Ieri sono andato a SANTIAGO SACATEPEQUEZ, un villaggio a pochi km dalla capitale, con Rocìo e due dei suoi figli, Joaquín e Monserrate.
La festa di Halloween della sera prima fu un po' deludente, perche` all'una di notte, la polizia nazionale, vietava l'entrata in qualsiasi locale gia` gremito di gente. Io ed i miei amici arrivammo tardi, perche` eravamo stati ad un festa privata della sorella di Estevan, un collega di Rocìo, che festeggiava la fine della scuola superiore. Il cibo era buonissimo, con sapori molto simili alla cucina italiana, e dopo la cena comincio` la discoteca, nella piccola pista a lato dell'ampio giardino addobbato con fiori e palloncini verdi. L'atmosfera era molto allegra e tutti ballavano al ritmo di reggaeton e musica latina. Lucia, la ragazza con la quale eravamo venuti in macchina, senza rendersene conto, aveva bevuto qualche bicchiere di troppo di quei cocktails a base di Bacardi che ci venivano serviti in continuazione al tavolo. Cosi` decisi di guidare io il vecchio PK nero, dalla Ciudad Vieja al centro di Antigua. Dopo i primi minuti necessari per prendere confidenza con il mezzo, in condizioni non del tutto ottimali e con numerosi dossi lungo le strade, cominciai a provarci gusto, a guidare, cosa che non facevo da molto tempo.
Ci volle quasi mezz'ora per trovare un parcheggio, le strade erano affollate di vampiri, streghe, fate, teschi, zucche,... e maschere di ogni tipo. Gli statunitensi avevano dato sfogo alla loro fantasia travestendosi nei modi piu` stravaganti e divertenti. I poliziotti, armati di fucili, presidiavano le entrate dei locali, mentre la festa si svolgeva per le strade chiuse al traffico. Passammo da un bar all'altro, finendo con il comprarci da bere in un chiosco e sederci su di un marciapiede. Riuscimmo, dopo diversi tentativi, ad entrare in un ¨after¨ verso le 3 del mattino. Il locale era semplicemente un cortile poco illuminato di una casa in via di demolizione, con delle enormi casse per la musica ed un dj che lasciava molto a desiderare. La serata si concluse con un po' di rammarico da parte di tutti.
Mi svegliai alle 7.00, disturbato dalle mie tre, rumorose, nuove vicine di stanza americane.
Cambiati due pullmanns, riempiti di gente fino all'ultimo cm cubo di aria, io Rocìo ed i suoi figli arrivammo a SANTIAGO SACATEPEQUEZ, dove era in corso la fiera degli aquiloni nel ¨Día de Todos los Santos¨. Percorremmo a piedi la lunga via in centro della piccola cittadina, 3 km di strada pedonale , costeggiata da infinite bancarelle. Gli aromi speziati del cibo cucinato sul momento impregnavano l'aria di sapori tradizionali. Era possibile mangiare praticamente di tutto, dolci, biscotti, carne e pesce alla brace, verdure, zuppe, pizza.... tutto dall'aspetto molto invitante, non di certo per i piu` schizzinosi.
In molte bancarellle vendevano artigianato, prodotti tipici ed abbigliamento a prezzi davvero stracciati. Facendoci spazio tra la folla e con un'attenzione particolare a non perdere i bambini, arrivammo alla fine della passeggiata.
Sul palco allestito nella piazza asfaltata era in corso un concerto di Marimba: gli appartenenti alla banda erano circa una decina di uomini e la musica era cosi` amplificata da poterla sentire a centinaia di metri di distanza. Si esibirono anche due fratelli, uno di 7 e l'altro di 9 anni esaltando il pubblico con assoli di batteria degni di veri e propri piccoli prodigi. Il passaggio per entrare nel cimitero era sotto ad un piccolo arco rosso. Le persone erano schiacciate l'una con l'altra in quella strettoia, molti si erano fermati ad osservare ed ascoltare il Ministro della Cultura che porgeva i sui saluti alla Regina degli Aquiloni. Tenendo per mano i bambini e spingendo la massa di gente che avanzava lentamente, come la lava del Vulcan de Pacaya che avevo visto qualche giorno prima, riuscimmo a fatica a passare ed a entrare nel grande cimitero.
Rimasi abbagliato dalla vista dei 6 aquiloni appoggiati a lunghi pali in legno posti in fondo alla discesa del piazzale zeppo di tombe. Costruiti con le strutture in legno e le tele di cartapesta, raggiungevano un diametro di almeno 30 metri.
