Non era ancora giorno quando, nel silenzio delle strade fredde e buie, me ne andai da San Cristobal. A causa della forte musica dal vivo proveniente dall' altra parte della parete del mio dormitorio dove Charly, il proprietario di entrambi i locali, ingaggia gruppi rock tre sere a settimana, non avevo quasi chiuso occhio.
Le porte del pub di Charly erano chiuse, ma, all'interno, era in pieno svolgimento una festa privata.
Arrivai a Palenque in tarda mattinata e passai l'intero pomeriggio a salire e scendere le gradinate delle piramidi Maya nel sito archeologico, situato a pochi km della citta`. La via principale della cittadina e` in piena fase di restauro.
Ogni casa, hotel, negozio, ad entrambi i lati della strada sono in fase di demolizione. Come mi avevano anticipato, Palenque non possiede nulla di affascinante come centro urbano e la vita notturna e` quasi inesistente. Sul pulmino diretto alle rovine, dopo aver pranzato con i migliori tacos comprati per strada fino ad ora, conobbi Arturo: un ragazzino di 12 anni che si offri` di farmi da guida al sito per un prezzo stracciato. Accompagnato dal fratellino di 10, mi fece fare il giro della giungla dandomi spiegazioni dettagliate sulla vegetazione e qualche nome riguardante gli studiosi, scopritori dellle rovine. Potei, in seguito, ricavare qualche informazione in piu` sulle piramidi dalla mia guida ed assistendo ad un documentario nel museo archeologico.
Arturo ed il fratellino furono una piacevole compagnia ed approfittai della loro presenza per farmi fare qualche foto in cima alle grandi costruzioni in pietra.
Il giorno successivo andai alle cascate di Agua Azul, a poco piu` di 60 km sulla statale che torna a San Cristobal. Arrivai presto e potei, cosi`, godermi quella meraviglia quasi completamente da solo. Feci colazione con un "cocktail" di frutta: fette di ananas, papaya, anguria, mango e melone infilate in un bicchiere di plastica, seduto in terra, con i piedi a ciondoloni da una staccionata in legno e, sotto di me... una maestosa cascata d'acqua cristallina che si trasformava in tante piscine naturali. Me ne andai quando arrivarono i primi pullmanns di turisti a spegnere l'incantesimo ed a coprire, con i loro schiamazzi, la sinfonia nella quale la natura mi aveva avvolto. Mi diressi ,cosi`, alle cascate di Misol Ha , sulla strada di ritorno a Palenque. Come tipologia sono completamente differenti, pero` altrettanto affascinanti: un percorso sulle rocce umide permette di passare dietro alla cascata di 40 metri che si tuffa in un piccolo lago. Sapevo che l'acqua era fredda e vidi solo 2 ragazzini entrarci. Provai a resistere, ma, quando il sole del primo pomeriggio comincio` a picchiare piu` forte, non seppi trattenermi e dovetti farmi una nuotata. Tornai a Palenque molto stanco e cenai con una minestra di verdura, bevendo un the caldo al limone. Erano un po` di giorni che sentivo un dolore allo stomaco, che forse nell'ultimo periodo avevo messo a dura prova, mangiando qualsiasi cibo anche se a me sconosciuto. Quando tornai in camera, verso le 21.00, mi accadde qualcosa di strano: sentivo una gran voglia di vomitare e dovetti trattenermi dal non farlo. Alla forte nausea si aggiunse un repentino innalzamento della temperatura corporea ed iniziai a tremare dal freddo, pur essendoci 30 gradi nella stanza. Avevo la sveglia alle 5:15 per prendere il minibus delle 6:00 verso la frontiera con il Guatemala. Alle 4:25, dopo al massimo 3 ore di sonno leggero, mi svegliai. Mi affrettai cosi` nei preparativi per prendere il bus delle 5:00. Tre ore piu` tardi ero alla frontiera Corazol, da dove partono le barche mono motore dirette alle rovine di Yaxchilàn e quelle dirette alla piccola e sperduta citta` di Bethel, dove c'e` l'ufficio doganale per entrare in Guatemala. A delimitare il confine tra i due stati e` il fiume ed esistono diverse opzioni per attraversarlo. Rinunciai alla gita alle rovine a causa del prezzo spropositato che mi chiesero all'ufficio informazioni: 700 pesos da pagare da solo essendo l'unico partecipante, da sommarsi ad altri 400 per arrivare a Bethel e passare il confine.
