
Mi sono lavato velocemente, dicendo molte parolacce sotto quel getto d'acqua gelida e mi sono rivestito.

Al bar del piccolo casolare ho bevuto una tazza di cioccolata calda chiacchierando con Martina e Susy: avevano un'espressione felice e rilassata e mi hanno raccontato di come si sono godute una lunga doccia calda dopo tutta quell'umidità nella foresta.

Walter ci ha raggiunto e, insieme abbiamo ripassato il tragitto che ci condurrà fino a Nord del paese per poi discendere a sud-est, in Belize, disegnando un cerchio sulla mappa del Guatemala.

Ora vado a dormire. Domattina: sveglia alle 5.30, nuovo tentativo di vedere il volatile più apprezzato del Centro-America che oggi non si è presentato all'appello e poi, via..verso Semme Champay, a nord di Copan.

martedì 6 ottobre 2009

06.10.09 Antigua-Guatemala (Guatemala City )

Il giorno seguente, dopo aver terminato la lezione di giocoliere tenuta da Selvin nella residenza di Rene`, avrei dovuto partire per il Vulcan de Pacaya. Il sabato mattina, con tutti quei bambini, fu molto allegro e il tempo passo` rapidamente.
Durante l'intervallo, Selvin mi invito` ad andare con lui a Guatemala City, informandomi che quella sera avrebbe dovuto lavorare alle 21.00 circa, per un'ora, ma poi sarebbe stato libero per il resto della serata ed anche per tutta la domenica. Avrei potuto dormire una notte a casa sua e tornare ad Antigua nel pomeriggio.
Passai a casa a cambiarmi, prendere dentifricio, spazzolino e biancheria di ricambio e montai in macchina. Beatrice ci lascio` ai piedi di un grattacielo vicino al centro della capitale e noi ci dirigemmo verso il grande parcheggio sotterraneo. Tra le innumerevoli automobili posteggiate, Selvin mi domando` quale mi piacesse ed io gli indicai un PK nero appena uscito dal concessionario. ¨A me invece piace di piu`questo!¨ disse sghignazzando, mentre si avvicinava ad un piccolo furgoncino color sabbia parcheggiato a pochi centimetri dal muro. Sembrava che fosse lì da almeno vent'anni. La carrozzeria era dorniata, arruginita e sporca. Delle gomme era rimasta ormai solo la camera d'aria ed un paio di cavi neri penzolavano dal paraurti anteriore. Da un tergicristallo, ciondolava il gommino nero per pulire i vetri che era attaccato solo per un paio di centimetri al pezzo di metallo arrugginito. ¨Si, hai ragione...questo e` molto meglio!¨ risposi esultante, balzando su quello strano mezzo che sembrava essere stato usato da un gruppo di hippies per fare il giro del mondo. Al cruscotto mancavano tutte le parti in plastica. Quelle meccaniche erano visibili vicino ai nostri piedi e sembrava lo scheletro di un animale nel deserto. Il bracciolo della mia portiera era spezzato in tre parti. Per tirare giu` il finestrino, ho dovuto prendere quello che era rimasto della manopola in ferro appoggiata al cruscotto, inserirla nell'ingranaggio e girare con forza. Nella parte posteriore c'era di tutto: borse, vestiti, scatole in ferro, bicchieri di fastfood... che ricoprivano il divano in stoffa marrone.
Selvin, prima d partire, scavalco` la montagna ed arrivo` in fondo in fondo .. sentii degli strani rumori metallici e mi chiesi che cosa stasse facendo. Forse doveva tirare una specie di corda per avviare il motore? Quando torno`, mi avverti` che la prima cosa che dovevamo fare, era andare a fare rifornimento.
Mangiammo pranzo in un chiosco vicino alla sua universita`, punto di ritrovo per molto dei suoi amici.
Uno di questi aveva esagerato un po` con l'alcool ed in modo pacifico manifestava il suo dolore per la perdita della sua ragazza, avvenuta un anno fa a causa di un cancro. Mi mostro` la piccola fototessera in bianco e nero: il viso della ragazza era scolorito e sciupato da piccole pieghe causate dai molti anni passati nel suo portafoglio, rimaneva, però, candido ed incantevole e quando lui la guardò, si fece scappare qualche lacrima.
Dopo il panino con salciccia e cipolla ci dirigemmo verso un`altra zona della citta`, presso una piccola associazione che si occupa dell'educazione, della prevenzione per le malattie sessuali e della lotta contro la volenza sulle donne. Selvin tenne un corso di ¨Espressioni del corpo libero¨ al quale partecipai anch'io.
Una volta a settimana lavora per questa associazione e lo fa, praticamente, gratis.

