ITINERARIO

ITINERARIO

Il mio viaggio

37 giorni, 1 ora, 9 minuti e 51 secondi....... Adesso è questo il mio calendario, non esistono più giorni della settimana, non esiste giorno e notte, niente pranzo e cena. Solo il tempo.
Se ne va veloce, corre senza voltarsi indietro, non mi lascia riposare, non mi aspetta, nemmeno se lo imploro. Pensavo di averne ancora molto, pensavo di poter sbrigare tutto con calma. Mi sbagliavo, tutto di un tratto il cuore mi batte forte, i pensieri si accavallano,l e emozioni rimbalzano dentro di me come una pallina in un flipper.
Manca poco più di in mese, poi , finalmente, partirò! Volo BA 2545 06 settembre 2009,ore 07.30 Roma FiumicinoLondon Gatwick
Volo BA 2157 06 settembre 2009,ore 10.40 London Gattwick – Antigua
Volo AA 5053 17 settembre 2009,ore 07.16 Antigua – San Juan
Volo AA 0973 17 settembre 2009,ore 13.25 San JuanMiami Intl
Volo AA 2125 17 settembre 2009,ore 21.25 Miami intl – Guatemala City.
Questo è il mio itinerario per arrivare in Guatemala.

Lo so, è un po' lungo e se lo leggo mi viene da ridere. Ripenso al quel giorno, 26 marzo 2009. La settimana prima mi ero messo in contatto con la scuola di spagnolo ad Antigua, in Guatemala, per avere informazioni e mi ero fatto fare un po' di preventivi per il biglietto aereo. Navigavo su internet guardando foto del centro America , leggevo racconti di viaggio e mandavo qualche email alle agenzie. Stavo sognando, sognando ad occhi aperti. Mi stavo organizzando ma ancora non c'era niente di sicuro; nemmeno io ero sicuro. Mi alzo alle 9.00, sono solo in casa e sembra essere un giovedì come tanti altri. Ormai è da molto tempo che penso a questo viaggio, ne ho parlato con qualcuno, per avere delle opinioni a riguardo, ma sembra che nessuno capisca davvero il vero motivo e l'importanza del mio progetto. Preparo un tè e mentre aspetto che si raffreddi faccio una doccia. Mi sento bene,passo quasi 10 minuti sotto l'acqua e mi rilasso. Martin Jondo è in salotto che suona per me 'Jah Gringo' (http://www.youtube.com/watch?v=j25kZ4dskys&feature=related) e mi vengono in mente tanti ricordi. Ricordo l'estate passata, i miei viaggi a Madrid, Valencia, FuerteVentura, Barcellona, New York . Così comincio a guardare le foto che non vedevo da tanto tempo.

Sono dell'idea che questa storia del digitale abbia un po' rovinato il piacere di guardare le foto,perché se ne fanno troppe si lasciano sul pc e non si guardano mai. A me piacciono gli album, da poter sfogliare, da far vedere agli amici quando vengono a casa, dove ci sono quelle migliori ma anche quelle venute un po' male che però dispiace buttare via. Il cd va avanti ed io mi perdo nelle immagini delle spiagge, del mare, del cielo, dei palazzi.....penso a quanto stavo bene quando ero là e a come riuscivo ad essere me stesso, mi sentivo libero.

Così, d'un tratto, scatta qualcosa dentro di me, non penso più, mi lascio andare, mi vesto, prendo le chiavi dello scooter e mi precipito in banca. Prelevo i soldi necessari, vado a San Giovanni in agenzia, entro e dico che voglio fare un biglietto per Antigua! Lo voglio aperto 6 mesi e pago una tassa per poterlo prolungare fino ad un anno.
Avevo aspettato per tanto tempo quel giorno, avevo passato intere serate a chiedermi quando sarebbe arrivato il momento giusto per farlo............poi............. mi sono reso conto che il momento giusto per fare qualcosa di importante per noi stessi siamo noi a crearcelo, siamo noi a volerlo. Se aspettiamo che siano le persone, le situazioni, i soldi, il lavoro, tutti i fattori che ci circondano a plasmare il momento appropriato per realizzare i nostri sogni, non ci riusciremo mai.

Pago,ringrazio ed esco.

Stringendo forte con la mano la busta di plastica arancione con dentro il foglio che mi avrebbe cambiato la vita, passo attraverso la gente e penso che nessuno sa quello che ho appena fatto. Il cuore va a mille km all'ora e le gambe a duemila. Monto sullo scooter e parto, la strada di ritorno mi sembra infinita, vorrei che non cessasse mai qual momento, in mezzo alla statale comincio a gridare, come un ragazzino sulle montagne russe, nessuno può sentirmi, nessuno se ne accorge, quell' istante è solo mio, e io grido, grido più forte che posso. Mi lacrimano gli occhi dalla gioia. Non ho pensato se fosse giusto o sbagliato, se costasse troppo o troppo poco, non ho pensato come avrei fatto con il lavoro, con mia sorella, con la casa, con la macchina e tutto il resto. L'unica cosa alla quale ho pensato è che io lo volevo davvero!