Sulla carta, colorata a mano, erano raffigurate le immagini di persone, fiori, animali, simboli, con significati ben precisi dedicati ai defunti. Facendo volare gli aquiloni, in quel giorno speciale, si poteva entrare in contatto con i morti e mandar loro un messaggio. Le migliaia di persone presenti si erano appostate sulle tombe, alcune fatte di cemento, altre di pietra o terra e, senza alcun riguardo, le calpestavano, ci si sedevano sopra e facevano pic-nic, come se fossero al parco. Inizialmente mi sembro` una mancanza di rispetto verso i defunti, poi pensai che era la festa dedicata a loro e la gente semplicemente li stava rendendo partecipi festeggiando nel luogo dove erano sepolti. Mi augurai solo che il giorno successivo, qualcuno fosse stato incaricato di ripulire e riordinare quel sudiciume che si era formato tra una lapide e l'altra. Il cielo era ancora spoglio di colori ed il vento molto debole, cosi` decidemmo di andare a pranzare nell'attesa dell'inizio della manifestazione.
¨Matteo, hai tu il mio portafoglio!!??¨ mi grido` Rocìo mentre camminava alle mie spalle. ¨Io? No, perche` dovrei avere il tuo portafoglio?! Che cosa e` successo?¨, le risposi voltandomi verso di lei ed instintivamente stringendo piu` forte la piccola mano di Joaquín che era al mio fianco. Aveva gli occhi lucidi e sbarrati, il colore della sua pelle cambio` in pochi istanti, impallidendo. Con un nodo in gola, mi disse rassegnata:¨Me l'hanno rubato!!¨.
Con un coltello ben affilato, le avevano tagliato la borsa di stoffa e, senza che lei se ne accorgesse, sfilato con destrezza e velocita` il portafoglio contenente tutti i suoi soldi , documenti e carte di credito. Quasi piangendo, inizio` a fare un giro di telefonate accovacciata su di una sbiadita lapide gialla, per bloccare le carte, mentre Monserrate cercava amorevolmente di consolarla offrendole il suo borsello contenente i 50 qtz che la sera prima, con fortuna, aveva trovato in mezzo alla strada nei pressi di casa sua.
Mi fece molta pena e provai rabbia per quello che le avevano appena fatto. Mi sentivo impotente, non potevo fare niente per aiutarla e sapevo bene che non si sarebbe mai potuto sapere chi era il colpevole del furto.
Walter, qualche giorno fa mi aveva avvertito di non portare passaporto o carte di credito, ma solo i soldi necessari per passare la giornata, sapendo bene che a feste come queste , episodi di questo genere sono all'ordine del giorno.
Ammirai molto la forza d'animo che ebbe la mia amica Rocìo nell'affrontare l'accaduto, dopo essersi assicurata che le carte di credito erano bloccate e dopo un pranzo a base di carne alla brace in un piccolo ristorantino sulla strada, il sorriso torno` sul suo viso e senza rovinare la festa a nessuno si sforzo` di non pensare al danno che le era stato ingiustamente procurato. Tornammo al cimitero dopo il pranzo, comprai due aquiloni per Joaquín e Monserrate e riuscimmo ad accaparrarci il tetto di una tomba familiare costruita in cemento azzurro, alta piu` di 2 metri.
Il cielo era arricchito da aquiloni di tutti i colori, forme e diminensioni. Qualcuno si innalzava a centinaia di metri di distanza, ad altezze spropositate.
Quelli dal diametro di 30 metri, non provarono nemmeno ad alzarli, forse a causa del vento insufficiente; pero`, qualcuno dal diametro di 5, fu issato nel cielo da una decina di uomini che tiravano con forza delle funi lunghissime. Questo evento era sempre accompagnato da un boato della folla e da un caloroso applauso da parte di tutta la piazza. Era stupefacente veder volare quei ¨fogli¨ di cartapesta cosi` grandi nel cielo ed ammirarli arrivare fino a quasi toccare le nuvole con la sua lunga coda colorata. La gente saltava da un tetto all'altro delle tombe, mangiava, beveva, rideva e faceva a gara a chi portava piu` lontano il suo ¨messaggio¨, tutto questo in un luogo dove per tutti gli altri giorni dell'anno, regna la tristezza e la malinconia per le persone care che non ci sono piu`.
I pulmanns, per il ritorno, erano incredibilmente ancora piu` gremiti , ma fortunatamente riuscimmo sempre a trovare un posto per sederci.
Mi divertivo a guardare il bigliettaio che, con la pancia che strabordava dalla camicia rossa, si faceva largo, con fatica, tra i passeggeri per raccogliere i soldi da tutti.
A volte gli toccava scavalcare i sedili e, quasi, calpestare qualcuno.
Si scusava in un modo per niente convincente, quasi di prassi, ma esibendo un'agilita` eccellente per il suo fisico per nulla altetico.
Scoprii che, con i bambini, non si paga in base al numero di persone, ma a quello dei posti che si occupano: all'andata furono 3 (un intero sedile), al ritorno, tenendoli entrambi in braccio, solo 2.
Mi e` dispiaciuto davvero tanto per quello che e` successo a Rocìo, con i sacrifici che fa per allevare 3 figli da sola.
Mi e` servito per ricordarmi che l'attenzione non e` mai troppa in paesi come questi, dove, spesso, le persone rubano solo per poter mangiare.
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