La zona 1 e` quella al centro della citta` ed e` caratterizzata dalla Plaza Mayor. Sulle guide c'e` scritto che sono 15 le zone della citta`, in realta`, compresa la zona periferica, sono ben 24 e ricoprono un vasto territorio collinare. Nella piazza centrale abbiamo avuto la fortuna di assistere ad un concerto di Marimba. Questa volta, pero`, erano 6 veri e propri musicisti che battevano simultaneamente ed ad una velocita` impressionante, quelle strane bacchette, creando suoni con ritmi molto coinvolgenti e trascinanti.
Di fronte ad un numeroso pubblico a sedere fatto coppie di una certa eta`, ballavano ruotando come piccole trottole.
Nella piazza, alcuni uomini, intrattenevano gruppi di una trentina di persone. Recitavano monologhi, menzionando Dio, il diavolo, il tradimento coniugale ecc... , cercando di sembrare il più possibile credibili, per riuscire, alla fine, a vendere strani prodotti con il potere (dicono loro)di purificare l'anima e tenere lontano il malocchio.

Arrivarono dieci militari che calarono la grande bandiera nazionale che sventolava al centro della piazza. Questa cerimonia si ripete tutti i giorni, ma non e` apprezzata come il cambio della guardia a Londra. Anzi, mentre Selvin li guardava con disprezzo, un uomo passo` a pochi metri da loro con un grande carrello in legno, gridando :¨cocco!cocco!cocco!....¨. Scoppiammo in una grossa risata che si placo` in un solo secondo quando due soldati si voltarono verso di noi con un'espressione irritata, imbracciando, fieri, i loro fucili.
Selvin mi disse che odia l'esercito e che non è l'unico a provare questo sentimento in Guatemala. Mi spiego` che e` uno dei corpi militari aventi l'addestramento piu`duro. Non solo per lo sforzo fisico, soprattutto per il lungo tempo al quale quei piccoli soldati sono costretti a rimanere senza mangiare e senza bere nelle condizioni atmosferiche piu` difficili.
Finalmente mi porto` nel luogo chiamato ¨Le cien puertas¨ di cui avevo tanto sentito parlare. E` un vicolo che attraversa da un lato all'altro un enorme palazzo a pochi metri dalla piazza. Ci sono 6 o 7 locali, molto vicini tra loro, con i tavolini e gli sgabelli posti all'esterno. Il piu` vecchio di questi, si chiama appunto ¨Le cien puertas¨ ed assomiglia molto al tipico pub europeo. Tra questi, a pochi centimetri l'una dall'altra, quasi cento porte in legno si affiancano sui due fianchi del vicolo.
Nel tardo pomeriggio, ad un'ora prefissata, una delle due entrate viene chiusa, creando un stretta e lunga piazzetta, dove centinaia di ragazzi, ballano, bevono, fumano ascoltando ogni genere di musica. L'atmosfera era ancora molto tranquilla quando arrivammo e, seduti su due sgabelli con i gomiti appoggiati ad un grande bancone in legno scuro, Selvin mi racconto` in modo un po` piu` dettagliato la sua tranquilla, ma alquanto bizzarra esistenza che, per ora, vive giorno per giorno, con un sacco di progetti per il futuro.
Senza rendercene conto, ridendo e scherzando con altri due ragazzi che si erano uniti a noi, il sole era calato ed si erano fatte le 19.30. Terminammo la birra e la mia lezione di ¨spagnolo urbano¨ che tutti e tre facevano a gara per tenere, insegnandomi slang, modi di dire, parole strane e qualche parolaccia.
Ci incamminammo verso il furgone e nel tragitto ci fermammo da un gruppo di amici di Selvin che chiaccheravano fumando marijuana seduti ai piedi della grande fontana illuminata di fronte al Palacio Nacional.
Arrivammo a casa dell' ¨amica¨ tedesca di Selvin dopo circa 30 minuti. Con lei vivono altre due ragazze ed una signora sui 50 anni , tutte provenienti dalla Germania. Liza, l`¨amica¨, era in cucina con Selvin, la signora, arrivata da 2 mesi, camminava avanti e indietro lungo la grande sala, scuotendo vistosamente la testa rivolta verso il basso e borbottando parole in spagnolo con un forte accento germanico. Una ragazza era in camera a vestirsi e ad aspettarla c'era un'americana che chiaccherava in inglese con l'ultima delle inquiline, seduta sul divano di fronte a lei. Io rimasi in piedi tra i due sofa` ad ammirare la bellezza della ragazza statunitense. Ha gli occhi azzurro cielo e, guardandola, percepivo la morbidezza della pelle chiara del suo viso. Con un seducente sorriso mostrava i denti bianchissimi, contornati dalle sottili labbra color carne. Portava un'acconciatura molto semplice: i capelli castano chiaro erano raccolti sulla nuca ed evidenziavano i suoi tratti delicati. Indossava una maglietta bianca a maniche corte ed un paio di jeans attillati. A piedi nudi, sedeva con le gambe incrociate sul grande divano letto con un libro aperto tra le mani, mi guardava dal basso verso l'alto mentre io la scrutavo in ogni suo particolare, incantato da tanta bellezza. Avrebbe potuto essere una modella perche`, quando si alzo` per uscire, scopri` che era piu`alta di me e fisicamente perfetta.

