Per cena, optai per il mio solito ristorante dove, in queste sere di malattia, sono stato accudito dalle zuppe di verdure di Maria e dai suoi the` preparati con foglie di melo. A farmi compagnia, durante i pasti, c'era sua figlia Rosa. Il ristorante si trova in fondo alla salita della strada che dal mio hotel arriva fino in centro; una grande scritta: ¨PACHA MAMA¨, dipinta sul muro di una casa in un rosso sbiadito, ne indica l'entrata. E' molto diverso da quelli turistici vicini al porticciolo o lungo quella che Janluc chiamava ¨la calle de los gringos¨ perche` popolata quasi solo da statunitensi.Il ristorante Pacha Mama, da` la sensazione di trovarsi a mangiare a casa di uno dei tanti personaggi che camminano per le srade di San Pedro. Suddiviso in tre ¨sale¨, ovvero piccoli spazi in cemento con in mezzo tavolini in legno e sedie di plastica, ricorda molto quelle vecchie osterie, come quelle dove il ¨Gatto e la Volpe¨ escogitavano un piano per catturare Pinocchio, dissetandosi con grandi boccali di birra che agitavano distrattamente ed in modo grossolano nell'aria, rovesciandola ovunque, ma lasciando magicamente i bicchieri sempre colmi. Ho impressa, nella mente, quella scena del film della Disney, fin da bambino che, non so come, riusci` a trasmettermi la passione per tutti i locali dall'aspetto rustico, siano essi bar, hotel, locande, ristoranti...
Una delle sale si trova in cima alle pericolanti scalette in legno ed offre una ottima vista sul lago. Dato il mio migliore stato di salute, ordinai il pollo alla piastra, accompagnato dalla salsa di guacamole, patatine fritte e riso in bianco, e bevvi una limonata per disinfettare la gola. Nell'attesa che Maria mi preparasse la cena, sua figlia Rosa, di 9 anni, venne a sedersi al mio tavolo e l'aiutai a scrivere una lettera indirizzata a me, dove lei mi chiedeva se ero guarito, mi cantava una canzone ed anticipava gli auguri di Natale con disegni sul retro del foglio. Fu molto carina nei miei confronti, la riscrisse per ben due volte per consegnarmela con la migliore ortografia. Quando me la cosegno` , mi sorrise assotigliando i piccoli occhi a mandorla ed alzando le braccia per abbracciarmi. Non mi aspettavo un gesto cosi` affettuoso, mi chinai e le porsi una guancia. Lei stringendomi forte al collo, mi diede un bacio e riusci` a donarmi un momento di gioia e di affetto che mi riempì il cuore.
Stanco della lunga giornata, dopo una passeggiata nelle viuzze deserte e poco illuminate del paese, mi diressi verso casa. Fui attirato dalle grida di una piccola tifoseria e dai fischi di un arbitro. Nel piazzale dietro al mio hotel, si stava svolgendo un torneo di calcio a 5 su di un campetto di cemento. Il pubblico sedeva intorno al campo o sulle gradinate improvvisate ed applaudiva ed esultava ad ogni gol. Assistii a due partite di calcetto a livello amatoriale, molto infuocate ma allo stesso tempo, molto corrette. Gli arbitri erano due, indossavano delle divise che li definivano essere Federali e mostravano una certa esperienza. Credo che fosse addirittura vietato dire parolacce sul campo da gioco, perche` non ne sentii dire nemmeno una, per lo meno in spagnolo, ma solo qualche innocua imprecazione.