Il giorno seguente comunico a mia sorella Giorgia la mia decisione e lei si dimostra entusiasta per me. Sa che quello che sto per fare è la realizzazione di un sogno, di una passione che va al di là di tutto il resto. Tra di noi c'è un rapporto molto forte e percepisco in lei anche un po' di tristezza perché si rende conto che non ci vedremo più per molto tempo. Mi metto subito in contatto con la scuola in Guatemala ed informo Sarita, colei che si occupa della gestione dei corsi di spagnolo, che il mio giorno di arrivo è il 6 di settembre. Scelgo di alloggiare in una famiglia perché credo che sia il modo migliore per potersi integrare pienamente con la cultura e le usanze del posto, la informo che frequenterò la scuola per un mese e poi partirò per visitare il centro America.
Trascorro una settimana a fantasticare su tutto quello che farò e che vedrò, mentre aspetto con ansia che torni mio fratello Simone dal Messico per poterlo dire anche a lui. Tutti i giorni controllo la mia email aspettando una risposta da Sarita. Finalmente arriva! Ricevo una email dove viene ben descritto tutto quello che è compreso nella quota (molto più conveniente rispetto ad altre associazioni simili) che dovrò pagare una volta arrivato in Guatemala.
"Encluidos: Trasporto dall'aeroporto di città del Guatemala ad Antigua il giorno 6 september (hora 14.00)Corso di lingua spagnola 5 giorni a settimana (lunedì-venerdì) - 4 settimane - fino al 3 de octubre 2009alloggio 4 settimane in famiglia con pensione completaAssistenza da parte dell'agenzia di Walter per ogni cosa tu abbia bisogno . Ritorno in areoporto il 3 ottobre (o seguenti)Per ora ti viene chiesto un anticipo del 10%.Se ti va bene il preventivo ti mando il voucher di prenotazione.Le famiglie che utilizziamo sono tutte nel centro di Antigua. Ottima scelta quella di soggiornare presso di loro, si aiuta la popolazione locale e si capisce come è la vita in centro america. Bravo!!! "
La leggo un paio di volte, poi vado a prendere il mio biglietto nel cassetto del comodino in camera da letto, lo apro e li mi sorge un enorme dubbio!!! Se io ho in mano un biglietto per Antigua, a cosa mi serve il trasporto dall'aeroporto di città del Guatemala ad Antigua? In quel momento mi si gela il sangue nelle vene, gocce di sudore cominciano a scendermi sulla fronte. Vado su google, scrivo : Antigua Guatemala aeroporto. Cosa scopro? Che ad Antigua in Guatemala non c'è nessun aeroporto!!!! No, non ci posso credere! Ma allora ho fatto il biglietto sbagliato! Impossibile! Ma per dove ho fatto il biglietto allora? Dove atterrerò?

Scrivo Antigua su google ed eccomi qua, http://www.google.it/search?hl=it&q=antigua+&meta= una piccola isola dei Caraibi della quale io non ero a conoscenza nemmeno dell'esistenza. Incredibile!
Mi fiondo in agenzia per avere spiegazioni, mi dicono che loro non possono più fare niente per me, la compagnia aerea, se annullassi il biglietto, mi rimborserebbe solo una piccola parte dell'importo e farne un altro diretto da Roma a Guatemala City costerebbe molto di più. Torno a casa, racconto tutto a mia sorella e comincio a pensare a come il non sapere le cose nella vita, a volte ti possa danneggiare. Il mattino seguente trovo un biglietto sul tavolo della cucina,era di mia sorella:

" buon giorno, lo so che è dura alzarsi alle 5 del mattino per andare a lavorare, ma pensa che tra un anno a quest'ora sarai dall'altra parte del mondo...chissà dove, chissà con chi! Anche se c'è stato quest'intoppo del biglietto vedrai che il tuo sogno andrà avanti, basta essere determinati, e tu lo sei! Sei forte! Ti voglio tanto bene e non smetterò mai di dirtelo, sei il mio fratellino speciale e non so come farei se non ti avessi vicino! Intendo nel cuore, con i sentimenti. Non ha importanza la distanza fisica,se c'è di mezzo il bene che ci vogliamo! Buon lavoro. Un bacio. Giorgia."

Questo messaggio mi ha dato molta forza, mi ha fatto pensare che se ho sbagliato, devo pagarne le conseguenze e quindi devo andare ai Caraibi! Ho cominciato a contattare persone di Antigua-Barbuda nella speranza di trovare una sistemazione ad un prezzo accessibile. L'isola è carissima e non esistono ostelli o pensioni. Con un po' di fortuna ho trovato un resort vicino al mare a 45 $ a notte dove alloggerò per 10 giorni. Ho fatto il biglietto per il 17 settembre da Antigua a Guatemala City e la somma dei due biglietti è risultata uguale all'importo di un biglietto diretto dall'Italia per il Guatemala. Ho comunicato l'inconveniente a Sarita, senza entrare nei dettagli, per non fare brutta figura e lei mi ha risposto che non c'erano problemi,avrebbe rimandato tutto di 10 giorni.
Così ho preso questa vicenda con filosofia ed ottimismo, forse era destino.

Poi....... in fin dei conti........ si sta parlando di andare 10 giorni in un'isola dei Caraibi, non è poi così male.....