Parlavo spagnolo con una americana, lei parlava inglese con una tedesca che a sua volta parlava tedesco con le altre inquiline. Per l´ennesima volta mi trovavo in cima alla `Torre di Babele`.

Verso le 21.00 montammo nuovamente sul pulmino scassato, perche` Selvin doveva andare a lavorare. Eravamo entrambi esausti dopo la lunga giornata e lui aveva l'espressione di chi deve andare a "guadagnarsi la pagnotta pero` non ne ha nessuna voglia". Continuava a ripetere a bassa voce, con un accento molto buffo, una delle poche parole che conosce in italiano:`` Fanculo,fanculo!``.
Accese la radio a cd portatile posta tra i due sedili e, non so come, collegata con la batteria del suo furgoncino. C'era una canzone dei Rolling Stone, mi accesi una sigaretta, appoggiai la testa sullo schienale e mi lasciai trasportare dalle luci e dai profumi della citta` avvolta nella notte. Avevo la mente sgombra da ogni pensiero, l'aria fresca della sera mi teneva sollevato il braccio fuori dal finestrino. Non avevo idea di dove fossi o di dove stessi andando esattamente, ma non mi interessava. Semplicemente, mi rilassavo, ascoltavo la musica e mi fidavo del mio nuovo amico.
Arrivati nella `zona viva` fui abbagliato dalle insegne luminose dei grandi e lussuosi alberghi. Bar, ristoranti, discoteche, costeggiano le strade affollate della zona piu` ricca della citta`. Trovammo parcheggio al primo colpo e Selvin ando` a cambiarsi nel retro del furgone. Dal finestrino vedevo solo la piccola luce blu del suo cellulare, che si muoveva rapidamente all'interno, mi domandavo come facesse a trovare quello che cercava, al buio, in mezzo a quell'ammasso di oggetti accatastati. Usci` dopo piu` di un quarto d`ora. Indossava scarpe bianche, pantaloni classici neri sorretti da un paio di bretelle, una maglietta a maniche lunghe con strisce rosse e bianche orizzontali, con sopra un gilet nero. Si era truccato leggermente, prolungando la linea degli occhi con una matita nera. In testa, portava uno dei sui tanti ed affezionati sombreri. Con quei baffi, arrotolati all'insu`, appariva come un vero e proprio personaggio da circo.

