Il terzo giorno che avevo messo piede in Guatemala, durante il viaggio a Salamà, affrontai, con il mio gruppo, l'insidioso sentiero coperto di fango che porta al Salto di Chilascò. Dopo ore ed ore di cammino tra le nubi ed in mezzo alla giungla, un bagno nell'acqua gelida sotto la pioggia incessante ed un'estenuante camminata per risalire la montagna, pensai che stavo sì, mettendo veramente alla prova la mia resistenza fisica , ma che in fondo, quella era una di quelle esperienze che si fanno una volta sola nella vita...................Mi sbagliavo di grosso!!
Non è passato nemmeno un mese e mi ritrovo nuovamente qui, nella regione di Verapaces, a pochi chilometri da Salamà.
Walter mi aveva proposto una nuove "gita" della durata di otto giorni che aveva appena organizzato per due ragazze spagnole. Da subito, rifiutai perchè il costo del viaggio risultò fuori dalle mie disponibilità. Anche un'amica di Selvin cercò di dissuadermi facendomi notare che l'itinerario previsto era molto impegnativo per solo 8 giorni e che io, non avendo problemi di tempo, avrei potuto prendermela con più calma.
Ieri mattina, però, Walter mi ha offerto il viaggio ad un prezzo ben più che onesto: non ho potuto rifiutare e, così, mi sono unito a lui ed alle due ragazze spagnole.
Si chiamano Martina e Susy: hanno circa la mia età e vivono a Barcellona.
Hanno appena terminato un breve periodo di due settimane di volontariato come aiuto-maestre in una scuola elementare di Antigua. Per l'ultima settimana a loro disposizione, faranno le turiste.
Sono entrambe molto carine e simpatiche.
....Siamo, così, partiti questa mattina alle 4, con la vecchia station w. di Walter, la stessa con cui mi accompagnò il primo giorno, ad Antigua.
Abbiamo attraversato la capitale senza problemi e ci siamo diretti al Nord.
Ad un certo punto il traffico è rallentato ed abbiamo percorso diversi Km a passo d'uomo. A rendere tutto ancora più inquietante, al nostro fianco viaggiava un PK nero con a bordo due uomini armati di pistole e coltelli che scendevano ripetutamente dall'auto per sgranchirsi le gambe e si guardavano intorno con fare circospetto, ma del tutto disinvolto.
Dopo parecchio tempo, abbiamo raggiunto il luogo dell'incidente che era la causa del rallentamento: a terra, nel mezzo della strada, privo di vita, giaceva un uomo. Aveva il volto coperto dalla maglietta insanguinata; le gambe, entrambe spezzate, formavano una X nel lago di sangue che lo circondava. Questa immagine è scolpita nella mia mente e, ogni tanto riaffiora facendomi rabbrividire.
Era solo: abbandonato al suo tragico destino. A pochi metri da lui c'era quel poco che rimaneva della sua auto scontratasi frontalmente con un furgongino. Poco più in là , i poliziotti, chiacchieravano, per nulla scossi, vicino all'inutile autoambulanza.
Li superammo.......per un decina di minuti, nessuno di noi osò proferire parola.
Arrivati nel biotopo del Quetzal dopo aver posato i bagagli e fatto colazione ci siamo incamminati in direzione delle cascate. Dopo pochi chilometri, Walter ha dovuto accostare da un lato della strada sterrata per permettere ad una "piccola" processione di passare: davanti, una "piccola" donna cantava a voce bassa una triste canzone, leggendo le parole da un "piccolo" libro nero. Al centro, con gli occhi gonfi di lacrime, un'altra donna reggeva sulla testa una "piccola" bara bianca, lunga c.a. mezzo metro. La guida ci ha spiegato che si trattava del funerale di un bimbo che non era riuscito a vedere la luce.
Durante la lunghissima camminata, immerso nella natura selvaggia, ammirando le cascate, ascoltando i suoni intorno a me, ho ringraziato più volte di essere vivo, di trovarmi in buona salute e di poter camminare: mi sono sentito un privilegiato.
Il pensiero di quell'uomo che non potrà più tornare dalla sua famiglia e di quel bimbo che la sua famiglia non conoscerà mai, non mi abbandona.
Abbiamo ripetuto, esattamente, lo stesso percorso della volta scorsa, ma non dovendo più fare molte foto, sono riuscito a godermi ed apprezzare maggiormente lo spettacolo davanti ai miei occhi. Abbiamo impiegato meno tempo per il tour, essendo solo in cinque, verso le ore 17 eravamo già di ritorno.
Stanchi, scossi ed affamati, ci siamo fermati a mangiare in un ristorante sulla strada. Ci siamo fidati di Walter ed abbiamo ordinato il piatto tipico del posto: il Kakik. Si tratta di una zuppa rossa con la carne, molto saporita ed un pò piccante accompagnata da una grossa coscia di "tacchino"????? ed una palla di riso bollito. Al posto del pane ci hanno servito alcune "panette" di mais bollente avvolte nelle sue foglie dorate.
La pioggia ci ha accompagnato tutto il pomeriggio, nella foresta.
Arrivato in camera, oltre che bagnato mi sentivo sporco, sudato ed infreddolito.
Walter ci aveva comunicato che avremmo avuto l'acqua calda ed io, che non godo di questo privilegio da più di un mese, non vedevo l'ora di fare una doccia.
Sono stato "sfortunato": credo fosse più calda l'acqua delle cascate di quella che è uscita dalla doccia! Ho provato in tutti i modi a muovere il rubinetto e l'interruttore che avrebbe dovuto determinare il "calore" dell'acqua con un unico risultato: le luci della stanza perdevano intensità!
Mi sono lavato velocemente, dicendo molte parolacce sotto quel getto d'acqua gelida e mi sono rivestito.
Al bar del piccolo casolare ho bevuto una tazza di cioccolata calda chiacchierando con Martina e Susy: avevano un'espressione felice e rilassata e mi hanno raccontato di come si sono godute una lunga doccia calda dopo tutta quell'umidità nella foresta.
Walter ci ha raggiunto e, insieme abbiamo ripassato il tragitto che ci condurrà fino a Nord del paese per poi discendere a sud-est, in Belize, disegnando un cerchio sulla mappa del Guatemala.
Ora vado a dormire. Domattina: sveglia alle 5.30, nuovo tentativo di vedere il volatile più apprezzato del Centro-America che oggi non si è presentato all'appello e poi, via..verso Semme Champay, a nord di Copan.
emozionante........
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