E' per questo motivo che ho cominciato a prendere lezioni private di inglese, per riuscire a cavarmela in quei 10 giorni. A proposito, si è fatto davvero tardi, sono le 2.35 del mattino ed io alle 10 ho lezione, è meglio che vada a dormire.

sabato 27 febbraio 2010

25.02.10 Cascadas de el Chiflòn-Chiapas-Mexico


Mi sono svegliato alle 7.30, ho fatto una doccia veloce, preparato lo zaino ed ho camminato fino a sud della citta`. Ho attraversato la statale Panamericana tra le urla isteriche e quasi incomprensibili dei numerosi autisti dei pulmini che gridavano le loro destinazioni cercando di sovrastare il rumore del traffico e quello dei clacsons dei taxi in cerca di clienti.
Seduto, abbastanza comodamente, su di un minibus da 12 posti, con destinazione Comitàn, ammiravo il paesaggio incontaminato fuori dal finestrino. Le alte montagne coperte da un tappeto verde scuro di alberi sempreverdi, si trasformavano lentamente in colline colorate di arancio, giallo ocra e verde chiaro. L'autista guidava rapidamente ma con apparente prudenza ed affrontava le curve della statale in discesa con sicurezza. Ho conosciuto Rudy, un ragazzo messicano, come lo erano tutti gli altri passeggeri, di circa la mia eta`. Ha le sopracciglia folte, il naso schiacciato ed il suo sorriso gentile e` abbellito da due piccole fossette che si formano sulle guance paffute. Fu molto cordiale e disponibile nel darmi informazioni utili su come raggiungere le cascate di Chiflòn, dove ero diretto. Dopo un' ora e 45 minuti di piacevole conversazione con Rudy, arrivato a Comitàn, a circa 80km a sud di San Cristobal de Las Casas, sono salito su di un altro collettivo che e`partito dopo soli 3 minuti dal mio arrivo. Ha fatto alcune fermate sulla statale principale che attraversa la citta`, riempendosi completamente, fino a quando ha svoltato a destra immergendosi negli altopiani del Chiapas. Mezz'ora piu` tardi, sono terminate le curve, e con esse anche le montagne. In cima ad una salita, davanti a me e` apparsa un' immensa pianura verdeggiante, che si perdeva all'orizzonte.
La strada era priva di curve e fiancheggiava la parete montuosa alla mia destra.
Non riuscivo a vederne la fine e mi sembrava un'enorme montagna russa con continue salite e discese. Sceso all'incrocio per le cascate, ho preso un moto-taxi, ovvero quelli che ad Antigua-Guatemala, chiamano piu` comunemente: Tuc-Tuc. Mi ha portato fino all'entrata del parco e da lì ho iniziato la mia camminata in salita lungo il entiero che costeggia il fiume. Ho fatto diverse pause, non tanto per la fatica, ma per fotografare lo scenario incantevole che avevo sotto gli occhi. Sono arrivato fino in cima, sudato e smanioso di vedere la grande cascata: alta circa 80m, dominava il paesaggio con prepotente autorita`. Sembrava essere la madre di quelle piu` piccole e modeste incontrate nel cammino, che creacano ai loro piedi splendide piscine naturali di acqua gelida. Avevo voglia di tuffarmici dentro, pero` per desistere, mi e` bastato entrare fino alle caviglie e sentirmi congelare i piedi.
Sono rimasto lì un paio d'ore, seduto all'ombra su di una piccola panchina in legno, ai piedi dell'imponente cascata, rinfrescato dalla brezza trasportata dal vento.
Mi sono immerso tra le pagine del mio libro, ipnotizzato dalle parole ed isolato dal frastuono della ingente massa d'acqua che cadeva dal cielo. Solo quando ha cominciato ad arrivare gente ad interrompere la mia quiete, mi sono messo sulla via del ritorno.

Adesso sono qui, seduto su di una panca in pietra attorno ad un tavolo, in riva al fiume. L'acqua cristallina color verde smeraldo, discende lentamente accarezzando le rocce levigate provocando un fruscio rilassante. I riflessi del sole la fanno scintillare coprendola con un mantello di brillanti. Le farfalle dai colori sgargianti volano nell'aria fresca mimetizzandosi con le foglie che, dondolando, cadono dagli alberi come fiocchi di neve. Qui, la rabbia, la forza e la supremazia della cascata "madre", si trasforma in un moto placido e mite, che scorre paziente sul fondale di sabbia bianca.
Cerco di rilassarmi, di godermi appieno questo momento avvolto nella natura. Ascolto i suoni del bosco e provo a liberare la mia mente, ma non ci riesco! I miei pensieri sono lontani da quel luogo incantato, fluiscono lenti, come le acque del fiume, e mi riportano indietro nel tempo. Provo a sconfiggerli, a nuotare contro la corrente ed a risalire le cascate d'amore che mi hanno riempito il cuore. Mi aggrappo ad ogni ramo che sporge dalle sponde della mia anima, ma non ci riesco! Non ancora. Non posso dimenticare, non posso non pensare ....

martedì 23 febbraio 2010

23.02.10 San Cristobal de Las Casas-Mexico


Sono arrivato stamattina alle 9.30 a San Cristobal de Las Casas, nello Stato di Chiapas. Avendo consumato ben 3 mesi di visto turistico a Huatulco ho deciso di tornare qui, dove ero stato per una settimana, circa un mese e mezzo fa. Da qui voglio visitare lo Stato di Chiapas per poi passare la frontiera, entrare in Guatemala, attraversarlo ed arrivare nella parte centrale del Belize, sul Mar dei Caraibi.