Entrammo nella hall dell'hotel a cinque stelle in cerca della sua amica, e finimmo nel retro del grande salone dove era in corso la festa di laurea di un ragazzo. In un lunghissimo e stretto corridoio, una cinquantina di camerieri affannati correvano su` e giu` in un via vai caotico. Il rumore delle stoviglie che sbattevano era assordante e tutti ci guardavano chiedendosi cosa ci facessero un giocoliere ed uno straniero in jeans e maglietta, sul loro posto di lavoro. Aspettammo mezz`ora nella sala vuota di fianco a quella della festa. Selvin dormiva, disteso sulla moquette rossa, mentre io osservavo due ragazzi che con velocita` e impegno posizionavano le sedie, formando tanti semicerchi davanti al grande palco. Il capo dell'animazione entro nella sala, e dopo aver svegliato Selvin smuovendolo con un piede, ci invito` a mangiare. Il salone era gremito, le donne indossavano abiti eleganti, degni dell'ultimo ballo di Cenerentola, gli uomini erano tutti in giacca e cravatta. I maestosi tavoli rotondi, erano apparecchiati con estrema cura, piatti di porcellana dipinti a mano e grandi calici di cristallo rendevano ogni tavolo un esempio di eleganza e raffinatezza.
Ci servimmo insieme agli invitati, sul lungo e abbondante buffet coperto con tovaglie bianche. Avendo solo un panino nello stomaco, riempimmo i nostri piatti il piu` possibile di quelle prelibate pietanze dall'aspetto invitante e dalle intense fragranze. Uscimmo felici e con l`acquolina in bocca dal retro, da dove eravamo entrati pochi minuti prima. I camerieri ci servirono un bicchiere di cocacola a testa e mangiammo sul palco della sala ormai pronta per lo spettacolo del giorno successivo. Quando, nella sala di fianco, termino` la cena ed inizio` la discoteca, finalmente chiamarono Selvin, la sua amica ed un altro ragazzo che che aveva mangiato con noi. Io rimasi in piedi, dietro ai tavoli del buffet ormai spovvisto di cibo, ad osservare il mio amico che faceva roteare le clavi di plastica bianca, provocando effetti pirotecnici davanti alla luce dello strobo, mentre i due colleghi lo affiancavano ballando in cima a trampoli illuminati dai fari colorati che si muovevano velocemente a ritmo di musica. Il tutto duro` poco piu` di 30 minuti, poi Selvin lasciò la pista e, mentre la festa continuava, uscimmo dall'hotel.

Tornammo a fare una capatina alle `cien puertas` prima di andare a casa. Mancava poco piu` di un`ora alla chiusura dei locali e rimasi stupito di trovarci ancora tutta quella gente. I bar avevano aumentato il volume della musica al massimo, centinaia di bottiglie di birra da un litro erano appoggiate in ogni angolo del vicolo affollato. Nell'aria, una miscela di profumi di cibo e marijuana. L'atmosfera era molto allegra, ma non sembrava pericolosa. Rimasi sorpreso di non riuscire a trovare nemmeno un ¨Grigo¨ (statunitense) o qualsiasi altro straniero, tra la gente. Il posto e` frequentato quasi solo da guatemaltechi. Mentre ci facevamo largo tra la ressa, Selvin si fermava in continuazione a salutare tutti quelli che conosceva, non mancando nemmeno una volta di presentarmi :¨El es el mi amigo Mateo¨.
Aspettammo la chiusura dei locali ed andammo a casa a dormire.

Ero passato dal mangiare un panino dal ¨sudicio¨ in una strada, ad un buffet in un hotel a cinque stelle. La cosa divertente fu che solo nel primo dei due posti dovetti pagare, 60 centesimi di euro. Cominciavo a sentirmi un vero Guatemalteco.....

