Sono seduto su uno dei tanti moli costruiti con assi di legno che circondano la minuta isola di Cayo Caulker, a pochi km da Belice City. Sono arrivato nella capitale martedi`, nel primo pomeriggio. Ad una stazione degli autobus, vicino alla frontiera con il Guatemala, mentre aspettavo, mi sono immediatamente accorto delle molteplici diversita` sia ambientali che culturali tra i due stati confinanti.
Mi e` bastato comprare una bottiglia d'acqua per capire che il costo della vita, qui, e` ben differente da quello in Guatemala e Mexico.
Mentre salivo sul bus sporco e malandato, coror grigio topo, un grosso uomo di colore mi ha urlato qualcosa in uno strano e sporco inglese, molto simile a quello parlato ad Antigua-Barbuda dalla gente locale; mi ha preso lo zaino e lo ha sbattuto, senza troppo riguardo, nell'ultimo sedile a due posti passando da una porta nel retro del pullman. In pochi minuti il mio zaino e` stato sotterrato da altri borsoni, valigie e bagagli vari. Ho conosciuto Vincent e John: il primo tedesco e l'altro statunitense. John e` sceso dopo pochi km separandosi dall'amico con il quale viaggiava da ormai tre settimane e che aveva conosciuto ad Antigua in Guatemala. Vincent parla abbastanza bene lo spagnolo e gode di un inglese praticamente perfetto. E' in viaggio da piu` di 5 mesi, ha appena finito il corso "Open Water" di sub, proprio come me, ed era diretto anche lui a Cayo Caulker. Ci abbiamo messo poco, a fare amicizia e, tra un racconto e l'altro, siamo arrivati dopo 3 ore a Belize City.
Lasciati i pesanti zaini e fatti i biglieti per l'isola, abbiamo mangiato un grande piatto di carne, accompagnato da riso e patate in un ristorante che si era appena riempito di studentesse in divisa scolastica, che compravano grandi tortillas farcite.
Non posso dire che la capitale mi abbia entusiasmato e, dopo il percorso a piedi consigliato dalla guida, ho pensato di avere gia` visto tutto. Non avevo mai consultato tante volte la guida, cercando informazioni, studiando le mappe, come in quelle poche ore con Vincent. Pensavo di essere un viaggiatore abbastanza scrupoloso per certe cose, ma in confronto al mio amico tedesco, sembravo un vagabondo allo sbaraglio.
Sull'isola siamo andati a vedere 2 ostelli dei quali Vincent conosceva gia` i nomi e gli indirizzi. Camminammo abbastanza e poi decidemmo per il primo. Si chiama Tita ed e` vicino al porticciolo dove siamo arrivati. Esteticamente è molto rustico e pieno di fascino, a pochi metri dal mare, con un giardino di sabbia ornato da murales e poltrone di pietra intorno a tavolini di legno. I colori e le amache gli donano un tocco caraibico ed, entrando, si scopre che e` molto piu` grande rispetto a quello che sembra da fuori.
21 dollari del Belize, qui cambiati per 10,5 dollari statunitensi, per un letto in una camera con altri 4 ragazzi. Bagni in comune ed un cucina poco spaziosa con piatti e bicchieri di plastica. In camera, per terra, c'era un po` di tutto: zaini, vestiti sporchi, bottiglie, ciabatte, scarpe, una chitarra, buste di plastica...
Ho fatto una doccia nel bagno che ormai aveva assunto l'aspetto di "fine giornata" e mi sono andato a sedere in giardino con Vincent. Ogni volta che entravo ed uscivo da una delle porte, incontravo una faccia nuova, l'ostello era completamente pieno e tutti parlavano rigorosamente inglese! Davanti al mare e sorseggiando un bicchiere di coca e rhum, Vincent mi ha raccontato un po` della sua vita. Ha solo 20 anni, un fisico atletico, capelli corti e fini color paglia, occhi grigi e pelle chiara. Il suo viso dai lineamenti morbidi esprime intelligenza, serieta` e bonta` interiore.
A contraddire quella faccia da bravo ragazzo sono stati i suoi racconti di 5 anni di Kick boxing, dove ha raggiunto altissimi livelli, fino a competere per titoli internazionali dove, purtroppo, ha dovuto fermararsi a causa di un infortunio al ginocchio. Dice di averlo sempre vissuto come una disciplina molto dura e rigorosa, ma mai come il modo di imparare a fare del male a qualcuno. Non ha mai amato l'ambiente di quello sport, fatto di bulli e prepotenti. I suoi racconti erano caratterizzati da molta umilta` ed ho gradito molto il fatto che non si vantasse di praticamente niente. Pochi mesi fa, una notte, in Nicaragua, e` stato aggredito da un ragazzo con il coltello. Mi ha detto che quando il ragazzo si e` avvicinato ed ha aperto le braccia in segno di sfida e gli ha chiesto i soldi, il suo istinto ebbe il sopravvento. Cinque secondi piu` tardi, mentre lui correva il piu` veloce possibile verso casa, il criminale giaceva agonizzante al suolo: lo aveva colpito con un gancio destro sotto il mento e non ebbe bisogno di un altro pugno per stenderlo a terra. Un calcio nelle costole ed un altro in viso, bastarono per "finirlo".
"Sono pentito di averlo fatto. A quest'ora potrei essere morto. Avrebbe potuto esserci qualcuno nascosto, con una pistola. Non so cosa mi e` successo, in quei pochi secondi, ho capito che avrei potuto colpirlo e batterlo facilmente. Il mio cervello automaticamente, ha analizzato la sua corporatura, l'altezza, i muscoli delle braccia, la larghezza delle spalle e la grandezza del collo. Quando si mise in quella posizione, con le braccia aperte a pochi cm da me, non potei controllare i mei movimenti e lo colpii con tutta la mia forza. Non avevo mai fatto a pugni per strada e, tantomeno, utilizzate le tecniche apprese in 6 anni di duro allenamento contro qualcuno, se non all'interno di un ring. Questa volta e` successo e so bene di aver rischiato la vita nel farlo. La prossima volta, faro` di tutto per limitarmi a svuotare il portafoglio ed andarmene con le mie gambe."
Dopo la mezzanotte siamo andati a dormire ed io, questa mattina, ho trovato un piccolo hotel che, per lo stesso prezzo, mi dà una camera (solo per me) identica a quella dell'ostello; Vincent non ha voluto dividerla, cosa che sarebbe stata conveniente per entrambi e, dopo aver chiesto informazioni per il corso di sub avanzato, le nostre strade si sono divise.
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