Oggi e´ la festa della Befana e finalmente un po' di ¨clima natalizio¨ sono riuscito a trovarlo. Ho accettato l'invito di Marcos a venire a San Cristobal De Las Casas, nello stato di Chiapas. Lui e´ venuto a trovare i due fratelli, il padre, ed a passare un po' di tempo con il terzo dei suoi 4 figli, il piccolo Mateo di 4 anni, che vive qui con la madre.
Passai la sera di Capodanno a casa di Marcos con i suoi figli ed un sacco di amici: non facemmo niente di speciale, ma fu molto intimo e divertente.
In totale eravamo 25, bambini compresi, mangiammo su di una lunga tavolata in giardino e poi facemmo diventare la piccola terrazza una pista da ballo fino alle prime ore del mattino. Con la paura che i due grandi vassoi di carne cucinata come spezzatino e arrrosto comprata in un ristorante, la pasta, i fagioli, le tortillias, le patate e la frutta, non fossero sufficienti per sfamare tutti i commensali, Marcos mi prego´ di cucinare una pasta ¨all'italiana¨. Il problema fu che a mia disposizione avevo semplicemente: olio di semi, 1 kg di passata di pomodori, una latta di funghi champignon in salamoia, una cipolla, un po' di origano ed un kg di fusilli. Non potei essere molto creativo, ma risultato finale fu apprezzato e qualcuno fece addirittura il bis.
Dopo la festa andai a dormire mentre Marcos ed alcuni amici decisero di continuare fino al tardo pomeriggio del giorno successivo.
Rimasi, quindi, l'unico nelle condizioni fisiche e mentali per poter guidare e decisi, così, di iniziare l'anno nuovo con un bel viaggio in macchina in giro per il Mexico. Non avrei guidato per tutti i 560 km che ci separavano da San Cristobal, ma sicuramente per almeno la meta´ del tragitto, dando la possibilita´ a Marcos di recuperare qualche ora di sonno.
Sistemate le valigie nel portabagagli, ancora mi domando come, vista la quantita´, salimmo in 7 sulla piccola Pegeout 206 nera, di Marcos. Io al posto di guida, Marcos al mio fianco ed in mezzo a noi, sopra ad un cuscino sistemato tra la leva del cambio e quella del freno a mano, la piccola e bella Jaztiri, di 9 anni. Sui sedili posteriori, schiacciati come sardine, la pro-zia, la nonna, Santiago, di 11 anni, fratello di Jaztiri e Claudia, un'amica di Marcos.
Le due sorelle, ancora molto giovani di aspetto e di animo, la sera prima furono le due protagoniste delle festa, portando i loro cinquant'anni con molta disinvoltura e manifestando ancora tanta voglia di divertirsi.
Dopo 2 ore di curve pericolose e di dossi imprevisti, spesso non segnalati, che mi constringevano a brusche frenate, nei pressi di Salina Cruz ci immettemmo nella cosi´ detta ¨autopista¨, ovvero autostrada. E' composta da due grandi corsie, una per direzione, separate da catarifrangenti che, illuminati dai fari la trasformano in un'infinita pista di atterraggio. Quasi completamente priva di curve, e di illuminazione, ci avrebbe condotto fino al confine tra lo stato di Oxaca e quello del Chiapas. Il lungo e noioso rettilineo fece cadere, dopo pochi minuti, i miei passeggeri mexicani in un sonno profondo ed io mi ritrovai solo, alle 2 del mattino, a guidare nel mezzo del deserto mexicano, con l' unica compagnia di un cd di musica elettronica. Passammo attraverso ad una zona chiamata ´´La Ventosa´´: completamente pianeggiante ed arida, immersa nelle distese di sabbia dalla quale spuntano pietroni ed arbusti. Lì, il vento raggiunge velocita´ molto elevate e la sua forza e´ in grado di ribaltare un tir in movimento, cosa che succede abbastanza di frequente. Dovetti diminuire, notevolmente, la velocita´ per cercare di mantere il controllo della macchina che si spostava verso destra come se all'improvviso scivolasse su piccole lastre di ghiaccio; in più schivare i rami che mi attraversavano la strada.
Quando inizio´ il tratto montuoso dopo il confine, Marcos aveva dormito per quasi 4 ore e si senti´ abbastanza riposato da mettersi alla guida. La cosa mi sollevo´ e pensai che mi sarei potuto riposare per un po´.