Uscito dalla stazione dell'autobus, stanco ed assonnato dopo l'intera notte di viaggio, ho incontrato alcuni ragazzi messicani che, molto gentilmente e senza troppa insistenza hanno iniziato a propormi alcune sistemazioni in ostelli, posade ed hotels. Munito di tutti quei depliants colorati con le cartine della citta` ho cominciato a camminare verso il centro. Prima di arrivare alla piazza centrale, ho svoltato a destra in direzione del negozio di ferramenta di Victor, il fratello del mio amico Marcos, per andare a chiedere consiglio a lui.
Il sole splendeva nel cielo privo di nuvole, nella fresca mattina di fine inverno, il traffico nelle vie a senso unico doveva ancora prendere vita e l'atmosfera era molto rilassante. Proprio quando iniziavo a sentire la stanchezza dovuta al peso del mio zaino, ho incrociato un piccolo ragazzo dalla pelle color caffe` ed il viso gentile. Mi ha fermato e chiesto se stessi cercando un posto dove dormire. Gli ho mostrato i bigliettini colorati che avevo in mano e gli detto che mi avevavo gia` fatto un sacco di offerte, alla stazione. Anche lui era diretto lì in cerca di clienti e mi ha invitato ad andare a vedere il suo ostello. L'ostello si chiama "La Cratina", come il bar che gli e` attaccato. All'esterno, la casa e` di color rosa e si entra da una piccola porta in ferro. `C'e` una grande sala con divani ed una piccola televisione; salendo alcuni scalini c'è una vecchia, ma pulita cucina, a disposizione degli ospiti. Sono alloggiato in una stanza che ha 3 letti a castello. Il prezzo e` esattamente un terzo di quello di una stanza singola con bagno privato ed equivale a circa 2.70 euro per notte. Nella stanza non c'e` nessuno, per ora, ed essendo bassa stagione esiste la possibilita` che rimanga solo per alcuni giorni.
E` la prima volta, nel mio viaggio, che scelgo l'opzione di condividere la camera con qualcuno e sono molto curioso di come possa essere.
Ho dormito per un paio d'ore, fatto una doccia e poi sono uscito a mangiare qualcosa. Mi sono saziato in un ristorante tipico ed economico con un "CALDO DE POLLO", servito con riso in bianco, tortillas e salsa piccante.
Adesso sono seduto al tavolino di un bar nella spendida piazza centrale di questa cittadina coloniale che tanto mi affascina e mi lascio traspotare dai pensieri e dai ricordi.

Andarmene da Huatulco e` stato senza dubbio la cosa piu` difficile e dolorosa del mio viaggio. Ho lasciato la stazione dei bus con gli occhi gonfi di lacrime ed un grande nodo in gola che mi ostruiva la respirazione. Pensieri discordanti si scontravano nella mia mente come le onde di un mare in burrasca. Un grande vuoto si stava formando dentro di me e la paura di non riucire a colmarlo mi trafiggeva lo stomaco come una spada affilata.
Ci ho messo molto a prendere questa decisione e per farlo ho riflettuto molto, moltissimo.
La maggior parte delle volte non serviva a niente, non dava alcun risultato.

Sono convinto che nella vita si debba ascoltare il proprio cuore, il problema è quando e` proprio lui a dirti due cose opposte. Allora non sai piu` a chi chiedere e cosa scegliere.
Io ho ascoltato la voce che da tanti anni grida forte dentro di me e spero tanto di aver fatto la cosa giusta.

"Non puoi distruggere l'amore. Neanche l'odio riesce a distruggerlo. Puoi distruggere la passione, la tenerezza, la sollecitudine, o, magari puoi neutralizzare questi sentimenti trasformandoli in un cupo rimpianto, ma l'amore vero e proprio non puoi distruggerlo. L'amore è ricerca appassionata di una verità , diversa dalla tua; se lo vivi in modo sincero e totale, l'amore è eterno. Ogni atto d'amore, ogni impulso del cuore verso l'esterno, è una parte del bene universale: è una parte di Dio, o ciò che chiamiamo Dio, e non può mai morire". (da "Shantaram")

Ieri notte, un'altra volta, il mio cuore si e` spezzato, ieri notte, un'altra volta io ho spezzato un cuore.

