Nelle ore di auto che percorremmo per arrivare al Rio de La Pasion, tenevo la mano destra fuori dal finestrino per deviare il flusso d'aria calda verso il mio viso per cercare di restare sveglio. Le mie compagne di viaggio crollarono in un sonno profondo nei sedili posteriori ed io le invidiavo, pero` non volevo lasciare Walter solo, in silenzio.
Salimmo sulla barchetta della nostra guida di nome Omar, diretti al sito di Ceibal. Cercammo, invano, di scovare uno dei coccodrilli che popolano il fiume, ma riuscimmo solo a vedere i maestosi uccelli azzurri che volavano da una sponda all'altra.
Arrivati sulla terra ferma, Omar si incammino` dentro la giungla, diretto alle rovine. Il clima era caldo e umido e cominciai a sudare gia` dopo i primi passi.
Finche` si procedeva camminando, non c`erano problemi; ma alla prima fermata per stanare una grossa tarantola nera dalle zampe ricoperte di peli biancastri, fummo assaliti da uno sciame di zanzare. Mentre Omar ci rassicurava dicendoci che non c`erano molte zanzare perchè quest`anno aveva piovuto poco ed il livello del fiume si era abbassato parecchio, contai cinque di quei fastidiosi insetti fare colazione sulla pelle del suo viso sudaticcio mentre lui nemmeno se ne accorgeva.
Non e` uno dei siti piu` affascinanti, forse perchè, fino ad oggi, solo il 2% delle rovine presenti sono state riportate alla luce.
Il ritorno in ¨lancia¨ fu molto gradevole. Il vento asciugava i nostri vestiti impregnati di sudore ed accarezzava le punture di zanzare donandoci sollievo.
Walter ci aspettava sulla sponda del fiume, aveva approfittato del tempo libero per andare a comprare le provviste necessarie per passare la notte nella Laguna di Laucha. Questa volta non riuscii a resistere e mi addormentai con la testa appoggiata al sedile.
Il mio sonno duro` circa 30 minuti, fino all'entrata della strada che porta alla laguna. Comprai una bibita energetica simile al Red Bull, per recuperare un po`.
Quello, fu l'inizio di una lunga ¨Odissea¨: 64 km di strada sterrata con buche, dossi, pozze d'acqua e pietroni che spuntavano dal terreno polveroso.
Per oltrepassare i ponti si doveva fare attenzione a mantenere le 4 ruote sopra alle strette lastre di legno mal fissate alla struttura portante per non rimanere incastrati. Passammo attraverso molti villaggi costituiti, al massimo, da una decina di case. La gente povera che li popola, vive senza luce elettrica e percorre km per procurarsi l'acqua potabile.
Viaggiavamo ad una velocita` media di 20 km/h rimbalzando sui sedili della povera station wagon portata all'estremo ed oltre, delle sue possibilita`.
Arrivati al parcheggio della laguna, la stanchezza segnava i nostri visi ed il sudore le nostre magliette. Appena sceso dall` auto, le gambe mi tremavano e mi sentivo privo di forze. Eravamo a digiuno, non dormivamo dalla mattina del giorno prima, avevamo camminato per 2 ore a Ceibal combattendo contro un esercito di zanzare e percorso una tappa della ¨Parigi Dakar¨ a bordo di un' auto che ha un anno piu` di me. Ebbene, ci aspettava un cammino di 4 km per arrivare al rifugio!
Prendemmo con noi il minimo necessario per passare la notte ed il giorno successivo e ci incamminammo in fila indiana lungo il sentiero dentro la foresta tropicale.
Comincio quasi a sentirmi a mio agio nella giungla, dove ultimamente sto passando la maggior parte del mio tempo....
