E' da trenta ore che, praticamente, non esco dalla mia stanza. Dopo un'accoglienza così calorosa, San Pedro mi ha sferrato un colpo basso, senza mezzi termini, senza darmi il tempo di prepararmi e, in qualche modo, reagire. Il leggero mal di gola della prima sera si è trasformato in acuto bruciore, il mattino seguente. Ancora tutto indolenzito dalla cavalcata, ho camminato, di prima mattina, verso il centro del paese in cerca di una farmacia. Dietro il bancone c'era una ragazzina di 12 anni al massimo che, dopo avermi ascoltato con pochissima attenzione, mi ha mostrato un blister di pastiglie rosse, dicendomi che erano antifiammatori per la gola. Non c'era alcun foglietto illustrativo ed io non conoscevo il nome di quel medicinale. Non mi ha rincuorato la comparsa del suo panzuto padre che, con un'aria più da macellaio che da farmacista, mi ha spiegato che per farmelo passare, avrei dovuto cominciare, subito, una cura di antibiotici dei quali, volendo, avrebbe anche potuto vendermeli singolarmente. Ho deciso di lasciar perdere ed ho comprato una scatola di pastiglie per alleviare il dolore che non erano altro che caramelle al gusto di fragola. Ho bevuto quasi un litro di succo d'arancia, appena preparato da uno dei banchetti vicino al mercato. Ho fatto colazione, in silenzio, sulla terrazza di un
grande e vuoto ristorante guardando il lago ed il volto dell'Indio, disteso sulle montagne, di fronte a me. Ero immerso nei pensieri, ho gustato l'abbondante macedonia di frutta fresca e scritto qualche pagina di diario. Quando mi sono alzato dopo piu` di due ore, non ho più potuto ignorare il dolore alle gambe ed alla schiena ed ho capito di essermi preso l'influenza. Mentre camminavo, in salita, nei vicoli, mi sembrava di scalare una montagna; sudavo ma avevo freddo e, con fatica, avanzavo lentamente. Sono riuscito a perdermi e così, dopo aver camminato a lungo, mi sono nuovamente ritrovato al mercato, dalla parte opposta in cui avrei dovuto andare. Ho, così, preso un tuc-tuc e mi sono fatto portare in albergo, dal quale, praticamente, non mi sono più mosso. Mi contorcevo nel letto in cerca di una posizione comoda, ma senza trovarla. Pioveva forte e tirava vento. Gli spifferi d'aria fredda si infiltravano nelle fessure delle lastre di legno di cui sono fatte le pareti della mia stanza, provocando correnti fastidiose ed irritanti per le narici. A forza di soffiarmi il naso, ho fatto andare un rotolo di carta igienica screpolandomi la pelle. Non ho idea dell'ora alla quale sono riucito ad addormentarmi, circondato dal rumore della pioggia che batteva forte sul tetto, fatto da pannelli di alluminio. Al mio risveglio la situazione non era, per niente, migliorata. Sono sceso per comprare 4 litri d'acqua, vitamina C in pastiglie e biscotti la cioccolato. Mi nutro di queste cose ed ogni 6 ore prendo una pastiglia di Tachipirina per abbassare la febbre. Ho sensazioni, alternate, di caldo e freddo, mi sento come se avessi perso un incontro di pugilato. (.....avendo, però, resistito fino all'ultimo round!)
Piove da questa mattina presto ed io non so se esserne felice o meno, non mi sento di fare nulla ed ho dolori dappertutto, mal di testa, il naso anestetizzato e sono privo di forze. Cerco, in tutti i modi, di ammazzare il tempo: scrivo, leggo, faccio quei noiosissimi giochini sul cellulare, ascolto musica, ma nulla di tutto questo mi diverte un po', al contrario, mi affatica e mi stanco subito.
Posso solo aspettare, aspettare, aspettare di stare un po' meglio e di riprendere le forze.
Mi piacerebbe guardare un film, ma non c'è la televisione, mi piacerebbe avere una cucina per prepararmi qualcosa di caldo, mi piacerebbe avere una persona cara che potesse occuparsi di me, starmi vicino chiedendomi come sto.............queste, però, sono le regole del gioco, alle quali bisogna, per forza, sottostare, se si vuole viaggiare da soli.
Posso solo dire, di aver capito, per l'ennesima volta, di quanto sia importante la salute e quanto sia sbagliato e presuntuoso, darla per scontata, ritenendola una cosa dovuta e non un grande privilegio.
Scrivere mi ha fatto impegnare un po' il tempo, ma gli occhi mi bruciano e sento anche delle fitte leggere che , partendo dalla schiena, attraversano il braccio sinistro ad ogni riga.
Vuol dire che continuerò a studiare, nei minimi particolari, le lamiere grigie sulla mia testa, ad ascoltare il suono della pioggia e fare canestro, con i fazzoletti usati, nel cestino posto ai piedi del letto.
Ne ho comprato un pacco da 120 e sono già quasi a metà. In realtà sono tovagliolini, molto sottili e per niente morbidi, ma erano gli unici disponibili.
Spero, domani, di sentirmi meglio, di aver recuperato un po' le forze, almeno per uscire ed andare a mangiare qualcosa di diverso da questi biscotti di finto cioccolato.
Jan Luc mi ha già salutato, prima di partire per proseguire il suo viaggio, per ben tre volte perchè, per due volte i suoi tentativi di lasciare il villaggio sono falliti a causa del suo ritardo nello svegliarsi (le barche erano già partite) ed è, quindi, tornato sempre all'hotel. Questa volta, forse, ce l'ha fatta anche perchè....Sono arrivati altri ospiti nella camera che era occupata da lui. Ho visto passare due giapponesi, accompagnati dallo strabico uomo che indossava, ancora, la stessa camicia beige dell'altro giorno.
Ma.....fermi tutti!.....
A quanto pare la stanza non era di loro gradimento perchè sono tornati indietro dopo pochi minuti. Meglio così, non dovrò sentire le discussioni, in giapponese, provenire dall'altra stanza e forse, potrò riposare meglio.
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