Il mattino seguente partimmo alle 7.00 e, subito dopo la frontiera per tornare in Guatemala, la polizia ci fermo`: voleva multare Walter perche` non portava le cinture di sicurezza, ed io, incoscientemente, con lui.
Gli diede 2 opzioni: la prima consisteva nel farsi ritirare la patente e tornare dopo 3 giorni a riprenderla, pagando una multa molto salata; la seconda non la disse chiaramente, ma era facile da intuire. Pagandolo sul posto, avrebbe chiuso un occhio e si sarebbe dimenticato di averci visto.
Walter gli rispose in modo educato ma molto deciso: non avrebbe tirato fuori nemmeno un quetzal e la patente avrebbe anche potuto lasciargliela; gli disse che avrebbe guidato senza in Guatemala e che non sarebbe mai più tornato in Honduras, smettendo quindi di aiutare, portandoci i turisti, l'economia di un paese in serie difficolta`.
Non so bene come, pero` il poliziotto si convinse e ci lascio` andare.
Visitammo il sito archeologico di Quirigua`. E` un centro appartenente alla cultura Maya occupato dal 400 DC. E`situato nel municipio de Los Amates, nel Departamento de Izabal, República de Guatemala. Quiriguá e` un sito conosciuto maggiormente per le sue stele ed i suoi altari scolpiti (33 in tutto) in uno stile unico per la sua finezza. Gli abitanti di questa citta` furono nemici dei cittadini di Copan, per il dominio del commercio sul río Motagua, che conduce al mar dei Caraibi.
Fu Walter a guidarci nelle 2 ore della visita, munito di una lunga canna di bambu` che aveva, sulla punta, una piuma colorata con la quale indicava le immagini scolpite sulle stele Maya. Di ognuna di queste, tra le piu` grandi al mondo, ci raccontava i particolari piu` interessanti ed i loro significati.
Attraverso infiniti campi di banano, da dove le grandi multinazionali esportano il frutto in tutto il mondo, ritornammo sulla statale diretti ad est.
Arrivati al paese di Rio Dulce, dopo una breve sosta per mangiare ananas freschi sulla strada, Walter ci lascio`, dandoci appuntamento per il pomeriggio successivo.
Salimmo sulla barchetta azzurra e bianca con la scritta ¨Maria Fernanda¨. Il nostro capitano di bordo si chiama Axo, l'addome piu` che abbondande ed il viso rotondo gli donano un'aria molto gentile e simpatica. Indossava un paio di bermuda grigio chiaro ed una maglietta arancione sbiadita taglia XXL. Cominciammo a navigare a tutta velocita` lungo il fiume costeggiato da altopiani coperti da un ìnfinita` di piante di tutte le specie. La brezza accarezzava con vigore e comtemporaneamente dolcezza i nostri visi appagati dal paesaggio incantevole. Ci scambiavamo brevi sguardi e non riuscivamo a smettere di sorridere. I capelli di Martina e Susy svolazzavano liberi nel vento ed i loro occhi erano leggermente socchiusi per ripararsi dall'aria. I grandi uccelli neri che popolano il fiume volavano radenti l'acqua a pochi metri da noi, a tutta velocita`, come se stessero gareggiando con la nostra ¨lancia¨.
Mi lasciai andare, cercando di godermi quel momento il piu` a lungo possibile ammirando la natura che mi circondava. Nel punto piu` largo del fiume, dove raggiunge una distanza di 5 km tra le due sponde, le onde si fecero piu` alte e cominciammo a cavalcare divertiti con la barca che impattava con forza sull'acqua, facendoci saltellare sui sedili con i cuscini in gomma. Dopo la lunga cavalcata sul fiume ci fermammo in una delle tante capanne di legno che lo costeggiano. Una piccola piscina naturale, delimitata da una passerella emanava fumi bianchi profumati di zolfo. Visitammo, accompagnati da una guida che ci forni` delle piccole torce, l'interno delle grotte in riva al fiume.
Non ero mai entrato in una grotta prima e, dopo un po` di timore iniziale, rimasi stregato da quell'ambiente oscuro e conturbante. Camminammo al buio per diversi minuti, illuminandoci il cammino tra le stalattiti che sudavano in quella sauna cupa. Uscimmo fradici e ci rinfrescammo con un tuffo nel fiume alternando qualche minuto nella piscina di ¨agua caliente¨, molto caliente!
Axo ando` a prenotare il pranzo ad un ristorante a pochi minuti da noi sull'altra sponda del Rio Dulce e, terminati i nostri bagni termali nelle acque fumanti andammo a mangiare.
C'eravamo solo noi tre, seduti sulla terrazza di un ristorante con il tetto in paglia; alle 16.30, circa, assaporammo il miglior piatto di tutto il viaggio, non solo per la qualita` e la frescheza del cibo, anche per la scenografia che ci circondava. Ci servirono il piatto tipico, chiamato ¨TAPADO¨, composto da un granchio intero, un pesce al forno ed una grande tazza con dentro una zuppa di pesce cucinata con latte di cocco, spezie ed arricchita da pezzi di ¨PLATANO¨ ( una grossa banana che si cucina in tutta l`America Latina). Era semplicemente squisito, mi ricordava molto i piatti che mangiavo durante il mio viaggio in Brasile.
Verso la fine del pranzo, che ormai era diventata una cena, il sole comincio` a calare formando una miriade di sfumature di colori nel cielo, rispecchiate nell'acqua. Qualche pescatore remava lentamente a bordo di piccole canoe in legno, regnava il silenzio, regnava la pace.