Walter conduceva il gruppo camminando con un'andatura veloce e costante. Io mantenevo il passo seguito in ordine da Susy e Martina. Dopo nemmeno mezz'ora di cammino, la luce della foresta si spense ed il debole piovigginare si trasformo` rapidamente in forte temporale. Indossati i k-way, con le torce in mano, ci inoltrammo nelle tenebre. Facevamo fatica a mantenere il passo di Walter, camminava in fretta, senza mai voltarsi indietro, senza dire una parola. Quando sentiva di aver preso troppa distanza da noi, rallentava, ma senza fermarsi e poi ripartiva subito. Da questo suo comportamento, capii che non voleva perdere il passo e che la strada era ancora molto lunga.
Il fischio acuto e continuo dei grilli rendeva l'atmosfera cupa e tenebrosa. I lampi illuminavano il cielo di bianco, facendo apparire le ombre dei grandi alberi che ci circondavano. I tuoni rimbombavano con potenza, sovrastando qualsiasi altro rumore. Le mie gambe si muovevano solo per inerzia, non ero io a comandarle. Fui costretto a togliermi gli occhiali bagnati dalle gocce ed appannati dal calore del mio corpo. Seguivo quell'ombra scura che procedevava davanti a me con un solo pensiero nella testa:¨..Quanto cazzo manca!?¨.
Arrivati, finalmente, al rifugio, mi ci vollero alcuni minuti per riprendermi. Mi sentivo come drogato, avevo la vista appannata e facevo fatica a rimanere in piedi. Martina e Susy non erano in condizioni migliori e ci sedemmo sulla grande panca intorno al tavolo in legno. La luce era debole, una stufa a legna fumante riscaldava la stanza. Due guardiani ed una ragazza dai capelli lunghi e scuri stavano finendo di cenare. Utilizzando le ultime forze a disposizione, cucinammo una pasta al pomodoro mentre Walter preparo` la carne alla brace lasciata marinare nella birra e succo di arancia. Con lo stomaco pieno, recuperai un po' di energie. Martina ando` a dormire e Walter accompagno` me e Susy a vedere la laguna immersa nella notte. Rimasi solo con Susy, seduto nella piccola casetta in fondo al porticciolo; in silenzio, aspettavamo che i lampi ci mostrassero il paesaggio per qualche frazione di secondo.
Il mattino dopo, fui l'ultimo ad uscire dalla mia stanza e come prima cosa tornai al molo. Le mie amiche mi stavano aspettando facendo il bagno e prendendo il sole che dominava il cielo azzurro. Mi liberai velocemente di: infradito, maglietta ed occhiali e senza pensarci cominciai a correre verso la fine della passerella .
Spinsi il mio corpo il piu` possibile lontano e verso l'alto, tuffandomi di testa nelle acque cristalline che mi erano costate tanto sacrificio. Il verde smeraldo vicino alla riva sfumava nel blu profondo nel centro del lago. Piccoli pesci nuotavano vicino a noi, pizzicandoci le gambe con i minuscoli denti. Andammo anche a fare il bagno nel fiume vicino e la giornata passò molto in fretta.
Dopo il lungo cammino per il ritorno, percorso con piu` calma ed alla luce del sole, salimmo sull'auto consapevoli di ciò che ci aspettava.
Speravo vivamente che, essendo la 2º volta che percorrevamo quella strada insidiosa, potesse sembrarci più corta, ma mi sbagliavo di grosso.
Come il giorno prima, appena fece buio, comincio` a piovere ed il nostro pilota fu costretto a diminuire l'andatura ed ad affrontare gli ostacoli con piu` cautela.
Arrivati sulla strada asfaltata, ricevette un grosso applauso da tutti i passeggeri ed i miei piu` sentiti complimenti per essere riuscito a guidare in quelle condizioni: di notte, sotto la pioggia battente, alla luce dei soli fari anabbaglianti (quelli abbaglianti si erano bruciati il giorno prima) e con i tergicristalli mal funzionanti.
Ci sistemammo dopo aver cenato, molto, molto tardi ad un fast food nello stesso albergo di Coban, dove eravamo rimasti senza luce qualche giorno prima.
Era l'ultima notte di quella gita ed io cominciai a sentire un po` di malinconia e dispiacere perche` quell'avventura stava volgendo alla fine.
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