lunedì 22 febbraio 2010

21.02.10 Huatulco-Mexico

Non diro´ ne´ quando ne´ con chi, pero´ voglio raccontare dove sono finito alcune sere fa.
Io ed il mio amico, che chiamero´ Jo, uscimmo, a serata inoltrata, da casa sua alla ricerca di un po´ di vita notturna. L'aria era fresca ed umida dopo la singolare pioggia caduta nel pomeriggio. Da una settimana è finito il periodo di alta stagione e la localita´ dove ormai vivo da tre mesi, chiamata "La Crucecita", sembrava deserta rispetto a pochi giorni prima. Era un giovedi´ sera e, dopo un breve giro in macchina nel centro, Jo mi disse che un suo amico avrebbe suonato dal vivo in un bar vicino alla piazza. Quando entrammo nel locale, solo 2 dei tanti tavolini in ferro scuro erano occupati. Ci sedemmo vicino al bancone ed ordinammo una birra.
Il cameriere ci informo´ che quella sera non ci sarebbe stata nessuna musica dal vivo perche´ il musicista non si era presentato al lavoro. Dopo essersi scolato l'ultimo sorso dalla bottiglia di Corona, Jo mi disse che forse era meglio cambiare locale e cercare qualcosa di piu´ animato. Provammo altri 2 bar, ma con lo stesso risultato. Vagando in macchina per le strade deserte di Huatulco, si erano ormai fatte quasi le 2.00 ed io proposi di tornare a casa. Senza rendercene conto eravamo usciti dal centro e ci trovavamo nella zona periferica.
E´ facile notare la differenza di questa zona rispetto al centro turistico della Crucecita. Non ci sono bar, ristoranti, hotel, ma solo piccoli negozi e qualche "Taqueria". Le strade strette e prive di illuminazione rendono l'ambiente alquanto tetro e poco rassicurante. Le piccole e vecchie abitazioni, sembrano ammassate una sopra l'altra, separate solo da sporchi e disordinati cortili, utilizzati come deposito di oggetti ed elettrodomestici, ormai inutilizzabili. Passammo davanti ad un locale con le delle luci rosa fosforescenti che illuminavano un tendone, con sotto un tappeto rosso che portava all'entrata. Prima ancora che me lo dicesse, avevo intuito che era uno Strip-Club.
Girato l'angolo, dal finestrino aperto di Jo sentimmo entrare della musica mescolata a grosse risate isteriche, provenienti da un portone aperto. Dietro una tenda di stoffa rossa, che sembrava stesse per cadere da un momento all'altro, filtravano le luci psichedeliche che muovevano le ombre delle persone all'interno. Io e Jo ci guardammo per qualche secondo con un' espressione di stupore, ed i nostri sorrisi ci fecero intendere che entrambi eravamo curiosi di sapere che cosa stesse succedendo dietro quel tendone. Facemmo nuovamente il giro dell'isolato e parcheggiammo a pochi metri prima dell'entrata. Jo diede 10 pesos ad un bambino di circa 10 anni che stava seduto sul marciapiede ed aveva, legato al collo, un laccio di stoffa che sorreggeva una piccola cassetta piena di caramelle, snak, salatini e pacchetti di sigarette.
Ci assicuro´ che avrebbe controllato la macchina fino al nostro ritorno e tento´ invano di venderci qualcosa. Con la mano destra, scostai la tenda rossa e quando infilai la testa dentro il locale, fui immerso da un'aria umida e afosa.
Mi feci largo tra la gente e raggiunsi un tavolino con delle panche in pietra, a pochi metri dal bancone. C'era solo un grande ventilatore posto in terra che faceva circolare l'aria densa e maleodorante, ma senza cambiarne la consistenza. Il puzzo di fumo si mescolava con l'odore acido della birra versata in terra creando una miscela sgradevole alla quale non riuscivo ad abituarmi. Ordinammo due birre e, prima di bere, mi preoccupai di pulire accuratamente il collo della bottiglia con un tovagliolo di carta. I clienti del locale erano solo ed esclusivamente uomini. Le tante ragazze che ballavano con loro o che consumavano sedute al bancone erano tutte prostitute. Decine di bottiglie, con ormai solo un po` di schiuma sul fondo, riempivano i tavolini umidi e venivano servite in rapida successione da un ragazzo di non piu` di 20 anni. In fondo alla pista da ballo, un grasso signore metteva la musica dietro ad una console e cantava canzoni tipiche mexicane. Credo che le uniche persone non ubriache in quel locale fossimo io e Jo. Quando andai in bagno,
non credetti ai miei occhi. All'mprovviso l'aspetto sudicio e maleodorante del locale mi parve quasi essere pulito.
Non ebbi il coraggio nemmeno di entrare, scorgendo dalla porta semiaperta escrementi che galleggiavano nella latrina intasata ed assalito da un puzzo ripugnante.
Tornai a sedermi e dissi a Jo di finire velocemente la birra perche` l'esperienza "mistica" di visitare un bordello dei bassifondi messicani mi aveva ormai completamente soddisfatto. Una delle ragazze si alzo` dal tavolo vicino al nostro ed invito` prima lui e poi me a ballare. Avra` pesato almeno 100 kg, indossava una minigonna che metteva in risalto le enormi cosce avvolte dalla cellulite, una maglietta attillata che le arrivava appena sopra l'ombelico e che lasciava uscire uno strato di grasso sui quali i grandi seni flaccidi si appoggiavano come privi di forze. Sul viso paffuto la prima cosa cosa che risaltava erano i baffi, ben visibili e scuri come i peli che coprivano gran parte delle braccia. In effetti, tutte le ragazze del locale corrispondevano all'incirca a questa descrizione, qualcuna dall'aspetto piu` decente, ma sicuramente non invitante. Lo stesso valeva per gli uomini, grassi, sporchi e completamente ubriachi. Rimasi inorridito e schifato dal quell'ambiente lurido e l'unica cosa che volevo, era andarmene. Dopo pochi minuti che eravamo entrati, il bambino che avrebbe dovuto sorvergliarci la macchina entro` per vendere i suoi prodotti e comincio` a fare il giro dei tavoli. Gli comprai dei lecca-lecca, cercando invano di attutire la pena che provavo per lui ed il senso di colpa per il fatto che non stessi facendo niente per aiutarlo. La compassione verso le persone che mi stavano intorno, verso quelle povere ragazze, verso quei disperati ubriaconi, combatteva con un senso di rabbia e disgusto per quello che facevano e per il fatto che sembravano esserne felici.
Il tutto duro` circa mezz'ora e quando ritornai finalmente ad inalare aria respirabile mi sentii rinascere, ma ci vollero alcune ore prima ch mi passasse la nausea e che quell'odore dolciastro uscisse dalle mie narici.
Promisi a Jo che non avrei mai piu` ripetuto un'esperienza del genere e gli domandai come potesse esistere un posto come quello e la sua risposta fu: "Il Mexico e` pieno di posti come questo! Non hai idea di quanti ce ne siano!".
Mi feci portare a casa e, prima di addormentarmi, mi fermai a pensare a come fossi fortunato. Non avevo visto mendicanti, malati o persone con gravi problemi, pero` pensai di essere fortunato, fortunato di non essere come loro. Non li accuso, non sono nessuno per farlo, pero` credo che nella vita, quasi sempre, ci sia una via di uscita, il problema e` che molti vogliono restare dentro!