Mi sbagliavo: per lasciare che la zia si sgranchisse un po´ le gambe, mi ritrovai seduto dietro, appoggiato su di una sola metà del fondoschiena, il braccio destro schiacciato contro al finestrino e quello sinistro, obbligatoriamente, sulla gamba destra di Claudia. Non ebbi la possibilita´ di vedere niente del paesaggio che mi circondava, semplicemente il viaggio si trasformo´ in una lunga attesa per arrivare a destinazione.
Solo quando arrivammo a Tuxtla, la capitale, rimasi abbagliato dal tappeto di luci disteso ai nostri piedi, del quale non si riusciva a vedere la fine. Salutammo e lasciammo la pro-zia e la nonna in una casa in periferia della citta´. Comincio´ a fare giorno, ed io, assicurato da Marcos che ormai non mancava molto, feci l'ultimo sforzo per riuscire a rimanere sveglio.
Risalendo le lunghe e larghe curve dell'autostrada, osservai la grande citta´ di Tuxtla scomparire lentamente sotto un sottile foglio di nuvole bianche, come protetta dal freddo delle montagne. Da 700 m di altura, arrivammo fino ai 2200 m della citta´ di San Cristobal. La temperatura esterna, indicata da numeri digitali sul cruscotto, scendeva rapidamente, come un conto alla rovescia, fermandosi a 11 gradi centigradi. Alle 8.00, appoggiai la testa sul freddo cuscino del letto di casa di Marcos e mi risvegliai nel primo pomeriggio.
La casa e´ molto grande, la facciata esterna, ancora da ristrutturare, non rispecchia per niente gli interni accoglienti e curati nei dettagli. I 200m quadri dell'appartamento sono suddivisi in: tre camere da letto, di cui una dotata di bagno privato con tanto di vasca idromassaggio, un altro bagno e poi la parte che mi piace di piu´: la grande sala con un tavolo di vetro, un grande e comodo divano, due poltrone ed un caminetto in pietra. La cucina e´ in legno scuro, completamente aperta e separata dalla sala solo da un bancone. Pulita, accogliente e ben arredata, ha superato decisamente le mie aspettative.
Mangiammo pranzo alle 4.30 del pomeriggio a casa di Victor, uno dei due fratelli, insieme al padre, alla moglie ed alle loro due splendide bambine. Dopo una passeggiata nel centro ed una visita al mercato dell'artigianato, dove comprai sciarpa e cappello, andammo tutti insieme al cinema a vedere ¨Avatar¨, l'ultimo capolavoro fantascentifico in termini di effetti speciali.
Jatziri e Santiago rimasero a dormire dagli zii mentre io, Marcos e Claudia ci immergemmo nella vita notturna della citta´. Guidati da Marcos, che ha vissuto a San Cristobal tutta la vita fino a pochi mesi fa, prima di decidere di trasferirsi al mare, facemmo il giro di 4 locali, ritornando a casa alle 7 del mattino. In ognuno di questi il mio amico era accolto come una star e passava la maggior parte del tempo a salutare vecchi amici, compagni della squadra di football americano ed ex-ragazze. Ogni locale, aveva stile, clientela, musica e caratteristiche diverse, per accontentare ogni tipo di clientela. Mentre sorseggiavo una birra e parlavo con Claudia al bancone del bar ¨Revolution¨ , nella via principale di San Cristobal, notai tra la gente una faccia conosciuta. Mentre mi stroppicciavo gli occhi e cercavo di mettere a fuoco quell'immagine, quell'uomo si volto´ verso di me e con un' espressione, forse ancora piu´ stupita della mia, si diresse verso di me. Era Jan Paul, il francese, mio vicino di stanza per i miei primi giorni a San Pedro la Laguna, sul Lago di Atlitan; colui che mi presento´ il mio caro amico Fredy, mi invito´ alla gita a cavallo e mi diede tante informazioni utili sulla vita nel paese. Dopo un giro in Guatemala ed una sosta di 2 settimane a Citta´ del Mexico, ha preso una stanza per 1 mese qui a San Cristobal dove e´ alla ricerca di un'attivita´ e dove, forse, ha deciso di rimanere.
ciao bastardo!
RispondiEliminaio e la manu ti salutiamo forte...
siamo in francia, savoia, avoriaz...
sai com'è a noi ci piacciono il freddo e la neve :P
spacca tutto
sentiamoci presto
ah già...buon 2010
G&M