Questi ultimi 10 giorni sono passati cosi´ in fretta da non darmi nemmeno il tempo di scrivere, leggere, pensare.
Martedi´ scorso, appena misi piede in questa piccola localita´ turistica, sentii nell'aria calda il profumo del mare; un senso di pace e tranquillita´ invase il mio corpo, intuii che questo posto mi sarebbe piaciuto, che mi sarei trovato a mio agio e che, anche questa volta, non me ne sarei andato cosi´ in fretta.
Quando entrai nella stanza di un piccolo hotel nel centro della piccola cittadina di Huatulco, apprezzai subito le comodita´ delle quali mi ero privato per cosi´ tanto tempo. Non mi sembrava vero di avere una doccia, una doccia vera, intendo, con acqua calda ed un getto che non assomigliasse al gocciolio di una grondaia dopo un temporale. C'era un grande letto a tre piazze, alto, comodo, con le lenzuola candide e profumate. Le pareti erano di cemento e non di pietra come quelle di San Pedro, un ventilatore appeso al soffitto rinfrescava l'ambiente e, lusso dei lussi, possedevo un televisore!
Approfittai al massimo di tutti quei servizi e, quando uscii per la cena, ero carico di energie e pronto a scoprire ciò che questo piccolo paese era pronto ad offrirmi. Notai subito la pulizia delle strade a senso unico che circondano la piazza centrale, dove il poco traffico scorre fluido ed in modo ordinato. I tanti ristoranti illuminavano la piazza e la musica dei bar animava l'atmosfera. Cenai a base di tortillas di carne seduto al bancone di un ristorantino sul marciapiede in una via traversa: erano ottime e le insaporii con salsa piccante. Dopo cena cominciai a camminare e ci misi poco per orientarmi e conoscere il piccolo centro.
I turisti, per lo piu´ statunitensi, passeggiavano con visi rilassati, come quelli che si stanno godendo le meritate ferie dopo un anno di lavoro. Ordinai una birra piccola in bottiglia al pub "Dublin" mentre un gruppo di "gringos" giocava a freccette alle mie spalle e sul televisore al plasma, stavano passando le immagini di una partita dell'NBA. Feci subito la conoscenza di Rodrigo, un argentino che si e´ trasferito qui da 12 anni, ha due figlie e gestisce il pub di proprieta´ di un americano.
Fu molto gentile e disponibile nel darmi informazioni sul posto, su come fare a raggiungere le spiagge ed il nome di un paio di pousade dove avrei trovato buone sistemazioni a prezzi piu´ economici di quella dove avevo pagato due notti.
Quando ormai ero diretto a casa, la grande e lampeggiante scritta "Cervezeria" al piano superiore di un'abitazione bianca, attiro´ la mia attenzione. Non sembrava un posto per turisti, pur essendo a sole due strade dal centro e, forse, fu proprio quello a convincermi ad entrare. Mentre salivo le scale e sentivo il volume della musica aumentare ad ogni gradino, ancora non sapevo che non avrei potuto prendere una decisione migliore e che il mio viaggio, stava per subire l'ennesima svolta:
stavo per incontrare un amico!
I tavolini intorno ai due tavoli da biliardo erano vuoti, c'erano solo tre uomini seduti al bancone, bevevano birra, succhiavano fette di lime inzuppate nel sale e peperoncino tritato e cantavano alcune strofe della musica tipica mexicana che proveniva da un moderno jukebox. La ragazza dietro al bancone, prese l'ordinazione e mi chiese se volevo sedermi ad un tavolo. Il piu´ grosso dei tre, in quell'istante si volto´ verso di me, allungo´ la mano destra per indicare lo sgabello piu´ vicino a lui e mi invito´ a sedere. Brindammo tutti e quattro facedo suonare le bottiglie di birra ed iniziarono le presentazioni. Erano gia´ diverse ore che avevano cominciato la festa e l'atmosfera era molto allegra e confidenziale. Quell'uomo, alto 1.90 e dalla corporatura robusta, si chiama Efigenio ed e´ il proprietario sia del bar, che del negozio di birra al piano terra. I suoi amici erano venuti a trovarlo da Puerto Escondido e si chiamano Riccardo e Andres. Passai una gran bella serata in loro compagnia e mi fu difficile andarmene, perche´ ogni qual volta tentavo di lasciare il mio posto a sedere, qualcuno metteva una canzone, un altro ordinava un altro giro di birra per tutti e mi obbligavano amichevolmente a restare.
Efigenio mi invito´ a tornare il giorno successivo, dicendomi che voleva mostrarmi il negozio e che voleva portarmi a fare un giro in macchina per conoscere la cittadina. Quando mi presentai la mattina successiva, fu Andres a venire ad aprirmi il cancelletto bianco per entrare nel negozio, pero´ , avendo perso la chiave del lucchetto dovette forzarlo con una sbarra di ferro. Il negozio e´ composto da solo uno scaffale in alluminio bianco posto al centro della stanza e circondato da 5 frigoriferi con le porte in vetro colmi di birra in bottiglia, che variano dai 220 ml al 1,2 l. L'ambiente e´ fresco, grazie al condizionatore, anche se non isolato, infatti, a separare il negozio dal retro, sono 3 dei grossi frigoriferi ed una porta in legno. L' arredamento e´ semplice ma invitante, ed e´ fornito dalla multinazionale di birra, essendo un' attivita´ in franchising. Oltrepassata quella porta, si entra nel magazzino e le cose cambiano. Almeno 200 casse di birra sono accatastate lungo le pareti ed una fila piu´ alta di me arriva fino al centro della grande stanza, dividendola in due. Solo piu´ tardi capii che tutto quel che a me sembrava solo un gran disordine, aveva invece un senso e le scatole erano suddivise in base al formato delle bottiglie; quelle piene separate da quelle vuote, che i clienti erano obbligati a rendere per non pagare un prezzo superiore.