domenica 14 febbraio 2010

12.02.10 Huatulco-Mexico


La sensazione che si prova, la prima che volta che si respira sott'acqua, non si puo´ dimenticare. La paura si fonde con l'eccitazione, lo stupore di riuscirci, con l'ansia che da un momento all'altro non esca piu´ aria da quello strano oggetto che si tiene stretto tra i denti. L'aria che entra nei polmoni e´ fredda e secca come quella che si respira il mattino presto su di una montagna innevata. Ad ogni respiro si ode il fruscio della miscela di ossigeno e nitrogeno passare nel respiratore e riempirti i polmoni, seguito dal gorgoglìo delle bolle d'aria che si formano quando si espira e passandoti davanti agli occhi sbarrati, risalgono rapide verso la superficie.
Schiacciando il bottone rosso che serve per svuotare il giubbotto senza maniche che sorregge la bombola posta alle tue spalle, esso si svuota dell'aria che ti fa stare a galla e si comincia lentamente a scendere. La sensazione di andare giu´ e´ quasi impercettibile a causa della visibilita´ ridotta della maschera e della tanta concentrazione nel respirare. Sono i timpani, a causa dell'aumento di pressione, che con prolungate fitte ti ricordano di compensare. Arrivato sul fondo, ed appoggiato per la prima volta le ginocchia sul fondale marino a 7 metri di profondita' la cosa piu´ difficile è riuscire a stare in equilibrio. Sembra che qualcuno, che non si riesce a vedere, ti stia tirando da una parte all'altra cercando di farti cadere al suolo. La cintura di pesi legata alla vita aiuta a trovare una certa stabilita´ ed a smetterla di smanacciare inutilmente in cerca di equilibrio.
La prima cosa della quale mi sono reso conto nel muovermi sott'acqua, e´ che nulla si deve fare con fretta o rapidamente, ogni movimento ha bisogno del suo tempo e muoversi con un ritmo lento e regolare aiuta a mantenere il controllo e rimanere tranquilli. I movimenti del corpo sono completamente innaturali, influenzati dalla respirazione, accentuati dalle correnti e frenati dalla forza di attrito dell'acqua; non si tratta semplicemente di nuotare, ma si deve trovare la giusta sintonia con una lunga lista di elementi per potersi muovere con disinvoltura.
Naturalmente, questa sintonia si trova con l'esercizio e con l'esperienza e la prima volta e´ difficile, credo, per tutti.

Ho fatto la prima immersione, piu´ di due settimane fa, insieme a Toñio e Luca. Era da molto che desideravo fare un'esperienza del genere e quando mi e´stato proposto, non mi sono fatto pregare. Ogni volta che facevo snorkeling ed ammiravo il fondale marino, morivo dalla voglia di poter scendere ed entrare in quel mondo misterioso e meraviglioso che e´ il mare. Si, e´ un'altro mondo là, sotto: i colori, la luce, i suoni, le dimensioni, le distanze, l'atmosfera, gli animali, i coralli, le piante, tutto e´ diverso, tutto e´ nuovo ed affascinante.
Dopo qualche minuto, giusto per potermi rendere conto di dov'ero, cosa stavo facendo e trovare la giusta flottabilita´ sott'acqua, abbiamo fatto una serie di esercizi base per poter proseguire la immersione di prova.
Una volta terminati, con un po´ di acqua salata nello stomaco e dentro il naso, un po´ confuso ed un po´ stranito, ho cominciato a seguire Toñio che nuotava lentamente davanti a me, seguito e supervisionato a mia volta da Luca che procedeva alle mie spalle e, finalmente, a godermi il divertimento. Toñio scovava le razze completamente mimetizzate sul fondale sabbioso e, con estrema delicatezza, le toccava per far sì che si muovessero ed io potessi vederle nuotare.
Ho visto aragoste nascoste tra le rocce, le morene con la loro espressione minacciosa, strani e coloratissimi molluschi simili ai manufatti di un esperto artigiano, esemplari di pesci a me sconosciuti e le grandi e maestose aquile marine nuotare a pochi metri sopra la mia testa. L' immersione è durata 50 minuti con profondita´ massima di 12 metri.
Siamo usciti dall'acqua camminando direttamente sulla spiaggia, come eravamo entrati. La muta impregnata d'acqua, il giubbotto e la bombola, sembravano pesare 100kg e riuscivo a fatica a camminare con i piedi che sprofondavano nella sabbia, pero´ ero molto felice ed entusiasta del risultato finale della mia prima immersione, ed in quel preciso istante, decisi che non sarebbe stata l'ultima.

