Quando Axo ci lasciò al porticciolo sotto il ponte di Rio Dulce, fummo sorpresi che ad attenderci non ci fosse Walter ma Jose'. Ci comunicò, sorridendo sotto i lunghi baffi scuri, che Walter aveva dovuto fermarsi nella capitale per concludere un corso sul turismo al quale sta partecipando e che lo avremmo "ripreso" tra due giorni, a Flores. Guidando, forse anche un po' troppo lentamente, Josè ci portò fino alla Finca ecologica di Ixobel, 5 km a sud della citta` di Poptun.
Quando arrivammo, era già buio ed un ragazzo canadese ci accolse alla reception per accompagnarci alle nostre abitazioni. Lavora lì solo da un mese e parla ancora poco lo Spagnolo. Si impegnava talmente tanto che grondava di sudore mentre ci spiegava il funzionamento di quella finca immersa nella natura, dove appositamente la luce elettrica era ridotta al minimo.
Muniti delle nostre piccole pile a dinamo, ci inoltrammo nel grande parco oscuro dove erano disposte una decina di palafitte in legno costruite a circa quattro metri dal suolo. Il piccolo canadese cominciò a correre a destra ed a sinistra cercando le nostre che trovò dopo una decina di minuti.
Quella di Susy e Martina era grande e confortevole con due letti spaziosi, a due piazze, coperti dalle zanzariere. Il bagno, privato, era la piano di sotto e, per essere stato costruito lì, era molto curato ed arredato in modo raffinato.
Giunto nella mia stanza, rimasi un po' perplesso e deluso: la porta d'entrata, in cima alle anguste scale di legno, era alta circa 1,60 m. e, visto che ero completamente al buio, dovetti prestare molta attenzione a dove mettevo i piedi. La stanza era di circa 10 m^, forse meno. C'erano un letto a castello ed un piccolo tavolino di legno.
Il ragazzo mi lasciò alla luce debole di una piccola candela bianca e mi avvertì che i bagni si trovavano a 40 metri di stanza.
Più tardi, passai a chiamare le mie amiche per la cena ma, avendo notato un po' di paura sulle loro facce mentre, prima, camminavamo al buio, decisi di far loro uno scherzo.
Andai sotto la la loro palafitta e cominciai a dare , con la mano aperta, forti colpi sotto il pavimento e sulle pareti delle casa.
Dalla stanza provenivano risate isteriche ed urla dopo ogni colpo.
Sentii pronunciare il mio nome diverse volte, ma non risposi e, senza farmene accorgere scomparii nel buio, in mezzo agli alberi e tornai, dopo una decina di minuti, da un'altra direzione, con la pila accesa.
Ancora oggi mi chiedono se sia stato io, ma ho sempre negato.
Dopo l'abbondante cena al buffet del ristorante, andammo al bar vicino alla laguna che fa anch'esso parte della finca. Acoltammo un po' di musica e ci divertimmo con qualche gioco da tavolo nel dehor illuminato dalla luce delle candele.
Fuori, alcune ragazze evevano preparato un grande falò intorno al quale avevano disposto tronchi d'alberi a mo' di sedie. La serata si concluse con la splendida vista del cielo stellato. In quell'oscurita` le stelle brillavano come le lampadine di un presepe.
Il mattino successivo visitammo il grande sito Archeologico di Tikal, salendo in cima a tutte le strutture accessibili e scorgemmo le punte dei templi che sporgevano dall' immensa foresta come se tentassero di catturare un raggio di sole.
Grandi scimmie si dondolavano da un ramo all'altro degli alberi centenari producendo strane grida come se fossero infuriate. Incontrammo, per pura fortuna, un archeologo, amico della nostra guida. Costui ci porto` a visitare una piccola costruzione ancora in fase di restauro dove l'accesso al pubblico era vietato.