06.10.09 Antigua-Guatemala

Oggi festeggio il mio primo anniversario di viaggio, esattamente un mese fa, ebbe inizio la mia avventura.
Ero all'areoporto, avevo passato i controlli di sicurezza e voltato all'indietro, salutavo, con la mano alzata, mia sorella Giorgia, la mia amica Veronica ed il mio grande amico Raffaele. Ricordo ancora la difficolta` provata nel riuscire a trangugiare, il cuore che batteva forte ed i sorrisi che tentavo di regalare, anche se in quel momento avrei voluto piangere, anche solo per un minuto, perche` sapevo quanto mi sarebbero mancati. Trattenni le lacrime, consapevole che prima o poi, i miei occhi le avrebbero lasciate libere di andare.

Qui, nel fresco e silenzioso cortile della biblioteca di Antigua, nella quale oggi ho potuto ritirare la mia tessera personale, riaffiorano i ricordi della mia famiglia, dei miei amici e della mia vita in Italia.
Se dovessi tirare le somme del mio primo mese di viaggio, devo dire che sono molto felice. Stare bene di salute, naturalmente e` la cosa piu` importante e mi permette di vivere al meglio la mia nuova vita. So bene che non potra` essere tutto cosi` per sempre ed e` per questo che cerco di godermi al massimo ogni giorno, ogni istante, ogni sorriso, come se fosse l'ultimo.
Sono molto rilassato e non sento il bisogno di andare alla ricerca di qualcosa che mi faccia divertire, sballare o commettere atti dei quali potrei pentirmi. E` sufficiente vivere alla giornata come viene, accettare gli eventi con ottimismo ed essere pronto a nuove eperienze mantenendo la mente libera e sana, senza mai perdere il controllo. I miei programmi cambiano continuamente e mi ritrovo sempre in luoghi diversi da quelli in cui avevo pensato di andare. Il fine settimana appena passato ne e` la prova eclatante.
Venerdi` sera sono uscito con Rocìo, dopo la lezione di spagnolo. L'ho accompagnata a trovare il suo nipotino appena nato. Si chiama Luka ed e`figlio di due ragazzi poco più che ventenni ancora studenti. Era avvolto in una coperta azzurra e dormiva beato mentre, nella piccola e calda stanza i suoi genitori e qualche amico, lo veneravano come il loro bene piu` prezioso. Era molto grazioso ed i lunghi capelli neri gli uscivano dalla cuffia di lana, coprendogli la fronte spaziosa. Aveva solo due giorni di vita ed era nato il giorno in cui qui in Guatemala si festeggia ¨El dia de los niños¨(Il giorno dei bambini). Stringeva i pugni, piccoli come palline da ping pong e muoveva le minuscole gambe con movimenti lenti ed aggraziati come se si stesse stirando muscoli. Rocìo era entusiasta e lo teneva in braccio con estrema cautela continuando a ripetere che ne avrebbe voluto avere un altro anche lei. Ero contento di assistere ad ¨una nuova vita in questo mondo¨ e cominciai a domandarmi che cosa potesse pensare quella piccola creatura dall` addome sporgente ed il cranio di dimensioni notevoli rispetto al resto del corpo.
Cosa passava nella sua mente, era in grado di pensare? Se sì, in che modo? In che lingua? Che cosa scatenava, in lui, un pianto, una smorfia, un movimento, un sorriso? Quando, per pochi secondi, apriva i suoi minuscoli occhi scuri e vedeva tutti quei giganti che gli sorridevano, quando udiva quelli strani suoni che lo circondavano, quali erano le sue emozioni?