Oltre a quel muro di "Cerveza" , Riccardo dormiva a dorso nudo, disteso in terra, con la testa appoggiata ad uno zaino, circondato da bucce di noccioline, bicchieri di plastica e bottiglie vuote. Efigenio si dondolava sull' amaca guardando la telelvisione mentre Andres, sentendosi responsabile per aver chiuso lui la porta la notte prima, cercava distrattamente la chiave, senza alcun successo. Poco dopo il mio arrivo, entro´ Mateo, un ragazzo di 16 anni, che lavora nel negozio e dorme nel bar al piano di sopra. Si occupa quasi di tutto, in cambio di uno stipendio, vitto ed alloggio. Prima lavorava come lucida scarpe per le strade ed ancora adesso svolge questa professione nel tempo libero. Dopo aver fatto la sua conoscenza, ho scoperto che e´ un mestiere da apprezzare che richiede molta pratica ed una certa abilita´. Efigenio, da tutti detto Efi, mando´ Mateo a comprare il pranzo, cosi´ mangiammo sul piccolo tavolo in legno, seduti su sgabelli e scatole di birra, mentre Ricardo rimase seduto in terra. Dopo il pranzo, il sonno, e l'alcool della sera prima tornarono a farsi sentire e tutti e 3 si addormentarono davanti ad una partita di football americano. Decisi cosi´ di andarmene e ripassare piu´ tardi: ero un perfetto sconosciuto, eppure mi avevano appena offerto il pranzo e trattato come un loro vecchio amico.
Nel pomeriggio riuscii a trovare diverse sistemazioni, quella piu´ economica era prendere un stanza in affitto, ma per il tempo minimo di un mese, prezzo: 1800 pesos (circa 90 euro). Trovai una posada e contrattai una settimana per 1000 pesos (circa 50 euro). Quando tornai al negozio di Efi, a serata inoltrata, lui era ancora sull'amaca, ma i suoi amici se ne erano andati. Durante la conversazione gli esposi le diverse opzioni che ero riuscito a trovare per il mio soggiorno e lui non fece altro che darmene un'altra, diversa, forse un po' rischiosa, ma sicuramente piu´ economica e curiosa. " Se vuoi, puoi restare qui a dormire, c'e´ tanto spazio, per me non e´ un problema. Domani mattina porti la tua roba, diamo una bella pulita e ti fermi quanto vuoi.". Rimasi stupito ed anche un po' perplesso della sua proposta e guardandomi intorno, in mezzo a quel casino, mi domandai dove avrei dormito, forse al posto di Ricardo? "Li, dietro a quell'armadio, c'e´ un materasso, io dormo sull'amaca, tu puoi sistemarti li sopra. Qui dietro c'e´ un bagno, con una doccia. Per me non c'e´ problema, stare qui non ti costera´ niente". Non sapevo cosa dire, non volevo offendere la sua ospitalita´, ma nemmeno mettermi in qualche guaio, in fondo non lo conoscevo per niente. Rimasi qualche secondo in silenzio, poi lo guardai dritto negli occhi e decisi di fidarmi di quel grosso uomo dal viso gentile e paffuto. " Ok, perche´ no? Ti ringrazio, ti prometto che non rimarro´ qui per molto, al massimo una settimana", queste furono le ultime parole famose...
Il mattino successivo, dopo un paio d'ore di lavoro, io, Mateo ed Efi, riuscimmo a dare un aspetto decente al retro del negozio ed a farlo sembrare un vero magazzino, ma con angolo soggiorno. Nel pomeriggio, a bordo della sua auto, simile ad una Opel Corsa, modello vecchio, andammo a fare un giro lungo la costa, bevemmo acqua di cocco nel paese vicino chiamato Santa Cruz seduti su di una panchina osservando la gente che saliva e scendeva da due enormi navi da crociera attraccate nel piccolo porto.
"Las Bahias de Huatulco", e´ l'insieme di 9 bahie, con piu´di 30 spiagge di sabbia bianca. Alcune popolate da ristoranti, altre deserte e lunghe km. Senza che glielo chiedessi, dal secondo giorno, inizio´ a prestarmi l'auto permettendomi, cosi´,di conoscere posti meravigliosi.
Una sera delle tante, tornando da una spiaggia, decisi di andare al faro, dove Efi mi aveva portato qualche giorno prima. E´ il punto piu´ alto della costa, in cima ad una scogliera a precipizio sul mare, Mi sedetti sul muricciolo, con le gambe nel vuoto ed aspettai il tramonto. Mi sentivo un piccolo punto, disegnato sull'infinita linea del mondo, avrei voluto alzarmi in piedi, spiccare il volo e planare nell'aria insieme ai grandi avvoltoi neri che volavano sopra la mia testa. Le onde si infragevano con violenza ai miei piedi, respinte dalle imponenti rocce che urlavano ad ogni impatto. Il cielo si coloro´ di rosa, arancione e rosso incandescente, mentre il sole, lentamente, scompariva dietro le montagne trasportato dal vento. Solo, ai confini del mondo, pensai : "In questo momento, non c'e´ nessun altro posto al mondo dove vorrei essere!".
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