I lavori procedevano lentamente, stavano riportando in superficie gli affreschi presenti sulle pareti di una antica abitazione, probabilmente appartenuta ad un nobile.
Il sito fu scoperto nel 1848 ma le esplorazioni scientifiche cominciarono solo nel 1881. I 550 km^ anticamente completamente disboscati, sono ora ricoperti di verde ed e` difficile stimare quante siano ancora i reperti sotterrati dalla flora.
Trascorremmo il pomeriggio nella localita` chiamata El Ramate: è un piccolo villaggio affacciato sulle sponde del lago Petén Itsia.
Dopo aver ordinato il pranzo, come sempre molto tardi, ci tuffammo dal molo in legno e godemmo di tutta la tranquillità rinfrescante del lago, meritata dopo le faticose scalate delle piramidi Maya. Tra chiacchiere e risate, il pasto durò più del previsto. Lasciai Martina e Susy scherzare con il pappagallo verde smeraldo appollaiato vicino al nostro tavolo e tornai sulla punta del molo.
Nello spazio aperto, il sole infuocato si avvicinava, lentamente, alle acque della laguna colorando il cielo di arancione, le nuvole di rosa, sluccicando le mille onde del lago increspate dal vento.
Rimasi da solo a godermi quello spettacolo per tutto il tempo necessario per liberare la mia mente.
Sentivo i muscoli rilassarsi , il sangue rallentare la sua corsa e l'aria profumata espandersi nei polmoni.
Chiusi gli occhi e cominciai a volare con gli uccelli che perlustravano quel lago infinito. Fluttuavo nell'aria, ascoltavo il silenzio.
Le ali mi portavano lontano, verso l'orizzonte, verso quella palla di fuoco ormai pronta a spegnersi nell'acqua.
Ci sistemammo in un motel nella piccola isola di Flores sulla sponda ad est del lago, collegata alla città di Sant'Elena con un ponte.
Passeggiamo nel centro e ci fermammo a guardare una trentina di ragazzi che stavano preparando una coreografia, nella piazza centrale, in cima alla collina.
Le strade piccole ed un po' dissestate erano deserte e la poca vita notturna si concentrava in piccoli bar e ristoranti, lungo la costa. La notte era calda, l'aria era umida ed il cielo stellato. Sapevamo che in camera, senza l'aria condizionata, avremmo patito il caldo e, così, comprammo ancora da bere e qualche stuzzichino e ci sedemmo su di una panchina.
Martina era seduta al mio fianco e Susy, con le gambe incrociate, sedeva sul muretto della passeggiata, con le spalle rivolte alla spiaggia. Discutemmo per ore di uomini, donne, amore, gelosia, tradimenti, rispetto e di tutti gli aspetti che riguardano una relazione amorosa. Fu una discussione animata e divertente dove, solo contro due cervavo di difendere i rappresentanti del mio sesso.
Non ci accorgemmo del trascorrere del tempo ed ebbi la possibilità di conoscere più a fondo le mie splendide compagne di viaggio.
Dovetti ricredermi sulla prima impressione che avevo avuto conoscendole: Martina non è così tranquilla e pacata come mi era sembrata e Susy non così spensierata . Martina è uno spirito libero e dice sempre quello che pensa; le piace la sua vita ed ama molto la sua indipendenza.
Proposi, nuovamente, il bagno notturno : l'aria cominciava a rinfrescarsi , erano quasi le cinque del mattino e l'acqua tiepida risultò molto invitante.
Martina decise di andare a riposare un po' ed io e Susy rimanemmo soli, a nuotare fino all'alba.
........Il tempo di una doccia e, preparato gli zaini, ripartimmo con Walter che aveva viaggiato tutta la notte, in pulmann, per raggiungerci.
Qué pedazo de ca"?&*!!! Martina y Susi se cagaron de miedo con tu "forti colpi sotto il pavimento e sulle pareti delle casa"!!!
RispondiEliminaYa vendrás a Barcelona....