Cenammo in una specie di garage, adibito a ristorante, famoso per la cucina casereccia e molto economica. Tre burritos di carne, un dolce, una coca cola ed un bicchiere di latte caldo con cannella per lei, ci costarono, circa, 2,5 euro. Passeggiammo per il centro ed andammo a vedere che film davano nel piccolo cinema della citta`: semplicemente un bar con il maxischermo. Fummo sfortunati, perche` a quell' ora, niente era in programma. Mi condusse cosi` al ¨Cafe` NO SE`¨ per bere una birra. Mi disse che quel locale era molto conosciuto in Antigua per le diverse varieta` di MEZCAL. Il Mezcal e` un superalcolico, tipico del Mexico, prodotto dalla stessa pianta dalla quale si ricava la Tequila. In realta`, la Tequila e` un tipo di Mezcal. Avevo gia` sentito parlare della famosa ¨Tequila con verme¨ e quando lessi nel menu` ¨Mezcal con gusano (verme)¨ decisi di provarla. Il riccioluto e simpatico barista mi spiego` che era possibile aanche mangiarlo, il verme, pero`, solitamente, questo era un ¨privilegio¨ riservato solo a chi comprava tutta la bottiglia, che ne conteneva solo uno. Gli dissi che non era un problema non riuscire a mangiare il verme e che, per me, era sufficiente solo un bicchierino di liquore. Rocìo non rimase soddisfatta della sua risposta e bastarono poche frasi e qualche espressione del suo viso per farmi trovare davanti un piccolo bicchiere contenente un liquido trasparente che esalava un forte profumo di alcool, con, adagiato sul fondo, un minuto vermiciattolo di color beige. Assaggiai il liquore, era forte come qualsiasi altro superalcolico, ricordava molto il sapore dolciastro della Cachasa brasiliana. Prima di terminarlo, afferrai l'animaletto inanimato con due dita e me lo misi tra i denti. Sapevo che se l'avessi trangugiato intero non avrei sentito nulla di particolare. Se dovevo mangiarmi un verme, volevo almeno scoprire che sapore avesse. Cosi `masticai ripetutamente il corpicino molle e privo di ossa, assaporai il suo gusto intenso e molto amaro, con il Mezcal restante, trangugiai il tutto in solo colpo. Per riuscire a togliermi quel sapore amaro dalla bocca e la senzazione di leggero prurito che provavo nella gola, dovetti mangiare un piatto di nachos con salsa di guacamole e bere una birra gelata. Devo essere sincero, a livello culinario non posso dire che sia stata una bella esperienza, pero` e`stato molto divertente, come anche il resto della serata.

lunedì 5 ottobre 2009

02.10.09 Antigua-Guatemala

Questa mattina mi sono svegliato molto presto a causa del mio vicino di stanza. Si chiama Giovanni, ha una quarantina d'anni e lavora come contabile in un ufficio in citta`. Gli piace alzarsi molto presto, verso le 4:45. Ormai, dopo due settimane, conosco a memoria tutto il repertorio di azioni che compie ogni mattina in modo scrupoloso: si alza dal letto con il suono terribile della sveglia e, dopo circa dieci minuti gira la chiave come se stesse scassinando la serratura e....... sveglia me! Va in bagno a farsi la doccia e poi rientra in camera per vestirsi. Un quarto d'ora dopo, raggiunge i due grandi lavandini in pietra al lato del bagno e lava i suoi vestiti strofinando con forza la spazzola di plastica. Dopo questa esibizione, simile ad un concerto di ¨maracas¨, stende i panni e scende a fare colazione. Torna, al massimo, dopo 15 minuti, rientra per prendere lo spazzolino e si lava i denti nel piccolo lavandino in fondo al corridoio aprendo e chiudendo il rubinetto ripetutamente. Poi passa un'altra mezz'ora in camera, dove solitamente riesco a riaddormentarmi, fino a quando, alle 6:10 in punto esce per l'ultima volta chiudendo a chiave la porta come se fosse una cassaforte. A passo spedito scende le scale lasciando dietro di sè la musica degli scacciapensieri appesi al soffitto che suonano dolcemente mossi dal vento.

Ho fatto colazione con una tazza di caffe` solubile ed una grossa fetta di papaya. Alle 8:00 stavo gia` passeggiando per le strade della citta`. Mi godevo l'aria fresca del mattino e, per la prima volta da quando sono arrivato, la vista del cielo completamente azzurro.
I vulcani che circondano la citta` erano spogli delle nubi che solitamente riposano adagiate sui pendii. Piccole signore vestite con i colorati abiti tradizionali, camminavano portando in equilibrio sulla testa delle grosse ceste in vimini contenenti le tortillas ancora calde, avvolte in coperte di lana cucite a mano.
Per la strada, ecco i ¨tuc tuc¨; mezzi a tre ruote che fungono da taxi, ma piu' economici. Simili all'APE PIAGGIO sono ricoperti da teli di plastica bianca e trasparente per ripararsi dalla pioggia. Nella parte posteriore c'e` un sedile in pelle marrone per i passeggeri che dovrebbero essere al massimo in due....spesso e` difficile contarli... Sfrecciavano traballando sulle strade acciottolate in cerca dei primi clienti. Mi e` capitato di prenderne uno e devo dire che non e` stato un viaggio molto rilassante.