Cosi´, due settimane piu´ tardi, questo lunedi´, ho cominciato il corso di sub.
Toñio mi aveva fornito un libro di teoria che avrei dovuto studiare, una tabella plastificata che avrei dovuto imparare ad usare ed una serie di fogli da compilare per la certificazione del mio corso.
Il libro e´ composta da 250 pagine, arricchito da numerose illustrazioni ed è suddiviso in 5 capitoli al termine dei quali c'e´ un test composto da domande a risposta multipla ed a risposta aperta. Gli argomenti e le cose da ricordare sono molte; Il libro, pero´, e´ strutturato in modo da ripetere piu´ volte i concetti principali ed obbligare lo studente a rileggerli in continuazione, facilitandone la memorizzazione. Mi sono impegnato molto nello studio, e sono stato scrupoloso nel terminare tutti i piccoli test di poche domande alla fine dei paragrafi.

Il primo giorno di corso comprendeva una serie di circa 20 esercizi da svolgersi in acque confinate. Cosi´, alle 9.00 del mattino ci siamo trovati alla spiaggia di Santa Cruz, il paese a soli 3 km da Huatulco, dove ogni giorno, attraccano le enormi navi da crociera provenienti da tutt'America. Toñio ci mise un'ora, solo per spiegarmi tutta la serie di esercizi che avremmo dovuto svolgere ed insegnarmi la preparazione del cosi´ detto "equipo de buceo", ovvero tutti gli elementi necessari per iniziare l'immersione. La maggior parte degli esercizi simulano situazioni di emergenza insegnando tecniche di respirazione o, per esempio, come fare a togliersi completamente la maschera in profondita´ e rimettersela svuotandola dell'acqua.
Mi e´ capitato di bere in piu´ di un'occasione e, diversa acqua, mi e´ entrata nel naso. In qualche momento devo ammettere di aver anche provato un po´ di paura causata dal senso di impotenza che si prova nell'essere coscienti che non si puo´ uscire da una situazione sgradevole in pochi secondi, essendo a 7m di profondita´, ma si e´ obbligati a mantenere la calma e resistere senza perdere il controllo.

Alle 12.45, teminata l'esercitazione, ero davvero stanco ed ho cominciato a chiedermi se avrei potuto reggere tre giorni cosi´ intensi. Luca mi ha fatto i complimenti e mi ha detto che, normalmente, quello che abbiamo fatto in 2 ore e mezza, si fa in 2 sessioni di 2 ore ciascuna in giorni diversi e che il peggio, ormai, era passato; i giorni successivi sarebbero stati piu´ rilassanti e divertenti. Cosi´ e´ stato.
Martedi´ e mercoledi´, abbiamo noleggiato una piccola barca e siamo andati in mare aperto. Dopo l'immersione di martedi´, dove ormai avevo svolto gli esercici con maggior disinvoltura e sicurezza, divertendomi e cominciando davvero ad apprezzare la vita subacquea, siamo andati a casa di Nata, il capo-istruttore. La villa e´ molto grande ed accogliente. Il colore predominante e´ il bianco ed in cima alle scale dell'entrata, si arriva nella spaziosa sala e cucina, costruita completamente all'aperto con la forma di un piccolo anfiteatro e coperta da un grande tetto di paglia a forma di capanna. Mentre Luca lavava con acqua dolce tutti i materiali utilizzati e riempiva nuovamente le bombole nel garage al piano terra, io e Toñio ci siamo seduti al tavolino in legno della sala, vicino alla grande piscina dalla quale si puo´ scorgere il mare in lontananza. Dopo un ripasso degli ultimi due capitoli del libro ed alcuni test di prova, ho deciso di affrontare l'esame finale e togliermi il pensiero. L'ho passato con successo, facendo solo 5 errori su 50 domande a risposta multipla; Toñio mi ha stretto la mano, si e´ complimentato ed a firmato tutti i fogli che dichiarano la mia promozione all'esame di teoria.
Il giorno successivo abbiamo preso il largo a bordo della stessa barchetta a motore ed abbiamo fatto 2 immersioni con una pausa di 1 ora tra una e l'altra. Ho imparato a partire da un punto preciso, percorrere una cinquantina di metri e tornare indietro senza mai uscire dall'acqua utilizzando una bussola, a liberarmi completamente dell'equipaggio ed a rimettermelo in profondita´ ed alcune altre tecniche per migliorare la flottabilita´ regolando la respirazione. Alla fine di tutti gli esercizi, a 8 m sotto il livello del mare, Toñio mi ha stretto la mano per una seconda volta, mi ha fatto il segno di OK ed ha cosi´ dichiarato la mia promozione al corso "OPEN WATER DIVER", certificato dalla piu´ grande associazione di sub nel mondo, di nome PADI. Ora posso, quindi, immergermi in qualsiasi parte del mondo, sotto la supervisione di un esperto, non necessariamente istruttore, fino ad una profondita´ di 18m. In realta´ , se avessi i soldi ed il tempo, non aspetterei un minuto per fare il corso successivo "ADVANCED OPEN WATER DIVER" che consiste nell'appreddimento di 5 diverse tipologie di immersioni e rilascia un brevetto che permette di immergersi fino a 40m, profondita´ massima consentita per il sub-ricreativo. Sono sicuro che lo faro´ in un futuro non molto lontano, pero´ da un'altra parte del Centro-America, durante il mio viaggio che in pochi giorni, riprendera´ il suo corso.
Finito l'esame e completato tutti gli esercizi con successo, ho ripreso a seguire Toñio ed a nuotare in direzione di un canyon formato dall'incontro di due grandi rocce alte almeno 8m. Mentre cercavo di rimanere al centro delle pareti rocciose, dondolato dalle correnti, all'improvviso l'acqua divento` scura e la luce inizio` a diminuire lentamente. Non capivo che cosa stesse succedendo fino a che Toñio si e` voltato verso di me e mi ha fatto cenno di guardare in alto. Subito ho pensato che una grande barca stesse passando sopra di noi, ma poi, man mano che quella grande macchia scura si avvicinava, ho visto che era un banco di sardine. Erano davvero tantissime e nuotavano tutte una vicina all'altra come attratte da una forza sconosciuta.