I giocatori si davano indicazioni tattiche alternando indifferentemente lo spagnolo e la loro lingua maya, ¨TZ'UTUJIL¨, che in questa zona, continua ad essere tramandata in tutte le famiglie . Al torneo partecipava anche David, il ragazzo che possiede l'internet-point vicino a casa mia, con il quale ho gia` stretto amicizia. La sua squadra, che indossava la divisa del Barcellona, perse 6 a 4, a causa di un disastroso primo tempo dell'inesperto e buffo portiere. Ma la cosa che mi diverti` piu` di tutte, non fu tanto vedere le partite o le eroiche gesta del portiere che si rotolava a terra cercando di afferrare il pallone con un paio di guanti di almeno tre taglie piu` grandi, ma furono invece gli intervalli fra un tempo e l'altro e tra le due partite a rivelarsi interessanti. Appena l'arbitro decretava con un fischio i minuti di riposo per le due squadre praticamente, tutto il pubblico eccetto le donne e gli anziani, si precipitavano in campo dando vita al caos piu` totale: una massa di persone, con una trentina di palloni, giocavano singole partite di calcio, basket, pallavolo ed altri sports ancora sconosciuti in Europa, nella completa confusione. I palloni volavano senza una meta precisa ed i giocatori li seguivano correndo, spesso scontrandosi tra loro o ricevendoli sul naso. Io ridevo sotto i baffi nel vedere quel formicaio impazzito che si disperdeva in pochi secondi al segnale del fischio che segnalava l'inizio dell'incontro.
Mentre scrivo queste righe, sono stato interrotto da Terry, una signora dai lunghi capelli ricci color bianco perla, che urlava il mio nome alle mie spalle. Mi sono chiesto come potesse saperlo e perche` lo stesse gridando rivolta verso il lago. Finche` non e` spuntato da dietro un albero un ragazzo di circa la mia eta`. Io non sapevo di trovarmi seduto in riva al lago all'interno della proprieta` della signora americana, dove un mio ononimo, stava tagliando le erbacce con un grande macete. Ho approfittato dell'occasione per fare la sua conoscenza. Abbiamo commentato a lungo lo stato di inquinamento delle acque del lago che ormai hanno assunto un colore marrone. E` l'argomento sulla bocca di tutti nelle ultime due settimane. Sembra che di punto in bianco, il lago abbia deciso di non volere piu` di tutta la ¨merda¨ gettata irresponsabilmente dagli abitanti dei villaggi, e la stia risputando fuori, portandola in superficie. Molte persone, in questo momento, nei laboratori del Guatemala e degli Stati Uniti stanno analizzando l'origine e la composizione di questo batterio, valutandone la pericolosita` ed ipotizzando strategie per eliminarlo.
Terry mi ha detto di possedere uno dei tanti piccoli hotel immersi nel bosco in riva al lago qui, a San Marcos, e di non vivere molto lontano da lì. Mi ha chiesto se avrebbe potuto interessarmi vedere una camera, che di solito dava per 100 qtz a notte, ma che avrebbe potuto darmi per 80. Accettai l'invito, per semplice curiosita` e ne valse la pena. Le camere sono spaziose, provviste anche di soppalco, con grandi letti matrimoniali ed accoglienti bagni. Totalmente diverse dalla mia semplice camera a San Pedro. L'ambiente e` molto tranquillo e rilassante, completamente immerso nella natura. Mi ha poi accompagnato a vedere casa sua ed e` stato per quello che ne e` valsa la pena! Un piccolo sentiero tra le piante di caffe` ci ha condotto in un vasto giardino di fiori e piante circondato dal bosco. La sua casa è disposta su tre piani, è costruita, interamente, in legno tra due grandi alberi. Come una palafitta a 10 metri di altezza è perfettamente mimetizzata con l'ambiente circostante, sembra la casa di qualche personaggio del film ¨Il Signore degli anelli¨. Ho fatto qualche foto, l'ho ringraziata per la sua infinita gentilezza e, chissa`, forse un giorno tornero` a trovarla. Quello che posso fare, e` sicuramente consigliare a chi cerca un po' di pace e tranquillita`, di venire qui a San Marco, il villaggio dei centri di meditazione, massaggi e yoga. Consiglio anche di fare la conoscenza di Terry e di dormire qualche notte nel suo hotel che non poteva possedere un nome piu` appropriato : "IL BOSCO INCANTATO".
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