Ho camminato sulla 5ª Avenida passando davanti alla chiesa ¨La Merced¨, ammirando la slendida facciata giallo chiaro con le rifiniture bianco splendente.
Nel giardino che la circonda, la gente si distende sull'erba per riposare dopo pranzo, all'ombra dei grandi alberi. Proseguendo in direzione sud, passando sotto l'arco di Santa Caterina, sono arrivato al Parque Central. La fontana al centro faceva zampillare numerosi getti d'acqua formando delle piccole cascate, in torno, il Palicio Del Los Capitanes, la Catedral de Santiago e la Universidade de San Carlos. Dopo una breve pausa all'internet point, mi sono diretto verso il mercato che si trova ad ovest della citta', oltre il lungo viale alberato che costeggia il centro storico. E' un luogo molto intrigante.
C'ero gia` stato la scorsa settimana durante il mio giro con Rocìo, ma tornarci e` stato appagante tanto quanto la prima volta. Dall'esterno puo` apparire come un qualsiasi altro mercato, ma, una volta addentrati tra le basse bancarelle in legno coperte da tendoni, sembra di catapultarsi in un altro mondo. Dopo due o tre cambi di direzione, si perde completamente il senso dell'orientamento e non si sa piu` come fare ad uscirne.
Le donne sono accovacciate a terra, circondate dalle ampie ceste. Centinaia di varieta` di frutta e verdura di tutti i colori e dimensioni, sembrano voler uscire da quest'ultime e formano dei grossi tappeti profumati. L'atmosfera e` pittoresca e le fragranze esaltanti. I bambini scalzi corrono facendosi largo tra la folla che contratta ad alta voce i prezzi delle merci in un ¨caos controllato¨.
Si vende di tutto: alimenti, vestiti, articoli per la casa, cd, artigianato, scarpe, bevande confezionate, succhi di frutta fresca, panini, ...
All'esterno è situato un basso edificio simile ad un piccolo centro commerciale, e` il mercato dell'artigianato. Sono almeno centinaio i negozietti che vendono prodotti tipichi costruiti, dipinti o cuciti a mano. Sono tutti uguali tra di loro e pochi sono i clienti: turisti stanchi, che si rifugiano in quell'ambiente pulito e silenzioso stremati dal chiasso del mercato vero.

Ho comprato tre palline di lana ripiene di sabbia perche` domani sono stato invitato nella residenza di Rene`, qui ad Antigua. Ci sara`anche Selvin, il sosia di Vinicio Capossela, ad insegnare ai bambini a fare i giocolieri. Oltre a Rene`, verranno anche altri partecipanti al viaggio di Salama` , i figli di Walter, quelli di Rocìo e quelli della mia maestra di spagnolo.

Walter, ieri sera, mi ha parlato di un viaggio che avra` luogo il prossimo fine settimana. Durera` otto giorni e, per ora, si sono iscritte solo due ragazze spagnole. L'itinerario e` molto allettante, comprende un giro quasi completo del Guatemala con una tappa in Belize, a Livingston ed una ad un sito archeologico in Honduras. Mi ha informato del prezzo per le due ragazze, ma non di quello per me, quindi devo ancora valutare la sua offerta. Nel caso decidessi di partire, il periodo che ho pagato per la casa e per la scuola slitterebbe di una settimana ed io prolungherei il mio soggiorno in questa cittadina, che piano piano sto cominciando ad amare.
Comunque,.... e` inutile pensarci adesso perche` ancora non so cosa faro` stasera e tanto meno domani dopo il corso di ¨Malavares¨ (giocoliere). Probabilmente andro`nel pomeriggio al Vulcan di Pacaya e domenica al mercato di Chicicastenango. Si vedra`......