Stavamo facendo colazione fuori all'aperto del Ranchitos del Quetzal, proprietà di Julio Alvarez. Eravamo leggermente dispaciuti per non essere riusciti a vedere nemmeno un esemplare nell'ora di birdwatching di prima mattina. Pronti a rinunciarci, cominciammo a mangiare e parlare del programma della giornata che ci aspettava. Mentre addentavo una fetta di pane caldo con marmellata all'ananas, un raggio di sole filtro` tra le nuvole ed iniziò ad aprirsi un varco illuminando la foresta. In cima ad un albero apparì, come per magia, un meraviglioso quetzal maschio . Ci alzammo di scatto dalle sedie di plastica , rovesciando qualche bicchiere sul tavolo. Cominciammo a fare foto e scambiarci il binocolo per osservare meglio i colori cangianti delle sue piume colorate che riflettevano la luce del sole. Spiccò un volo ed, in quel momento, era tutto rosso e luccicante.
Riuscimmo a vederne altri due prima di incamminarci verso Semuch Champei.
Al piccolo villaggio di Lanquin, dopo un'ora di strada sterrata, lasciammo la nostra station wagon per salire su di un pulmino grigio preso in affitto da un amico di Walter.
Lo stesso uomo ci diede anche, in un contenitore in plastica, riso bollito, 4 cosce di pollo ed una pasta con fagioli neri. All'entrata della riserva naturale lasciammo il furgone e ci incamminammo verso la cima della montagna lungo un dificile sentiero di rocce umide e ripide scale di legno. Noi tre, giovani, faticavamo molto a tenere il passo di Walter durante le scalate (quando si tratta di camminare, dimostra la metà dei suoi anni). Tanto sudore e fatica furono premiati dalla straordinaria vista che si presentò una volta giunti sulla piccola piattaforma chiamata "El Mirador": in mezzo alle due montagne verdi, a circa duecento metri di profondità dai nostri piedi, nasce il fiume Cahabon che, con le sue acque cristalline forma una decina di piscine naturali poste a terrazza e ad un dislivello di uno o due metri l'una dall'altra.
Questo spettacolo ci lasciò tutti a bocca aperta e rimanemmo, in silenzio, seduti con i piedi nel vuoto con le braccia appoggiate alla staccionata ad osservare quell'angolo di paradiso diventato una delle più importanti mete turistiche del Guatemala.
Posso tranquillamente affermare che per me è una delle 10 meraviglie naturali che ho visto , fino ad ora, nel mondo.
Scendemmo dall'altro versante della montagna, fino ad arrivare alle "piscine".
Fortunatamente riuscimmo ad "averne" una tutta per noi: nuotare in quell'acqua fresca e limpida dopo la lunga camminata, fu un sollievo indescrivibile! Dopo qualche bracciata sott`acqua, ammirando il fondale di pietre dorate, mi lasciai galleggiare nella tipica posizione "del morto". Guardai le cime delle 2 alte montagne verdi che, stagliandosi nel cielo, delineavano un cuneo azzurro ricco di gonfie nuvole bianche. Rimasi molto tempo, nell'acqua, e non avrei voluto andarmene mai più. Susy e Martina erano altrettanto divertite e soddisfatte; giocavano a tentare di rimanere in equilibrio sulle lisce e scivolose pietre del fiume.
Ritornammo verso l'entrata del parco passando dal sentiero segnalato lungo il fiume e mangiammo il riso, il pollo e la pasta servendoci con le mani e farcendo le tortillas seduti su di una panchina in pietra.
Walter aveva dimenticato i fari accesi e così, ci vollero 10 persone per riuscire a spingere il furgoncino e metterlo in moto. Guidava andando molto veloce, ma con molta sicurezza, lungo la strada dissestata, prestando particolare attenzione a non investire galline, polli, cani randagi ed altri animali che ci tagliavano la strada in continuazione.
Arrivammo a Copan: la piazza centrale era affollata e dal ciglio della strada si alzavano nubi di fumo dal sapore forte e dolciastro. Dentro a queste nubi, uomini e donne cucinavano carne e verdure ed a fatica riuscivamo a vederli; mi chiesi in che stato fossero i loro polmoni.
Scegliemmo un piccolo ristorante per la cena, ma , appena fatte le ordinazioni, un corto circuito lasciò nel buio totale l'intera città, compreso il nostro tavolo in legno scuro. Mangiammo, così, alla luce di una candela conficcata in una bottiglia vuota, di vetro, di Pepsi.
Walter ci intrattenne con lezioni di storia alternate a leggende Maya e qualche barzelletta.
Riesce sempre ad essere molto coinvolgente con i suoi racconti arricchendoli con una particolare mimica e variando spesso la tonalità della voce.
Il suo sguardo profondo e la lunga e folta barba brizzolata, dietro alla luce spettrale di quella candela mi ipnotizzavano togliendomi la facoltà di decidere se porre o meno attenzione alle sue storie raccontate in un perfetto spagnolo, quasi cantate.
La piazza era completamente immersa nell'oscurità; solo le luci dei fari delle auto che le giravano intorno rallegravano un pò l'atmosfera.
La maggior parte delle persone si era ritirata in casa ed anche noi decidemmo di andare a dormire. Non riuscii a vedere quasi nulla dell'albergo , il più bello dove sono stato dall'inizio di questo viaggio. Era tutto al buio e, di conseguenza, la doccia calda che aspetto da un mese è rimasta un bel sogno. Sono riuscito a leggere un po' di Shantaram alla luce tremolante di una candela con l'aggiunta di quella della mia piccola pila, che si sta rivelando sempre più utile, regalatami della mia amica Rossella.
Nonostante il buio, nella hall dell'hotel molti bambini giocavano rumorosamente a calcio con un oggetto di plastica che sbatteva ovunque e, solo quando decisero di ritirarsi nelle loro stanze, riuscii , finalmente, a dormire bene nel mio grande e comodo letto matrimoniale.
Ora sono le 5:30 del mattino e, tra mezz'ora, partiremo diretti verso la Laguna de Lachua`, via Chisec ,.....verso una nuova avventura.
ánimo Matteo, te seguimos desde Barcelona, disfruta por los tres!! un beso enorme.
RispondiEliminaMartina y Susy.