Non riuscivamo a credere di essere i protagonisti assoluti di quella fotografia da cartolina. L'atmosfera era ammaliante ed eravamo i soli a godercela. Con lo stomaco rimpinzato di ottimo cibo e la mente colma di felicita` percorremmo l'ultimo tratto del fiume, all'imbrunire, fino a sfociare nel Mar dei Caraibi, a Livingston.
Axo ci lascio` su di una piccola spiaggia, di fronte al nostro alberghetto rustico dalle ampie camere con terrazze affacciate sul mare. Il cancelletto era chiuso con un lucchetto e mi tocco` scavalcare, proprio come avevo fatto a Monterrico.
Camminando nella fresca sera per le strade animate del popolo di neri della cittadina Garifona, ci fermammo al bar di Tiky. E` un ragazzo di colore, porta dei piccoli rasta lunghi fino alle spalle, gestisce il piccolo bar-hotel, di proprietà di suo padre che vive a Guatemala City. Assaggiammo il liquore tipico, di cui avevo tanto sentito parlare, si chiama Gifity. E` prodotto artigianalmente dalle anziane signore del villaggio, che miscelano erbe cinesi, numerose spezie ed un po` di marjuana. Il sapore era ricco di pungenti sensazioni per il palato, piu`gradevole di un superalcolico normale. Aspettammo la chiusura del bar chiaccherando e ridendo con Tiky, accompagnati dalla musica reggae degli Alpha Blondy. Martina gli confuse le idee. Quando ci domando` perche` viaggiavamo in tre e dove ci eravamo conosciuti, gli disse che eravamo un TRIO, lasciandogli intuire che tra noi ci fosse qualcosa di piu` che una semplice amicizia. Questo scherzo si prolungo` per tutto il viaggio e furono molte le vittime di questa burla, mentre noi ci facevamo grasse risate alle loro spalle.
Ci invito` ad andare con lui in un locale dove avrebbero suonato musica dal vivo e noi accettammo entusiasti di poter ascoltare la famosa musica popolare.
Fummo sfortunati, perche` il locale era chiuso, pero` con il tipico pensiero positivo dei Rastaman, che mi fece tornare in mente il mio amico Kwanza, Tiky disse :¨ no es un problema!¨ NO PROBLEM!
Entro` dalla porta in legno, che era solo socchiusa, prese un tavolino basso costruito con un tronco di albero, 4 sedie, e dispose il tutto quasi in mezzo alla strada. Comincio` a suonare un grande bongo cantando con una voce dolce ed intonata. Noi lo accompagnavamo con il battito delle mani, i passanti si unirono a noi in canti e balli, dando vita ad una piccola festa. Tornammo al bar e passammo un paio d'ore sulla terrazza del piccolo hotel di Tiky a chiaccherare, seduti su spaziose poltrone in legno, mentre lui si dondolava sull'amaca. Quando arrivammo in hotel era notte fonda, e mentre ci stavamo augurando la buona notte di fronte alla camera di Martina e Susy, udii il rumore sordo delle onde del mare e, come per magia, ebbi una fantastica idea! Riusci` a convincerle entrambi a fare il bagno. Inizialmente erano un po` scettiche, Martina soprattutto, io, pero`, fui molto persuasivo spiegandole che un'occasione come quella, forse non le sarebbe mai piu` capitata nella vita e che non potevano lasciarsela scappare. CARPE DIEM!
Scavalcato a turno il cancello per l'accesso alla spiaggia ci tuffammo nelle acque calde e oscure del Mar dei Caraibi. In lontananza, le colline erano illuminate da una luce rossa arancio, che svaniva nel cielo stellato. Eravamo felici come dei bambini in un parco giochi. Le mie amiche non smettevano di ringraziarmi, dicendo che se fossero state da sole, non lo avrebbero mai fatto. Passammo molto tempo, nuotando, giocando, distendendoci sull'acqua per ammirare il cielo, furono momenti indimenticabili riservati solo a noi, solo per il TRIO.
Ci asciugammo sulla terrazza di casa mia, fumando una sigaretta cullati dalle amache e dalla musica dell'album ¨Life Line¨ di Ben Harper. Dormii il resto della notte sull'amaca, all'aperto, e mi svegliai abbagliato dal sole che nasceva timidamente all'orizzonte. Ascoltai le onde del mare suonare una melodia rilassante, contemplavo il cielo dipinto con calde sfumature, mi dondolavo lentamente, semplicemente, aspettavo l'inizio del nuovo giorno.
Facemmo colazione in un piccolo bar del centro, ripulendoci lo stomaco dal Gifity, con un grande piatto di frutta esotica, fresca e succosa.
Axo si presento` all`hotel a bordo della piccola barchetta alle 9.00 in punto, come stabilito. Lasciate le camere, disceso la ventina di scalini passando dal cancelletto, che per la prima volta trovammo aperto, montammo a bordo di Maria Fernanda.
In questo momento sto scrivendo seduto sotto ad una palma sulla spiaggia ¨Playa Blanca¨ vicino al confine con il Belize. Susy prende il sole distesa su di una sdraio e Martina ascolta la musica del suo i-pod cullandosi sull'amaca in riva al mare. Siamo ancori soli, il posto e` incantevole e rilassante. Adesso mi faro` un lungo bagno e poi cerchero` di recuperare qualche ora di sonno.
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