Il prezzo della gita raggiungeva quasi quello del tour di 2 giorni offerto dalle agenzie di San Cristobal e lo reputai assolutamente illogico. Dissi che avrei aspettato l'arrivo di altre persone per dividere la spesa e mi sedetti su di una panchina. Le risposte delle persone alle quali chiedevo informazioni erano molto vaghe e lasciavano facilmente trasparire che ci fosse un imbroglio.
Cosi` mi avviai, da solo, verso le barche attraccate alla riva del fiume.
Pensai: "Non è possibile che un messicano che voglia attraversare il confine debba sostenere quella spesa!". Non feci in tempo ad arrivare in fondo alla scalinata in pietra, quando un ragazzo mi fermo` chiedendomi dove ero diretto.
Per 50 pesos attraversai il fiume in circa 2 minuti, con lo stesso signore che mi aveva chiesto i 400 presentandomela come unica opzione disponibile. Cambiai 500 pesos sull'altra sponda, in terreno Guatemalteco, discussi sulla trattazione, ma sicuramente non fu molto favorevole per me.
Alle 9:00 salii sul vecchio ed impolverato pulmino che parti` solo dopo mezz'ora quando, l'autista ed il suo aiutante finirono di fare colazione a base di pollo fritto e patatine in un chiosco di fronte alla fermata.
Il paese, poverissimo, è composto, al massimo, da 20 case immerse nella vegetazione.
Lo stesso uomo che mi aveva cambiato i soldi si affaccio` alla portiera del bus: ero l'unico passeggero e volle 50 quetzal per un biglietto immaginario. Lo pagai e lo vidi raggiungere i due seduti a mangiare.
Diede i soldi al ragazzo che si occupa dei pagamenti che, con l'altra mano, gli diede il resto: si era preso la sua commissione e quel poco che ero riuscito a farmi dare in piu` nel cambio. Ero stato fregato 3 volte nel giro di un'ora.
Avevo fatto il possibile perche` ciò non accadesse ed avevo pagato cifre irrisorie superiori a quelle reali, ma al solo pensiero di essere trattato diversamente dalla gente del posto mi faceva innervosire. Si puo` considerare, secondo me, una forma di razzismo, dove i diritti di una persona cambiano a seconda del suo paese di provenienza. Questo succede in tutti i paesi del Centro America.
Partimmo percorrendo, a moderata velocita`, la strada sterrata e polverosa, in mezzo ad infinite praterie di piantagioni di banani, manghi ed altri frutti tropicali. Dopo piu` di un'ora, arrivammo a Bethel, ci fermammo ad aspettare per mezz'ora qualcosa che mai arrivo`. Il tempo scorreva lento, come i km percorsi.
Nel frastuono del pulmino traballante, la temperatura aumentava costantemente. Non si potevano aprire i finestrini per non essere invasi da una nube di polvere bianca alzata dagli altri veicoli che provenivano nella direzione opposta.
Pensai :"Certo che bucare una gomma in questo posto deve essere davvero una bella rottura di palle!". Non passo` mezz'ora che uno scoppio tremendo mi fece pensare che me la ero proprio "gufata" da solo. Bucammo la posteriore destra e perdemmo altri 40 minuti per cambiarla. Lungo la strada arida ed infinita, salivano sempre piu` persone, ma nessuno scendeva! Io cercavo di rimanere sveglio e di combattere le stanchezza. Mi avevano detto che sarei arrivato a Flores in 3 ore.
Invece: 4 furono di strada sterrata ed una di asfalto fino a Santa Elena. Fu un viaggio estenuante, facemmo almeno 100 fermate, bucammo una gomma, attraversammo mandrie di mucche che camminavano libere per la strada e la cosa piu` divertente fu che a Flores, nemmeno mi ci portarono.
Scesi dal bus stremato, sudato, sporco, con uno strato di polvere visibile ad occhio nudo depositato sulla pelle. In totale: 10 ore di viaggio da incubo, senza praticamente aver dormito, mangiato, bevuto o essere andato in bagno.
Alla stazione dei bus, presi un tuc-tuc e mi feci portare fino a dove partono i bus per il Belize.
Ho preso una stanza vicino al chiassoso mercato. Sono uscito a cenare velocemente ed ora provo a riposare. Domani devo arrivare a Belize City. Un altro stato, un'altra cultura, un'altra lingua, altro cibo, altra gente.... un'altra avventura!
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