Questo sport mi affascina e solo il pensiero di poter fare immersioni in posti come il Mar dei Caraibi, dove la visibilita´ subacquea e´ di gran lunga superiore a quella dell'Oceano Pacifico, aumenta il mio entusiasmo nel continuare questa attivita´ sportiva cosi´ unica ed affascinante. Sono sicuro che ogni immersione sia sempre diversa da tutte le altre e che sia davvero impossibile annoiarsi a 20m sotto la superficie.

venerdì 5 febbraio 2010

05.02.10 Huatulco-Mexico


Nel buio di queste quattro mura, disteso sul fragile letto in legno, con le mani incrociate dietro la nuca, cerco di riposare la mente e liberarla da mille pensieri. Le pale del ventilatore attaccato al centro del soffitto, girando, provocano un effetto psichedelico di ombre, tagliando la luce debole del lampione che filtra dalla finestra chiusa.
Potrei sembrare solo, ma invece non lo sono. Sono con lei, la mia inseparabile e fedele amica del cuore.
Lei mi dà la forza, mi dà il coraggio, mi trasmette la sua energía. Mi consola e mi accudisce accarezzandomi il viso e parlandomi con dolcezza, oppure mi picchia forte nella testa ma senza farmi male. A volte mi fa venire i brividi, ma mai mi spaventa. Non mi stanco mai di ascoltarla e quando sono con lei mi riaffiorano ricordi che ormai credevo fossero sommersi nelle sabbie mobili della mia mente.
Posso rivedere un sorriso, risentire un profumo espandersi nell’aria, posso rivivere quei momenti, viaggiando indietro nel tempo.
Lei riesce a farmi ridere, a farmi battere il cuore, mi sommerge come un'onda del mare. Mi fa pensare, mi fa riflettere, mi fa capire. Riesce a far muovere il mio corpo in liberta´, mi fa sbattere le ali, mi fa volare, mi fa ballare. E´ capace di farmi piangere o gioire come un bambino. Mi parla in tutte le lingue del mondo, ma si fa sempre capire. Non chiede nulla in cambio, solo di essere ascoltata. Mi fa domande, mi fa pensare, poi, e´ lei stessa a darmi tutte le risposte. Io la amo, la amo con tutto il mio cuore e non potrei vivere senza di lei, senza la MUSICA.

link in "you tube": http://www.youtube.com/watch?v=OPw0aINSG3c&feature=fvw

IL CENTRO DEL FIUME (PIERANGELO BERTOLI)

Figure di carta che bevono nuovi pensieri
e fragili miti creati dal mondo di ieri
disperdono giovani forze sottratte al domani
lasciando distorte le menti e vuote le mani.
Consumi la vita sprecando il tuo tempo prezioso
raggeli la mente in un vano e assoluto riposo
trascorri le ore studiando le pose già viste
su schermi elettronici oppure, su false riviste

E tieni le orecchie tappate agli inviti del suono
e questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell'uomo.

Deciso a sfuggire il tuo tempo che soffia e ribolle
non abile a prendere il passo di un mondo che corre
CORAGGIO è soltanto una strana parola lontana
tu cerchi rifugio in un pezzo di canapa indiana.
Il sesso che prendi con facile e semplice gesto
rimane ancora e di nuovo soltanto un pretesto
e ancora nascondi la testa alla luce del sole
il sesso hai scoperto, però, hai coperto l'amore.

E tieni le orecchie tappate agli inviti del suono
e questa e` una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell'uomo.

Fai parte di un gregge che vive ignorando il domani
e corri da un lato e dall'altro ad un cenno dei cani
il mito di un lupo mai visto ti ha fritto il cervello
e corri perfino se il branco ti porta al macello.
E dormi nel centro del fiume che corre alla meta
e niente che possa turbare il tuo sonno di seta
qualcuno ti grida di aprire i tuoi occhi nebbiosi
ma tu preferisci annegare in giorni noiosi.

Non senti che stanno chiamando con voce di tuono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell'uomo.